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GIPSY FILIPPINE, MERAVIGLIE SOTTOMARINE (E NON) DI CEBU E SIQUIJOR

Dopo due settimane dal nostro arrivo Manila possiamo dire che le Filippine ci hanno già pienamente e incondizionatamente conquistati: siamo a metà del nostro viaggio ma già sappiamo che i 30 giorni disposizione non ci basteranno. Ci chiediamo quindi: perché non provare a cambiare il volo? Mandiamo fiduciosi richiesta a Last-minute, con cui abbiamo prenotato il volo per il Messico, e ci dedichiamo nell’attesa alla scoperta di Cebu, sempre in compagni di Armanda e Andrea con cui viaggiamo ormai da 10 giorni, più un secondo Andrea, altro simpatico viaggiatore pugliese aggiuntosi al gruppo.

Atterrati a Lapu-Lapu, il secondo aeroporto nazionale, prendiamo un bus che ci porta a un centro commerciale da cui poi prendiamo  un jeepney, i coloratissimi furgoncini che fungono da trasporto pubblico nelle città, fino al South Terminal di Cebu. Fermarci in città non ci interessa, Cebu è una cittadona grigia e trafficata priva di fascino ai nostri occhi golosi di verde ed azzurro, quindi vogliamo arrivare già entro sera alla prossima tappa, Oslob. 

Oslob è una piccola cittadina di pescatori al sud di Cebu, diventata famosa negli ultimi anni grazie a dei visitatori molto speciali: gli squali balena. Questi enormi, affascinanti e inoffensivi animali passavano spesso in queste acque durante le loro migrazioni, attirando la curiosità di locali e turisti, fino a che dei pescatori non hanno iniziato a nutrirli, rendendosi conto che questo li faceva restare in zona. Oro per le loro tasche, dato che questo alimenta un flusso ininterrotto di visitatori, che giungono qui in massa e felici di pagare i 1000 pesos richiesti per nuotare 30 minuti con i giganti gentili. Eravamo un pò in dubbio se essere parte o meno di questo “circo”: è vero che gli squali balena sono liberi e assolutamente non maltrattati ma il fatto di nutrirli per tenerli in zona alterando i flussi migratori…beh proprio etico non è. D’altra si tratta di un’esperienza davvero difficile da avere in natura…e siamo qui…quindi decidiamo di provare.

Arriviamo a Oslob verso le 20 dopo 6 lunghe ore di bus (circa 5 euro) e prendiamo la camera prenotata on line poco prima. Purtroppo già a quest’ora trovare del cibo è un’impresa e siamo praticamente digiuni dal mattino. Fame. L’affittacamere dove siamo avrebbe in teoria anche un ristorante ma già alle 20.15 non è più possibile ordinare nulla, e intorno è tutto chiuso. Di fronte alla nostra disperazione, ci viene concesso un pugno di riso con due uova e una specie di salsiccia locale dolciastra. Sigh. In momenti come questo una pasta al pomodoro è un vero e proprio miraggio. Ecco, questo è uno dei “lati oscuri” del viaggiatore on the road. Lato positivo? Non mi sentivo così bene in costume da quando avevo 16 anni.

La mattina ci svegliamo all’alba dato che il momento migliore pare essere le 6 del mattino. Caminiamo al buio verso il Whale Shark Whatching Center insieme a qualche altro turista, mentre una pioggerellina fredda ci da il buongiorno. Che sia il modo della natura di dirci che non avremmo dovuto farlo? Mah. Ad ogni modo ci mettiamo in fila e aspettiamo, ci viene dato un numero che viene chiamato dopo circa un’ora. Ci imbarchiamo con altre 6 persone su una barchetta in legno che si sposta di qualche metro dalla costa dove altre decine di barchette sono attaccate a una corda e un’addetto del centro va avanti indietro gettando cibo agli ospiti d’onore della festa. Ci buttiamo in acqua e subito un bestione di 4 o 5 metri ci passa a un paio di metri di distanza.

I primi minuti sono aggrappata alla barca come un geco, i pescioni saranno anche buoni come il pane ma sono decisamente fuori misura!! Superato però il timore mi rilasso quel tanto che basta da osservarli con calma e…sono bellissimi. Ognuno ha un manto differente, nel disegno e nel colore, ed hanno un’aria indifesa e maestosa allo stesso tempo. Siamo così affascinati che quando veniamo richiamati alla barca sembrano passati 5 minuti, altro che 30! Ma una nuova barchetta deve prendere il nostro posto quindi usciamo dall’acqua, meravigliati ma allo stesso tempo con la sensazione di aver nuotato una specie di grande acquario. Bello eh….però….però.

E’ prestissimo, sono le 7.30, quindi torniamo all’hotel per la colazione e io, Joh e Armanda decidiamo di posticipare la prossima isola in programma, Siquijor, per passare Moalboal, al centro di Cebu, zona famosa per la presenza costante di banchi di sardine oltre che per alcune belle cascate. Salutiamo i due Andrea che si sono trovati tra coetanei compaesani e decidono di proseguire insieme a suon di festa…buon viaggio amici! Noi tre prendiamo quindi un altro bus e in circa 3 ore con pochi euro arriviamo a Moalboal. Qui sfruttiamo di nuovo il sistema di booking filippino offerto dai tricycle drivers e approdiamo a una deliziosa guesthouse, Ivonne’s Apartelle, a 5 minuti a piedi dal mare di Panagsama Beach.

Panagsama Beach ci conquista già dal primo sguardo: mentre la vicina Molaboal è un paese abbastanza anonimo e grigio, qui ricettività turistica e spirito locale si fondono alla perfezione dando vita a un piccolo villaggio con pochi ristoranti e bar affacciati sul mare a poche bracciate da un incredibile spettacolo sottomarino. Infatti, chiedendo dove poter vedere i le sardine ci viene risposto…a 2 mt dal bagnasciuga! Basta entrare in acqua di fianco al “Chilli Bar” e da li nuotare nell’acqua bassa fino al bordo del reef. Lo facciamo e…meraviglia!! Nel nulla spuntano milioni di sardine che ci circondano in banchi compatti, muovendosi all’unisono, aprendosi e richiudendosi al nostro passaggio come un unico essere argentato che danza nell’acqua. Uno spettacolo davvero incredibile.

Ma le emozioni non sono finite. Sentiamo gridare a pochi metri da noi: “shark”! Vedendo che i pochi bagnanti corrono verso il punto indicato anziché fuggire, capiamo subito che si tratta di uno dei giganti buoni conosciuti solo poche ore prima a Oslob. Accorriamo anche noi ed ecco dal blu del mare venire vero di noi il muso familiare….e quando dico verso di noi intendo venirci quasi addosso!! Cerchiamo di spostarci per non rischiare di colpirlo involontariamente o di farci colpire, il cuore batte fortissimo, è praticamente un tete-à-tete, e senza bisogno di cibo o di guide o di barchette affollate. E’ incredibile, semplicemente incredibile. E’ come se il gigante buono volesse salutarci e farci capire qual’è la vera emozione che può suscitare l’incontro con loro in natura, nel blu profondo e perfetto di questi mari calmi e caldi. Questo è un’altro di quei momenti perfetti che ti si scolpiscono nel cuore e nella mente. Quando dopo un tempo indefinito il nostro amico si allontana non possiamo credere alla fortuna, pare che qui gli incontri siano rarissimi, ridiamo e gridiamo per la gioia, facciamo poi per tornare verso riva quando…hei, quella è una tartaruga? Ed ecco che ci troviamo per una buona mezz’ora a nuotare placidamente con questa tartarughina dal guscio colorato e dagli occhi dolci, mentre lei “bruca tranquilla” tra i coralli del reef. Il mare è un mondo incredibile.

Ma Moalboal non finisce di stupirci. Il giorno dopo l’idea era vistare in autonomia le vicine Kawasan Falls, ma la stessa persona che ci ha suggerito dove vedere le sardine ci propone di fare un tour per percorrere i canyon a monte della cascate. Come già detto non siamo particolarmente pro tour, ma non è possibile passeggiare da soli nei canyon, quindi ci facciamo convincere. Anticipo che anche questa volta il tour sarà per i nostri gusti decisamente troppo una corsa, ma i canyon di Kawasan sono un posto da 10 e lode: un susseguirsi di lagunette, salti, passaggi tra le rocce, tuffi di volta in volta più mozzafiato… 2, 4, fino a 12 metri di adrenalina giù dentro pozze blu zaffiro circondate dalla solita natura da cartolina. Joh e Armanda non mancano un salto, io che sono notoriamente più fifona mi limito ai 4 metri, oltre non oso, basti dire che al mio tuffo più alto sono talmente tesa che…salto coni miei preziosi occhiali da sole-vista in testa. Persi per sempre. Adieu. Spero possa valere come una monetina buttata con il buon auspicio di tornare un giorno in questi luoghi magici.

Moalboal ci piace tanto che decidiamo di restarci un’altro giorno, che dedichiamo in toto allo snorkeling: andando un paio di km verso nord sulla spiaggia, quando c’è alta marea ,si può nuotare in una zona in cui il reef è ancora conservato quasi perfettamente. Se volete sapere il punto esatto chiedete al ragazzo francese che noleggia maschere nel primo chioschetto a sinistra nella zona “di mercato” subito dopo il chilli bar, lui saprà consigliarvi su tutto. Dopo 3 giorni ripartiamo e torniamo al sud dell’isola sempre in bus, al terminal traghetti Liloan, da cui alle 10 parte l’unica barca giornaliera per Siquijor, isoletta ancora relativamente poco turistica al sud di Cebu, di cui ci hanno parlato molto bene.

Sbarchiamo dopo circa 3 ore e mezza di lenta (ma economica, circa 5 euro) navigazione e prendiamo un tricycle per San Juan, unico centro turistico dell’isola.

Solito sistema di booking filippino, chiediamo un posto economico se possibile vicino al mare, e così ci fermiamo in una pensione, purtroppo completa. Di fianco però c’è il Lorna End of The World, guesthouse piuttosto ben quotata fino a qualche anno fa che ora giace in stato di semi abbandono. Ci affacciamo e una signora che ci accoglie offrendoci due camere a veramente due lire (circa 8 euro a notte). Il posto è poco più che una baracca di legno, ma è pulito, le stanze sono grandi e la vista che offre è davvero impagabile, basta affacciarsi sulla terrazza di legno e di fronte a noi c’è solo la spiaggia bianca, il mare azzurro e un paio di palme. 

Noleggiamo il motorino e facciamo un giro nei dintorni prima di tornare a goderci il tramonto nella nostra spiaggia privata. Il giorno dopo dedichiamo la mattina al Tubod Marine Sanctuary, una zona protetta davanti al Coco Beach Resort, dove a pochi metri dalla riva vediamo una quantità incredibile di coralli e di pesci colorati, tra cui decine di Nemo che si nascondo negli anemoni colorati. Restiamo ore incantati a ammirare la vita sottomarina, che anche qui come a Coron e a Moalboal si conferma essere uno spettacolo incredibile. Mi convinco sempre di più che mi piacerebbe fare un corso di sub. Chissà magari prima di lasciare le Filippine…

Nel primo pomeriggio ripartiamo e ci fermiamo dopo una mezz’oretta di strada, già di per sé splendida, per visitare le Cambugahay Falls, una serie di pozze color smeraldo unite da cascatelle. Belle, ma il sole è già basso e in più sono discretamente affollate, soprattutto considerato che nel resto dell’isola di gente ce n’è ben poca. Proseguiamo quindi per arrivare fino a Salgdoong Beach, dal lato opposto dell’isola. Oramai è piuttosto tardi ma decidiamo di dargli un’occhiata, sarà però che le Filippine ci hanno abituato fin troppo bene e questa spiaggetta non ci entusiasma, quindi dopo 5 minuti rimontiamo in sella per arrivare alla nostra terrazza in tempo per gli ultimi raggi del tramonto.  Nel frattempo ci è arrivata risposta da Lastiminute che ci comunica che spostare il nostro volo costa la modica cifra di 1250 euro a biglietto, oltre i “solo” 560 a biglietto già pagati. Pura follia, ma è così. Dobbiamo quindi prendere atto che i nostri giorni alle Filippine iniziano a scarseggiare e decidiamo di ripartire il giorno successivo.

Ci aspettano Bohol e Panglao, due isole collegate da un ponte e perfette da girare in motorino, che tra mare e natura meritano sicuramente un pò del nostro tempo, che è davvero poco considerato anche il fatto che dovremo rientrare a Cebu un paio di giorni prima del volo per questioni pratiche (il nostro volo passerà dal Canada, che a Joh richiede un visto di transito). Già ci viene da piangere al pensiero abbandonare questo paese che abbiamo ancora così tanta voglia di esplorare, che ci sta meravigliando di più ad ogni tappa, che vorremmo assaporare fino ad “averne abbastanza”. E, questo è certo, delle Filippine per ora non ne abbiamo assolutamente avuto abbastanza.

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