ANTIGUA GUATEMALA
AMERICA LATINA,  CULTURE,  GUATEMALA,  LIFE,  Nature,  PEOPLE,  TRAVEL

GISPY GUATEMALA DI FUOCO: AVVENTURE NELLA TERRA DEI VULCANI

Sono passati 7 mesi dall’inizio della nostra avventura, e dopo 5 mesi di Asia e 2 mesi in Messico sentiamo ancora una volta che è arrivato il momento di cambiare aria. Abbiamo voglia di nuovi stimoli, di saggiare una nuova cultura, di vivere nuove avventure. 

Siamo stati molto in dubbio su come proseguire: Cuba é un richiamo fortissimo, i 15 giorni che ci abbiamo passato qualche estate fa ci hanno lasciato tanta voglia di saperne di più, ma i costi medi non sono tra i più bassi, come anche per Puerto Rico, isola che ci affascina da tempo, ma che costi a parte prevede anche noiosaggini da visto USA, quanto meno per Johnny. Considerando anche che nostri fondi iniziano a languire (siamo stati un po’ ottimisti nelle previsioni di spesa) inizia a essere momento di scegliere quello che proprio non vogliamo perderci nei pochi mesi di puro viaggio che abbiamo ancora a disposizione.

Valutiamo di saltare il Centro America in favore di leggende come Colombia, Perù, Brasile…però sappiamo anche che difficilmente dedicheremmo in futuro una “vacanza” ai pesi centroamericani: sono mete che richiedono tempo, spostamenti lunghi e voglia d’avventura, ed allo steso tempo ci affascina l’idea di questa lunga discesa verso sud.. sappiamo che così facendo difficilmente potremo andare oltre la Colombia ma insomma, vorrà dire che arriveremo fin dove potremo e il resto sarà per un prossimo viaggio. Perché ora sappiamo anche che non vogliamo che questa esperienza resti ‘figlia unica’.

Magari non riusciremo più a vagabondare così a lungo ma dopo aver assaporato tutto questo come è possibile pensare di rinunciarci per sempre in nome delle tre settimane di ferie? La gioia nello scoprire quanto è bello un posto in cui mai avresti pensato di fermarti, la meraviglia di assaporare con calma ogni paesaggio, l’attesa di una nuova meta da decidere di giorno in giorno, la sensazione inebriante di appropriarsi del proprio tempo, la libertà…Quale droga è più potente del viaggiare?
Non sappiamo ancora come, ma vogliamo che a questo viaggio ‘a briglia sciolta’ ne seguano degli altri.

Quindi Centroamerica sia! 

Dopo una valutazione itinerario/ costi decidiamo di evitare di riattraversare il Messico in bus fino al Belize e comperiamo un volo che da Città del Messico ci poterà direttamente nella capitale del Guatemala. Sappiamo decisamente poco di questo paese nè conosciamo nessuno che ci abbia viaggiato e il saperne così poco é un motivo in più per esserne curiosi. 

Dopo aver passato alcune serate tra blog guide on line decidiamo evitare il luuunghissimo tragitto in bus fino a Tikal, antica città maya e destino tra i più in voga in Guatemala. Diciamo che in quanto a rovine precolombiane siamo piuttosto sazi, in più il paesaggio del nord pare essere simile al Chiapas messicano, come anche per Semuc Champey, bella cascata nel centro del Guatemala, che ci ricorda moltissimo la messicana Agua Azul. Decidiamo così di partire con l’esplorazione da Antigua ed il lago Atitlan.

Atterriamo a Città del Guatemala alle 9 di sera. La capitale non ha una gran fama quindi saltiamo su un Uber e in meno di un’ora siamo nel centro della vecchia capitale coloniale, Antigua Guatemala. Il nostro ostello, l’Antigueno, é molto carino e confortevole, a dieci minuti dalla piazza principale.
La città é un vero gioiellino. Vegliata da 3 vulcani che la circondano come in un abbraccio, il volcan de Agua, il Volcan de Fuego e l’Acatenango, Antigua sembra essere una cartolina dal passato. É diversa dalle città coloniali messicane, in cui la modernità pur senza gridare fa sentire la sua voce, qui sembra proprio di essere in un fermo immagine di un paio di secoli fa, complici anche le rovine che spuntano ad ogni angolo a ricordare come qui il tempo si sia fermato quando l’ultimo di devastanti terremoti ha fatto spostare la capitale da qui a Ciudad de Guatemala. Mai del tutto abbandonata dai suoi fieri e resilienti abitati, Antigua è stata dichiarata Patrimonio UNESCO negli anni 80, è stata poi finemente restaurata lasciando intatte le rovine di cattedrali e conventi a testimonianza del passato insieme grandioso e sfortunato.

Ora è il turismo a far rivivere la città, molti stranieri girano per le belle strade in pietra orlate da case color pastello, tanto da sentir parlare più inglese che spagnolo, cosa che ci ha stupiti non poco. Ci aspettavamo un paese molto meno turistico, ma questo per fortuna non toglie ad Antigua la sua atmosfera autentica. Per le strade le donne dai tratti marcatamente indigeni, vestite con i tradizionali wipil ricamati a mano su gonne in tela fantasia, girano per le strade riempiendole di colore. È bello osservare nel giardino della piazza centrale le antiguene in abito tipico e décolleté che camminano spedite verso le loro occupazioni quotidiane di fianco a quelle che arrivano dai pesi rurali, cariche di mercanzie avvolte in un drappo che portano con incredibile abilità in equilibrio sulla testa. Ci rendiamo già conto che pur vicini al Messico questo paese sarà molto diverso, o meglio, ricorda la parte più ancestrale del Messico elevandola al quadrato. Per strada si sentono parlare unicamente lingue indigene, anche i volti dai tratti fieri, antichi, come scolpiti nel legno bruno, denotano le radici maya: è il popolo guatemalteco, un popolo di gente umile e resiliente, gentile e facile al sorriso, che ci farà molto amare il tempo che passeremo qui. 

Trascorriamo i primi due giorni girovagando senza meta per la città, inutile elencare i “must see”, bisogna solo percorrere le strade del centro cercando il proprio angolo preferito e perdendosi nei dedali di mercatini che espongono il bell’artigianato locale. Una passeggiata di 10 minuti fuori dal centro, fino al Cerro de la Cruz, regalerà la migliore vista sulla città e il dirimpettaio Volcan de Agua. Un solo suggerimento, a nostra volta ricevuto dai nostri “padroni di casa” all’Hostal Antigueno: ritagliarsi il tempo per un pranzo nel patio del del ‘Rincon Tipico’, ristorante tradizionale che con soli 3 euro riempie la pancia di locali e turisti con manicaretti locali. 

Quello che non ci si può davvero perdere qui a Antigua, oltre ad ammirare le sue bellezze coloniali e le sue rovine, è un’escursione su uno dei vulcani che la circondano rendendo tanto speciale il suo skyline.

Noi decidiamo di fare l’escursione che prevede pernottamento in tenda sul vulcano Acatenango, così vedere il vicino Volcán de Fuego in eruzione durante la notte, ed arrivare alla cima giusto prima dell’alba. Scegliamo Soy Tours, un’agenzia con ottime recensioni gestita da una famiglia che vive alle pendici del vulcano. Il trekking ha la fama di essere particolarmente duro, quindi vogliamo avere ottime guide e buona attrezzatura. Il prezzo tra l’altro è più che onesto, circa 30 dollari, quindi ci armiamo di coraggio (almeno per quel che mi riguarda) e ci lanciamo nell’impresa.

Partiamo la mattina dopo e dopo un breve tratto in auto siamo ai blocchi di partenza dell’arrampicata. Si, arrampicata, chiamarlo trekking è riduttivo. La salita dura circa 5 ore incluse diverse -indispensabili- pause, ma si tratta di 5 ore continuamente in salita con una pendenza che, complice anche l’altitudine, rende la ‘passeggiata’ una delle imprese più massacranti da me mai affrontate. Non sto a ripetervi tutte le maledizioni che la salita mi ha ispirato mentre il santo Joh cercava di farmi da motivatore. Lui tutto sommato é salito abbastanza agile, ma bisogna contare che io al massimo mi sono arrampicata in vita mia su qualche rampa di scale in tacco 12…4000 mt di vulcano é ben altra storia!! 
E poi il freddo!
Ok, ci aspettavamo un po’ freddino, ma con il calare del sole si parla di un sotto zero abbinato a vento assassino! Insomma, con solo le tende e un fuocherello a riscaldare l’ambiente il campo per la notte non é proprio il massimo del comfort. Per fortuna il gruppo è piacevole e quando il cielo nuvoloso si apre regalandoci la vista del Volcán de Fuego che erutta tanto vicino da sentire la terra tremare, ecco che il disagio inizia a sfumare nella meraviglia.
La notte il nostro fumante dirimpettaio dà prova di meritarsi il suo nome sputando in cielo cascatelle di fuoco in un incredibile spettacolo che ammiriamo prima di chiuderci nelle nostre tende fino all’ora della sveglia, niente popò di meno che le 4 del mattino. Si riparte camminando al buio su per l’ultimo tratto dell’Acatenango, fa freddissimo, manca l’aria per l’altezza (almeno a me) e si scivola sulla cenere vulcanica. Al limite della disperazione sono arrivata in cima largamente per ultima, affiancata da un Joh fresco come una rosa. E dire che quello nato vicino al mare è lui. Comunque ci godiamo lo spettacolo del sole che sorge sulla cordigliera vulcanica guatemalteca per 5 minuti minuti scarsi prima di fuggire dal vento assassino iniziando a ridiscendere la cima del vulcano saltellando nella cenere depositatasi durante l’ultima eruzione. La parte più divertente del trekking. A questa segue una massacrante discesa, e finalmente nel primo pomeriggio riapprodiamo ad Antigua massacrati e infreddoliti ma comunque felici di aver vissuto questa esperienza del tutto nuova. Nuova ed unica. Si perché, detto tra noi, per quanto soddisfatta credo di avere chiuso con le arrampicate sui vulcani.

Il giorno dopo é domenica, giorno di mercato nella vicina Chichicastenango. E secondo voi, morta o no, rinuncio al mercato di artigianato più grande del Centro America?
E diciamolo: che artigianato!! L’abilità nel ricamo delle donne guatemalteche é eccezionale: bluse, gonne, copriletto, tovaglie, cuscini…un cocktail di colori irresistibile, a cui si affiancano cinture, borse, coperte di morbida lana e amache. E io che pensavo che dopo il Messico sarei stata al riparo da tentazioni! La maestria di questi artigiani non può lasciare indifferente, meno che meno una persona che ha passato gli ultimi 12 anni a lavorare tra vestiti, borsette e complementi vari. Dopo ore di vagabondaggio ammirato scelgo uno stupendo wipil, ovvero la tradizionale blusa ricamata a mano, un pezzo unico e davvero splendido!

Anche non essendo interessati allo shopping questo mercato é un vero piacere per gli occhi, e poco lontano c’è un’altra chicca, il cimitero del paese. Si, il cimitero. Questo è infatti conosciuto per essere uno dei più colorati del mondo e rispecchia con le sue tinte vivaci la visione della morte ereditata da questi popoli dalla cultura Maya, per cui creare un’atmosfera festosa intorno al luogo di riposo dei propri cari è un modo di onorarli. Insomma, un’altra dimostrazione di questa meravigliosa cultura di cui ancora sappiamo così poco.

Le ore a disposizione qui corrono veloci e nel pomeriggio rimontiamo su un van che anziché riportarci ad Antigua ci lascia alla nostra prossima meta, il Lago Atitlan. Si potrebbe fare questo tragitto anche con bus locali, ma portandoci dietro i valigioni il van sicuramente é più pratico.
Arriviamo a Panajachel, porta del più grande lago del Guatemala, sotto una pioggia battente. La nostra idea era di prendere subito una lancia e dormire a San Pablo la Laguna, uno dei 7 paesini che si trovano incastonati tra i vulcani ormai silenti che circondano il lago, ma dato il meteo infausto decidiamo di farmaci a Panajachel e troviamo una camera, basica ma pulita, all’hospedaje Santo Domingo. Si rivelerà una buona scelta. Panajachel sarà forse menò caratteristica degli alti paesini, ma offre un centro un po’ più sviluppato con ristoranti e negozietti di sempre bellissimo artigianato, oltre ad essere il punto di partenza delle barche che raggiungono tutti gli altri paesini.

Il paesaggio da Panajachel è splendido: con una veloce corsa in tuk tuk si arriva all’hotel Atitlan, di cui è possibile visitare i rinomati giardini, belli ma non enormi. Quello per cui vale la pena di pagare i 7 euro circa di ingresso è fermarsi a bere un drink sulla terrazza dell’hotel -la cifra è “consumabile”- ammirando il bellissimo panorama dei vulcani che circondano la superficie color piombo del lago, che all’ora del tramonto si trasforma in uno specchio che riflette i colori del cielo.

Nei giorni seguenti visiamo San Juan, il più piccolo e probabilmente ancora più autentico pueblo del lago, la mecca backpackers San Pedro (ne avevo letto come un bordello super turistico, in realtà mi è sembrato il posto migliore dove stare dopo Panajachel), la super hippy ma a mio parere un po’ noiosa San Pablo, infine Santiago Atitlan, la città più popolata ma anche più ‘local’ del lago, patria di dèi antichi, di santoni Maya e della ‘Signora 25 cent’, una ex giovane che 60 anni fa è stata usata come modello di bellezza indigena per creare l’effige che decora tutt’ora la moneta da 25 centesimi di Quetzal.

Ogni paesino ha il suo incanto, e non avendo fretta vale la pena visitarli con calma, uno o due al giorno. In alternativa ci sono dei tour che in un solo giorno fanno il giro dei paesi del lago, ma noi restando qui 5 notti facciamo tutto senza fretta prima di scegliere la nostra prossima destinazione.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow by Email
Share on Facebook
Share on Twitter
Share on LinkedIn
Instagram