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IL MESSICO SCONOSCIUTO: LA HUASTECA POTOSINA

Partiamo per la nostra prossima tappa messicana dopo 5 splendidi giorni a Guadalajara con un bus destinazione San Luis Potosí. La capitale di questo stato non ci é stata segnalata come particolarmente interessante, decidiamo comunque di dedicargli un giorno al rientro del nostro giro nella natura della huasteca, quindi noleggiamo una macchina e ci addentriamo in questa zona che era totalmente a noi sconosciuta fino ad una settima prima. Si perché questa è una parte di Messico davvero poco conosciuta all’estero, ma di cui dal nostro arrivo ci stanno parlano tutti molto bene e dato che finalmente abbiamo imparato a farci guidare dal viaggio abbiamo deciso di venire a vedere con i nostri occhi. D’altra parte chi meglio di un viaggiatore locale può consigliarti cosa vale la pena vedere in un paese? 

Qui la macchina è indispensabile: i punti di interesse sono distanti tra loro e i trasporti pubblici quasi inesistenti. Decidiamo quindi di fare questo investimento e a circa 50 dollari al giorno prendiamo una macchina tramite l’agenzia National, con cui ci troveremo molto bene. Ci dirigiamo verso Ciudad Valles e lungo la strada ci fermiamo per visitare la Laguna Media Luna, una piscina naturale di un azzurro tanto bello da sembrare finto…almeno dalle foto… visto che una volta arrivati scopriamo che la laguna, che è praticamente un parco attrezzato, proprio quel giorno era chiusa per dei lavori straordinari. Inizia la serie di piccole sfighe che purtroppo ci perseguiterà nelle giornate potosine.

Decidiamo di fermarci a breve dato che in questa zona sconsigliano di guidare dopo il tramonto (come in altre zone del Messico meglio prendere qualche precauzione in più per la sicurezza), ci fermiamo quindi nel piccolo paesino di Tamasopo, così da essere pronti la mattina dopo per esplorare le cascate distanti pochi km. Troviamo una stanza dopo aver girato 10 minuti e corriamo a cenare dato che qui chiude tutto prestissimo. 

Qui ci sono due punti da esplorare: le cascate di Tamasopo e Puente de Dios, a pochi km uno dall’altro. Il primo é un complesso di cascatelle molto carino se non fosse che, essendo ancora vicini alla Settimana Santa e quindi in altissima stagione, il tutto era decisamente affollato. Probabilmente anche il fatto di arrivare dalle Filippine, che ci hanno abituati a simili meraviglie spesso semi deserte, non ha aiutato molto. Comunque il posto è carino e merita una visita, anche se l’highlight della zona è sicuramente Puente De Dios. Qui dopo aver parcheggiato la macchina si scende una scala che porta ad una prima cascata. Ci si può tuffare da varie altezze e l’acqua è molto bella, ma la vera chicca è la caverna che collega questo prima pozza ad una seconda. Ci si infila in una fessura tra le roccie in cui l’acqua per un gioco di luci diventa di un azzurro incredibilmente acceso, che ricorda il colore del cielo in una giornata molto tersa. Da qui si accede ad una seconda pozza d’acqua cristallina con cascata e massi levigati su cui sdraiarsi a godersi il sole. Restiamo qui fino quasi al tramonto e poi ci rimettiamo in marcia fino a raggiungere Ciudad Valles, dove faremo base per le successive tre notti.

Intorno a Ciudad Valles ci sono da vedere diverse cose: il sótano de las golondrinas, un gigantesco pozzo naturale casa di milioni di uccelli, il pueblo di Xilitla con il giardino surrealista di Edward James e diverse cascate tra cui Tamul, Micos, Minas Viejas, Meco e El Salto.

Noi dedichiamo un giorno al sótano e a Xilitla ed uno alla cascata di Tamul che con il suo salto di oltre 100 mt è considerata la più bella della zona. 

Ma ahimè la classica nuvoletta fantozziana deve aver deciso di farci compagnia per un po’. Quando infatti la mattina arriviamo alle 7 al sótano de la golondrinas dopo sveglia all’alba e due ore di strada, scopriamo che in questo periodo gli uccelli sono in nidificazione quindi anziché uscire tutti insieme con la danza circolare che rende questo momento tanto spettacolare, escono dalle profondità della loro casa a piccoli gruppetti. Insomma un bel bucone nella terra, sicuramente interessante ma non tanto in questo caso da ripagare la levataccia. 

Proseguiamo verso Xilitla ma nella strada scopriamo di avere un problema con i freni, per fortuna dall’agenzia ci propongono di consegnarci una nuova auto direttamente a Xilitla. Nell’attesa visitiamo il giardino/castello abbandonato fatto costruire negli anni 60 dallo scrittore surrealista britannico Edward James. La nuvoletta non perdona, ed il tempo è grigio e piovoso, ma il posto è davvero affascinate: disseminate nella giungla con uno schema labirintico le strutture sembrano uscire da un sogno: scalinate, padiglioni, cancelli e sculture ora mezze diroccate si perdono nel verde della foresta in un ambiente davvero…surreale, non saprei come altro definirlo. Ci sono anche delle cascate con piscine ricavate da pozze naturali ma dato sempre il periodo sono la parte più affollata dei grandi giardini, che quindi saltiamo senza remore. Il caldo in tutta la zona della huasteca è davvero importante, e con la pioggia l’umidità credo sia arrivata a sfiorare l’effetto mondo sommerso. Camminare su e giù per il giardino vuol dire sudare a catinelle, quindi dopo poco più di un ora molliamo il colpo e torniamo verso il paese, dove dopo il tempo di una passeggiata ci viene sostituita la macchina dall’agenzia, che per scusarsi del problema ci ha consegnato una specie di astronave 5 stelle. Non tutte le sfighe vengono per nuocere, no?

Torniamo a Valles per una notte di boccheggio dato che la temperatura supera allegramente i 35 gradi anche di notte, sognando il momento in cui potremo buttarci nelle fresche acque sotto la cascata di Tamul. 
Ebbene, sognare. 

Si perché la splendida cascata di Tamul mica la vedremo. Arriviamo a El Naranjito, dove c’è l’imbarcadero da cui partono le lance che risalgono il fiume fino alla cascata, peccato che una volta qui ci dicono che…la cascata è secca. Ebbene sì, 105 mt di imponente cascata ridotta a zero perché i contadini stanno utilizzando l’acqua a monte della cascata per irrigare le coltivazioni di canna da zucchero. Sarebbe proibito, ma tant’è.
Facciamo comunque un giro lungo il fiume fino a una specie di cenote e ad alcune cascatelle ma anche qui troviamo un mare di gente (il cenote era peggio della peggior piscina comunale milanese il primo week end di luglio). Ad ogni modo il paesaggio non si avvicina allo spettacolo dei video che ci avevano convinti a visitare Tamul.

Evidentemente, sfighe a parte, questa è proprio la stagione sbagliata. Appena prima dell’inizio delle delle piogge, con il caldo che schiaffeggia come non mai, la portata d’acqua è ridotta al minimo e anche la vegetazione di tutta la zona è secca e poco rigogliosa. Diciamo che se probabilmente a novembre questo zona è un vero e proprio Eden, a maggio non consigliere ad altri di spingersi fino a qui per visitarla. 

Ne abbiamo la conferma il giorno dopo, quando prima di rientrare a San Luis decidiamo di fermarci alla cascata di Micos che vanta un’attrazione piuttosto unica: la zip line in bicicletta sopra le cascate. Arriviamo carichi ma anche questo caso il paesaggio non è come ce l’aspettavamo: l’imponente serie di cascate di Micos è ridotta a un ruscelletto e la vegetazione secca non regala emozioni, ci rimettiamo quindi in macchina con la coda tra le gambe salutando la potosina e la serie di sfighe che hanno accompagnato questo tour.

Torniamo a San Luis Potosí dove per fortuna la città ci rimette il buonumore: il centro coloniale è un susseguirsi di belle piazze, palazzi sontuosi e chiese dalle guglie in mosaici colorati in un ambiente pieno di vita e di fascino, in più la nostra stanza airbnb è deliziosa e soprattutto fresca, una gioia dopo 5 giorni di sauna perenne. Qui a San Luis proveremo tra l’altro una delle colazioni migliori del nostro viaggio, al bar Cafeto. Doveste passare di qui non dubitate, andate a chiedete al titolare di consigliarvi, vietato accontentarsi di una colazione tradizionale… credetemi sarà il più gustoso ricordo da portare con voi come souvenir de la Huasteca!

Ed ora siamo pronti, San Miguel de Allende, arriviamo!

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