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GISPY FILIPPINE: BENVENUTI A PALAWAN, L’ISOLA PIÚ BELLA DEL MONDO!

Le Filippine: eccoci finalmente arrivati alla meta tanto sognata e desiderata. Il paese che ci ha fatto decidere di dedicare questa prima parte di avventura all’Asia, il paese che da anni è in cima alla nostra lista dei desideri di viaggio e che non vediamo l’ora di esplorare.

Il periodo migliore per visitare queste zone è proprio durante i nostri mesi invernali, momento in cui per me e Johnny è sempre stato impossibile avere le due settimane di ferie che sono il minimo sindacale per avere un’assaggio di queste isole, per questo quando abbiamo deciso di regalarci questo anno da viaggiatori non potevamo perdere l’occasione di realizzare questo sogno.

I luoghi che vorremmo visitare sono tanti e il mese che abbiamo in programma di trascorrere qui sappiamo che correrà fin troppo veloce, impossibile vedere tutto e d’altra parte non vogliamo programmare le tappe in anticipo ma lasciarci trasportare giorno per giorno dal vento che incontreremo, dando la possibilità a questo paese di guidarci e di stupirci. Prenotiamo quindi un volo solo andata destinazione Palawan, l’isola che più volte ha vinto il titolo di isola più bella del mondo e che con il suo gioiello, El Nido, ci ha fatto iniziare anni fa a sognare questo viaggio. 

Già all’aeroporto incappiamo però nel primo contrattempo da viaggiatore senza schemi: arrivati al desk di Cebu Pacific per il check in ci viene chiesto di presentare un biglietto di uscita dal paese per poterci imbarcare, dettaglio che ovviamente non viene menzionato in nessuno dei siti su cui ci eravamo informati per il visto. La nostra idea era quella di sfruttare il visto gratuito di 30 giorni e decidere poi se rinnovarlo, ma a questo punto ci troviamo obbligati a comprare in fretta e furia il biglietto per la prossima destinazione in programma, Il Messico, che ci aspetta quindi a 30 giorni esatti dal nostro arrivo a Palawan. Poco male, cercheremo di viverli al meglio!

LA PERLA DI PALAWAN: EL NIDO

Atterriamo a Puerto Princesa dopo aver fatto scalo a Manila in un’assolata mattina di inizio marzo: il cielo è azzurro, di quell’azzurro terso e perfetto che dà dipendenza, il nostro sorriso si allarga, ancora non possiamo credere di essere finalmente qui!

Decidiamo di saltare le prime due mete papabili, il fiume sotterraneo di Puerto Princesa e la spiaggia di Port Baton, e di prendere al volo uno dei van sempre in attesa fuori dall’areoporto che con 500 php ti portano direttamente al Nido, al nord dell’isola. Durante il tragitto di circa 6 ore iniziamo ad ammirare i paesaggi verdi e costellati di palme, riempiendoci gli occhi di verde e di meraviglia.

Arriviamo a El Nido senza prenotazione, vogliamo farci un’idea del posto per decidere dove dormire e speriamo anche di trovare qualche sistemazione un pò più buon mercato rispetto a quanto trovato on line, mai al di sotto dei 35 euro a notte.

Ed è così che iniziamo ad avere un assaggio del miglior sistema di Booking filippino: i guidatori di tricycle, più comune e spesso unico mezzo di trasporto locale. Basta trovarne uno gentile ed onesto -facendosi prima un’idea su internet dei prezzi così da capire il tasso di fregatura del driver di turno- e chiedergli aiuto per trovare una camera: che si cerchi una sistemazione low profile o di lusso, nessuno meglio di loro saprà indirizzarvi. E’ così che conosciamo Roel, e grazie a lui iniziamo il nostro periodo filippino nel migliore dei modi, prendendo per circa 18 euro a notte una camera a casa di June e Aquing, una fantastica coppia che farà partire alla grande la nostra storia d’amore con questo paese.

La loro casa è semplice ma nuova e pulita, accoccolata sotto un faraglione di roccia costellato di palme all’estremità della spiaggia del paese, in una zona tranquilla e al di fuori del viavai turistico, da cui sentire la notte il rumore delle onde e la mattina la brezza che arriva dal mare. Ma non è questo quello che ricorderemo con più calore, quanto le lunghe chiacchierate con June sul balcone guardando il mare, parlando della vita nelle Filippine, della vita in Europa, di esperienze, di come il turismo cambia volto ai villaggi, dei suoi figli lontani, delle nostre vite lontane.

June e sua moglie ci faranno sentire non dei turisti paganti ma degli ospiti, degli amici, e questo non lo dimenticheremo mai. Questo e la meravigliosa cena che ci hanno offerto nel loro piccolo giardino per farci conoscere la semplice bontà della cucina filippina casalinga, fatta di pesce grigliato, molluschi, verdure fresche e naturalmente l’immancabile riso. Mai, in nessun ristorante, finiremo sazi e deliziati come quella sera a casa di June.

Ma torniamo al Nido! Prima di arrivare eravamo coscienti che questo piccolo angolo di paradiso non più tanto sperduto è diventato negli ultimi anni la meta più turistica del paese assieme a Boracay, come anche sapevamo che la bellezza di El Nido non sta tanto nel ex paesino di pescatori, ora trasformato in una sfilza di guesthouse, agenzie turistiche e ristoranti, ma nelle lagune, isole e spiagge sovrastate da faraglioni rocciosi raggiungibili solo via mare.

I TOUR PER VISITARE LE BELLEZZE DI EL NIDO

Quello che eravamo meno preparati a trovare sono i prezzi, quasi europei, e la standardizzazione delle proposte di tour: non è possibile costruirsi un itinerario ad hoc ma solo scegliere tra i 4 pacchetti proposti senza variazioni da tutte le agenzie, a costi variabili tra i 25 e i 30 euro, in barche stipate da almeno una ventina di persone. L’unica alternativa, a prezzi decisamente più alti, tour privati con gli stessi itinerari ma in barche meno stipate.

Scegliamo alla fine tra i 4 pacchetti proposti il tour A, che comprende la famosa Big Lagoon, Secret Lagoon, la spiaggia di 7th commando e un paio di punti si snorkeling. Devo dire purtroppo che non arriviamo alla fine della giornata tanto soddisfatti. Tra l’attesa di riunire il gruppo e partire, i tragitti in barca e il pranzo, per ogni sosta il tempo è ridotto all’osso. I posti che visitiamo sono certamente bellissimi, ma tra la folla e il non poter nemmeno perderci a naso all’aria per godere delle bellezze che ci circondano, l’impressione arrivati a sera di aver fatto un mini tour de force e che delle meraviglie viste non ci sia rimasto granché. Non è questo il “turismo” che ci piace, e ogni tour di gruppo a cui partecipiamo ne è una conferma in più.

Nota positiva del poco felice tour in barca: qui abbiamo conosciuto quelli che diventeranno i nostri compagni di avventure per molti giorni a seguire: Armanda, carismatica brasiliana in anno sabbatico, e Andrea, venticinquenne pugliese che ha deciso di girare il mondo insieme al suo pallone dipinto a mappamondo. Con loro le parole e le risate scorrono facili, così dopo una cena insieme davanti a una sorprendentemente buona pizza decidiamo di proseguire insieme il viaggio alla scoperta delle Filippine.

IN MOTORINO NEI DINTORNI DEL NIDO

Avendo appurato quindi che un solo tour ci può bastare, passiamo quindi i restanti giorni a El Nido esplorando i dintorni in motorino, godendoci la bellissima Las Cabanas Beach, a circa 10 minuti dal Nido, con la sua sabbia bianchissima il mare cristallino, o avventurandoci circa un’ora più a nord fino alla lunghissima e incontaminata Nacpan Beach, spiaggia orlata da una foresta di palme, dove sono più i bambini che ti si avvicinano incuriositi per giocare che i turisti. Ci feriamo anche a Leo Beach, a pochi km dal Nido, che seppure sempre bella ha un’atmosfera molto più “da resort”, quindi ci fermiamo solo un pò ad osservare gli aerei che ci passano a pochi metri dalla testa per atterrare al piccolo aeroporto giusto accanto alla spiaggia, prima di tornare a Las Cabanas, che vince senza dubbio la palma di nostro posto del cuore a El Nido.

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