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ME AND JOHNNY WHILE SAILING HA LONG BAY
CULTURE,  SUD EST ASIATICO,  TRAVEL,  VIETNAM

GIPSY VIETNAM DEL NORD TRA MODERNITA’, TRADIZIONE E NATURA

HANOI, PRIMO INCONTRO CON IL VIETNAM DEL NORD

Iniziamo la nostra esplorazione del Vietnam del Nord atterrando ad Hanoi nell’ultima settimana di gennaio, che coincide qui con i preparativi per il TET, il capodanno vietnamita, e noi siamo molto curiosi di scoprire quello che ci riserverà il nuovo anno lunare così come questo paese di cui tanto abbiamo sentito ma di cui realtà conosciamo ben poco. Per il visto, nonostante come italiana avessi a disposizione 15 giorni free, decidiamo di richiederlo per la durata di un mese così da poter discendere con calma il paese dal nord fino al confine con la Cambogia. Pochi giorni prima di prendere il volo da Yangon abbiamo quindi fatto richiesta tramite il sito vietnamvisapro di una lettera di invito, che poi presentata in aeroporto assieme al passaporto, al modulo di richiesta e due foto ci fa avere il visto in circa 15 minuti (costo tot 30$ cad, attenzione che sulla lettera di invito i dati siano corretti, noi ci siamo accorti tardi di un errore ma per fortuna hanno chiuso un occhio).

Per arrivare in centro prendiamo l’autobus pubblico che con circa un euro in 30 minuti ci lascia vicino al quartiere vecchio di Hanoi, affascinante e contraddittorio centro della vita cittadina. Il nostro hotel, che si rivela purtroppo quasi fatiscente nonostante le (incomprensibilmente) ottime review, è proprio al centro dell’Old Quarter e da qui partiamo la mattina con l’esplorazione della città. Appena usciti veniamo assaliti dal rumore di un vero e proprio sciame di motorini che sfrecciano in tutte le direzioni, incuranti di sensi di marcia o qualsiasi altra regola, evitandosi tra loro con un’abilità quasi acrobatica. Nonostante la scuola indiana, il primo attraversamento di strada mi costa un paio d’anni di vita e almeno un capello bianco. Il trucco è procedere lenti ma sicuri in mezzo al flusso costante confidando nelle capacità dei centauri vietnamiti di calcolare la traiettoria e schivarti, il tutto recitando qualche mantra al dio asiatico dei pedoni.

TRADIZIONE E MODERNITA’: HANOI CITTA’ DEI CONTRASTI

Girovaghiamo un po’ nel quartiere, osservando come l’identità asiatica della città sia prorompente nelle piccole case dalle facciate scrostate e segnate dai grovigli di fili elettrici, nei marciapiedi affollati di ogni merce possibile di fianco a tavolini di plastica dove si cucinano e consumano zuppe e noodle a tutte le ore, nei venditori ambulanti, nel caos costante ma allo stesso tempo incomprensibilmente ordinato. A fianco a questo salta subito all’occhio come la ventata occidentale, sotto forma di nuove ricchezze e globalizzazione, sia arrivata anche qui: le ragazze sfrecciano sui loro scooter fiammanti con pellicciette colorate e tronchetti tacco 12, i ragazzi scendono da auto costose con ai piedi loafer di velluto e in mano cellulari grandi come piccole tv, e più di una volta scorgo ai piedi dei venditori ambulanti ciabatte logate Supreme o Off White.

Dopo venti giorni di Birmania in cui ci siamo sentiti davvero catapultati in un altro mondo, la vita di Hanoi ci assale come il caldo ad agosto. Ci ritempriamo assaggiando il famoso caffè all’uovo vietnamita e scoprendo con gioia che qui il caffè è davvero eccezionale, tra i migliori mai bevuti (Italia compresa).

COSA VEDERE NEL CENTRO DI HANOI

Visitiamo velocemente la pagoda in mezzo al largo di Hoan Kiem e prima delle tre seguiamo la ferrovia fino a trovarci nella cosiddetta ‘train steeet’, zona in cui il treno passa letteralmente attraverso le case del quartiere vecchio sfiorando le bici appoggiate ai muri ed i panni stesi. Gli abitanti della zona, fiutato il business, vendono birre fresche in attesa del del treno, spostando sedie e turisti alla velocità della luce prima del suo passaggio.

Beh, non sarà nella lista Unesco ma la vietta è davvero pittoresca e schiacciarsi contro il muro mentre il treno ti passa a due spanne è piuttosto divertente! Accompagnamo il passaggio di ben due treni e poi passiamo il resto del pomeriggio vagando per il quartiere francese, macinando km fino a tornare in hotel sfiniti dalla prima giornata cittadina dopo la pace birmana. La sera il primo incontro con la cucina vietnamita è da pollice in alto: all’Hong Hoai’s restaurant, a due passi dall’hotel, assaggiamo dei deliziosi di involtini di lattuga da riempire con erbe fresche e pancetta con verdure alla piastra, accompagnati da un gustoso riso fritto con formaggio.

Il secondo giorno lo dedichiamo all’Hanoi più istituzionale, con i resti della città dell’imperiale, il mausoleo di Ho Chi Minh e il tempio della letteratura. Il primo è una delusione, non rimane praticamente nulla della residenza imperiale, l’unico plus della visita sta nella possibilità di visitare i bunker sotterranei utilizzati dall’elite militare vietnamita durante la tristemente famosa guerra che devastò il paese soli quarant’anni fa.

Questo ci fa riflettere su come già dal poco che abbiamo visto sia stata portentosa la rinascita di questo paese di fieri lottatori, l’unico popolo che sia riuscito nella storia a tenere testa alla più grande potenza militare mondiale, nonostante abbia dovuto pagare per la sua libertà un prezzo altissimo. Avremmo voluto approfondire questo terribile ma importante tassello di storia visitando il Museo della Guerra ma scopriamo che il venerdì è chiuso, così come scopriremo esserlo il mausoleo di Ho Chi Minh. Potremo vedere il mausoleo dedicato al padre dell’indipendenza vietnamita solo dalla sterminata piazza che lo circonda, dando comunque una chiara idea della venerazione e del rispetto quasi religioso tributato a questo importante protagonista della storia del paese.

Dedichiamo quindi il resto del pomeriggio al tempio della letteratura, la più antica università confuciana del paese, che ci regala una piacevole passeggiata lontano dal caos ammirando il susseguirsi di porte, giardini, padiglioni e templietti, uno dei rari esempi ancora intatti di architettura tradizionale vietnamita che ricorda comunque molto ai nostri occhi l’immaginario legato alla vicina Cina, che come scopriremo ha avuto una forte influenza nella cultura come nell’arte e architettura locali.

LA NOTTE AD HANOI

La sera girovaghiamo nelle viette attorno al Beer Corner dell’Old Hanoi, luogo famoso per vendere fiumi di birra a pochi centesimi, osservando i locals che con i loro looks super fashion si riversano assieme ai turisti nei bar e nelle discoteche che si concentrano a decine in questo quadrilatero. Devo dire che nonostante mi aspettassi una città moderna Hanoi è più occidentale di quel che immaginavo, anche se permeata dalle tante contraddizioni tipicamente asiatiche: ai bordi della strada di fianco a localini dove si vende birra a pochi centesimi troviamo parcheggiate con noncuranza Range Rover e BMW, a pochi metri da una signora che griglia carne in strada e a un paio di rikshaw che aspettano clienti, mentre in strada sfrecciano motorini guidati da ventenni che non sfigurerebbero in corso Como a Milano. Così è Hanoi, in bilico tra tradizione e modernità, ricchezza e umiltà, oriente e occidente.

LA SETTIMA MERAVIGLIA DEL MONDO NATURALE: HA LONG BAY

Fascino o meno, il mattino seguente siamo sollevati nel lasciarci alle spalle il caos cittadino alla volta di Ha Long Bay. Dopo 4 ore di bus e barca (pacchetto acquistato tramite l’hotel) arriviamo a Cat Ba, la più grande isola dell’arcipelago che compone una delle 7 meraviglie del mondo naturale, Ha Long Bay.

Nonostante la stagione non sia la migliore al nord del Vietnam e il cielo sia per lo più nuvoloso, questa è una meta irrinunciabile per chiunque e non vediamo l’ora di scoprire con i nostri occhi se il titolo tanto grandioso è davvero meritato. Ci sono due possibilità per visitare la baia: crociere di due o più giorni o gite in giornata con base a Cat Ba, opzione che preferiamo sia per il budget che per il meteo. La fortuna comunque ancora ci assiste, e quando alle 8 del mattino dopo salpiamo dal piccolo molo per un giorno in barca con l’agenzia Greentrail, il sole occhieggia all’orizzonte regalandoci alcune ore di bellissimo sole.

Iniziamo così a navigare tra i faraglioni di roccia calcarea ricoperti di verde che spuntano dall’acqua e ci si riflettono creando attorno a noi un paesaggio fiabesco. In un tratto di mare tranquillo e circondato da imponenti panettoni di roccia galleggia placido un vero e proprio villaggio, dotato di casette con veranda e numero civico, negozi e scuole, il tutto costruito su zattere legate tra loro e che costituiscono delle vere proprie comunità autosufficienti, dedicate soprattutto alla pesca. La vita in questi villaggi è iniziata centinaia di anni fa, ma sembra quasi irreale trovarli ancora qui immutati nella loro semplice bellezza a meno di 200 km dalla modernissima e trafficata Hanoi.

Quando abbiamo deciso di venire qui guardando le foto pensavo non sarebbe stato poi troppo diverso dalla zona di Krabi, famosa per il paesaggio cosparso da faraglioni calcarei, e sì in qualche modo Ha Long la ricorda, ma elevandone la bellezza al quadrato: sarà per la tavolozza che tocca tutte le tonalità di verde, rotte solo dalle pareti colorate delle case dei villaggi oppure per la quantità e l’imponenza degli isolotti che formano quasi un labirinto, in cui la nostra barca scivola silenziosa e grazie alla bassa stagione praticamente da sola, certo è che questo luogo si piazza al volo nella top ten dei più belli che finora abbiamo avuto la fortuna di visitare.

Dopo un ottimo pranzo in barca, passato a chiacchierare con una coppia italo-spagnola che sta traversando l’Asia in bicicletta, sostiamo a Monkey Island, dove arrampicandoci sulle rocce scolpite dal vento saliamo fino ad avere una spettacolare vista dall’alto della zona, disturbati solo dalle scimmie che abitano l’isola e che non sono particolarmente friendly con noi invasori. A rientro concludiamo alla perfezione la giornata con un infuocato tramonto da Cannon Fort, il forte appena sopra il paese di Cat Ba, che ci regala la seconda bellissima vista d’insieme di questo paesaggio che vi assicuriamo fa di certo onore al titolo di meraviglia del mondo.

TAM COC: LA PERLA VERDE DEL VIETNAM

Il giorno seguente riprendiamo il viaggio, cominciando la discesa verso sud. Destinazione Tam Coc, nella provincia di Ninh Binh, famosa per i paesaggi rurali e le montagne calcaree attraversate da valli, fiumi e grotte, che hanno fatto meritare alla zona lo status di Patrimonio Unesco e il soprannome di Ha Long Bay della terraferma. Appena arrivati dopo 5 ore di bus lasciamo i bagagli nel nostro adorabile hotel (Green Peace Bungalow) e iniziamo in bicicletta l’esplorazione della zona.

Appena fuori dal paese le risaie in fase di semina iniziano a colorarsi di verde intenso e con i contadini chinati a lavorare con i loro non lá (i tipici cappelli di paglia a cono) ci sembra un’altra volta di essere protagonisti di uno di quei bei documentari che tanto ci facevano sognare. In questo angolo di Vietnam la modernità di Hanoi sembra ancora lontana, e la natura può dare il meglio di sé dipingendo il passaggio tutto intorno alle risaie con palme, banani e foreste lussureggianti. Il sole scende dietro le colline che circondano i campi, riflettendosi sulla superficie stagnante delle risaie che iniziano a brillare e i nostri occhi brillano con loro.

COSA FARE A TAM COC

Passeremo qui due giorni, esplorando i dintorni in bici e in scooter, perdendoci tra viste che sembrano uscite da quadri impressionisti, arrampicandoci lungo la scalinata di pietra che porta al tempio di Hàng Mua, arroccato sulla cima di un faraglione con tanto di dragone che domina dall’alto questo spettacolare paesaggio, per poi visitare la Bich Dong Pagoda che si trova invece ai piedi di un’altura,  con il suo scenografico portale che spunta dal verde e il tempio nascosto sotto l’arco di una grotta.

Ameremo soprattutto le tre ore che passeremo in barca sul fiume nella zona di Trang An, remando assieme alla nostra sorridente barcaiola, superando strapiombi di roccia e scenografiche grotte lunghe fino a un km, ammirando templietti che sfiorano il pelo dell’acqua o si stagliano nel verde: non stupisce che anche Hollywood abbia notato la zona per girarci l’ultimo film di King Kong di cui ancora si può visitare il set, di sicuro questo è un altro paesaggio che come Ha Long da solo può valere io viaggio in Vietnam.

PRIME CONSIDERAZIONI SUL VIETNAM

In questa prima settimana nel Vietnam del nord è quindi senza dubbio la natura che domina la scena, il lato cittadino non ha saputo conquistarci come anche devo dire che dal lato umano non tutti sono proprio cordiali, anzi alcuni locals cercano spesso di fregarti in quanto straniero turista danaroso, ad esempio gonfiando sfacciatamente i prezzi o cercando di forzarti a parcheggiare a pagamento vicino ad un’attrazione che ha parcheggio gratis, o ‘sbagliando’ a darti il resto. Poi, dopo il Myanmar (LEGGI QUI) in cui tutti cercavano solo di farti stare bene, la differenza si nota ancora di più.

Un piccolo aneddoto: ad Hanoi una venditrice di dolcetti insiste a offrirmi una frittellina. Stavo andando a cena e le spiego che non le avrei comprate ma su insistenza la assaggio e quando le dico che si è buona ma le avrei comprate solo se l’avessi ritrovata dopo cena, lei insiste con fare aggressivo perché io gli paghi (cara) quella frittellina che pareva un gesto gentile. Per carità non sono tutti così e da un lato posso anche capire data la loro storia un po’ di avversione verso noi ‘invasori’… ma è un peccato, questo lascia una punta di amaro nella scoperta di un parse tanto bello e affascinante che ci piacerebbe poter scoprire a cuore aperto e senza riserve. 

Ci dicono comunque che al sud l’atmosfera é più cordiale, e così dopo questa tappa lasciamo il Vietnam del nord, tralasciando SAPA e le province al confine con la Cina che devono essere sì splendide ma ci dicono in questo periodo anche sempre immerse nella nebbia, che dopo tanti inverni milanesi rifuggiamo senza ripensamenti.

Ci aspetta il Vietnam centrale (LEGGI QUI), con il trio delle meraviglie formato dalle città di Hue, ex capitale imperiale, Da Nang, città giovane dalla lunga spiaggia bianca e il vivace lungo fiume, e Hoi An, antica capitale portuale famosa come città delle lanterne.

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