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GIPSY ECUADOR: LA NOSTRA ULTIMA FRONTIERA

BENVENUTI IN ECUADOR, ALLA SCOPERTA DELLE SCULTURE VERDI DI TULCAN E DELL’IMMENSO MERCATO DI OTAVALO

Ed è così che a 11 mesi dalla nostra partenza varchiamo la frontiera con l’Ecuador, la meta finale di questo nostro (primo?) viaggio per il mondo.

Perché proprio l’Ecuador come meta finale?
Beh, questa è la casa di Joh, il paese da cui lui ben 19 anni fa è partito con il suo bagaglio di sogni per approdare in Italia, dove parte della sua famiglia già viveva da un pò. Quale modo migliore quindi di terminare il nostro vagabondaggio se non tornando alle sue radici?

Non è la prima volta qui per me: siamo stati in Ecuador insieme per un mese di vacanza diversi anni fa, uno dei nostri primi viaggi a lungo raggio insieme. Ho quindi già avuto modo di conoscere ed amare questo paese dotato di una ricchezza naturale e di una biodiversità straordinaria, di paesaggi affascinanti e di una delle più gustose cucine di tutte le Americhe.

Racconterò anche di questo primo viaggio in terra ecuadoriana, ma ora torniamo al presente, al momento di attraversare la nostra ultima dogana.

La frontiera tra la Colombia e l’Ecuador

Le dogane continuano ad esercitare su di me, su di noi, la loro magia. Quella terra di mezzo che sa di saluti ed allo stesso tempo di promesse, quelle centinaia di metri in cui porti negli occhi i colori del paese che stai lasciando ed insieme inizi ad annusare il profumo di nuove scoperte, a intravedere il profilo di nuove strade da percorrere.

Quante frontiere abbiamo attraversato!
E sono felice di averne attraversate un buon numero a piedi, assaporando il brivido che questo attraversamento fa sempre serpeggiare lungo la nostra schiena, oggi come la prima volta che l’abbiamo assaporato.

Dall’ultima tappa Colombiana, Ipiales, il tragitto verso la frontiera con l’Ecuador è breve: una veloce corsa in taxi fino al confine che si attraversa poi a piedi. Qui ci aspetta -con una buona dose di pazienza- la lunga coda fino agli sportelli della frontiera colombiana per il timbro di uscita, prima di attraversare il ponte che divide Colombia da Ecuador e affrontare una seconda e più felice fila per farsi apporre il timbro d’ingresso.

Passata la dogana, con un’altra veloce corsa in taxi si approda a Tulcan, il primo paese che si incontra dopo la frontiera da cui partono i bus per tutte le principali destinazioni del paese.

Noi arriviamo a Tulcan piuttosto tardi quindi, anche se pensavamo di proseguire direttamente verso Otavalo, sede del più famoso mercato andino di tutto il Sud America, decidiamo di fermarci per una notte così da avere l’occasione la mattina successiva di visitare un luogo molto particolare: il cimitero di Tulcan.

Tulcan ed il cimitero più verde del mondo

Grazie ai cimiteri color arcobaleno che abbiamo incontrato lungo la nostra discesa del Centro America (leggi qui riguardo, ad esempio, la bellissima Chichicastenango in Guatemala) abbiamo capito come nella cultura latina di discendenza precolombiana la morte ha un valore diverso rispetto a quanto viviamo noi in Occidente, ed anche i cimiteri possono essere un luogo di pace e bellezza dove la morte accantona la sua veste più tetra.

Qui a Tulcan il cimitero è una meraviglia di sculture verdi, tra labirinti, personaggi fantastici e figure angeliche che sembrano uscire da un varco aperto tra fantasia e sogno.
Nato più di 80 anni fa, è un luogo così particolare da essere diventato una vera e propria attrazione turistica, ed effettivamente passeggiare per i suoi viali è molto suggestivo.

Per il resto il paesino di Tulcan non ha molto da offrire, se non un passaggio al mercato centrale dove gustare la prima delizia ecuadoriana: un “bolòn di verde e queso”, una specie di saporitissima “palla” croccante di queso fresco e platano verde -ovvero una banana non dolce, utilizzata in tutta l’America latina un pò alla stregua di una patata-, accompagnato da un frullatone di frutta tropicale fresca.
Ah, l’Ecuador, che gioia per le papille!

Con la pancia piena lasciamo così Tulcan con un bus diretto a Otavalo, la nostra prossima destinazione.

Otavalo, il mercato andino più grande del Sud America

Otavalo è la prima tra le mete da non perdere in un viaggio in Ecuador. Abitata principalmente da indigeni kichwa degli Otavalos e circondata da ben tre vulcani, Otavalo è famosa soprattutto per il suo variopinto, enorme mercato.

Qui ogni giorno, nella centrale Plaza de Ponchos, si riuniscono gli artigiani provenienti dai paesi circostanti vendendo morbidissime sciarpe in lana di alpaca, maglioni, coperte, variopinte amache, cuscini ricamati, tappeti, pelletteria, splendidi cappelli di feltro e mille altre meraviglie.

Ma se ogni giorno il mercato vale una visita, il giovedì ed il sabato non solo la piazza bensì tutto il paese si riempie di banchetti di artigiani provenienti da tutto il Sud America.
Capite quindi perché, nonostante non sia la mia prima volta ad Otavalo, anche in questo viaggio e nonostante la scarsa disponibilità di spazio -e di fondi- non posso esimermi dal terminare la mia visita con in mano almeno un paio di sciarpe e una splendida, morbidissima coperta per addolcire il freddo di un rientro ormai prossimo!

Insomma, chiunque ami l’artigianato, i mercati e il folklore non può perdersi Otavalo. Anche solo vagare tra i banchetti, osservando le donne dalla pelle color cannella vestite come da tradizione e gli uomini con i lunghi capelli nerissimi intrecciati sulla schiena è un viaggio nella cultura indigena andina.

Cosa da fare ad Otavalo (oltre a perdersi nel mercato)

Al di là del mercato, devo dire che il paesino di Otavalo è molto carino, con una bella cattedrale, tanti murales colorati ed accoglienti caffè.
Inoltre, per chi volesse approfondire la tradizione artigianale locale, attorno a Otavalo, nella splendida cornice vulcanica che la circonda, ci sono alcuni villaggi stoicamente dediti alla lavorazione di una qualche tipologia di merce: pregiata alpaca a Carabuela e Peguche, i tipici cappelli di feltro a Iluman, pelle a Cotacachi.
Ci sono diversi tour che da Otavalo ti portano ad esplorare questi villaggi dove vedere gli artigiani al lavoro e fare i migliori affari della regione.

Bisogna infine sottolineare che, oltre allo shopping, la selvaggia natura del nord del paese offre nei dintorni diverse attività molto interessanti, meteo permettendo: poco lontano da Otavalo si trova la cascata del Peguche, che oltre a essere la più famosa cascata nel nord dell’Ecuador, è considerata un luogo sacro per le antiche popolazioni indigene.

C’è poi il Parque Condor, dove vengono curati rapaci feriti o che per altre ragioni non sono in grado di sopravvivere in natura, ed anche alcune (pare) bellissimi percorsi di trekking tra cui il Cuicocha lake, un trekking lungo ma semplice, di cui ci sono state dette meraviglie ed infine, per chi avesse voglia di una sfida, la salita sul vulcano Imbabura. Quest’ultima è l’unica attività che necessita di una guida professionista (mi hanno suggerito EcuadorFace), per il resto tutta la zona si può girare tranquillamente in autonomia muovendosi in taxi, qui sicuri e decisamente economici.

Noi questa volta non abbiamo esplorato la parte più naturalistica, il cielo grigio e carico di pioggia ha fatto prevalere il nostro lato più pigro, quindi dopo un paio di giorni abbiamo proseguito con il nostro itinerario verso la capitale, Quito.
D’altra parte, dovevamo pur lasciarci una buona ragione per tornare in futuro ad Otavalo una terza volta!

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