PARQUE NACIONAL TAYRONA_CABO SAN JUAN
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SANTA MARTA, I CARAIBI COLOMBIANI TRA SPIAGGE E FORESTE TROPICALI

Partiamo da un presupposto: Santa Marta, la più famosa meta della costa colombiana dopo Cartagena, non è un ameno paesino caraibico, bensì una città di dimensioni più che ragguardevoli con un grande porto ed annessi grattacieli e baraccopoli, che sorgono attorno a un piccolo centro storico coloniale che raccoglie la maggior parte degli hotel e ristoranti di stampo turistico.
Detta così non dà l’idea di essere sto gran posto. Eppure.

Eppure abbiamo sentito e letto di tanti viaggiatori che sono rimasti letteralmente stregati da Santa Marta. Città più antica del paese, c’è chi dice sia più autentica di Cartagena, meno turistica, c’è chi dice che sia il cuore fiestero del caribe colombiano…a mio parere il motivo per cui Santa Marta è effettivamente una meta imperdibile in un viaggio in Colombia è che ciò che la circonda. I suoi dintorni sono una vera miniera d’oro di bellezze naturali.
Spiagge selvagge, foreste tropicali, sierra, piantagioni di caffè. cascate e più in là ancora il deserto..ce n’è di che passarci settimane!
Noi incastriamo tutte queste bellezze insieme a Cartagena e l’isola di Sn Andres -di cui racconterò nella prossima puntata- nei quindici giorni che i miei genitori possono passare qui con noi quindi non possiamo approfittare di tutto quel che la zona offrirebbe, sappiamo però che non potremmo lasciare questa costa senza visitare il fenomenale Parco di Tayrona e concederci una scappata nella vicina Sierra Nevada.

Arriviamo a Santa Marta dopo aver affittato un auto da Cartagena così da poterci muovere più liberamente,  le due città distano sulla carta circa 4 ore, ma il viaggio diventa moooolto più lungo, un pò per il traffico allucinante di Barranquilla, peggiorato da una pioggia battente che rende le strade dei veri e propri fiumi, un pò perché ci imbattiamo in ore di coda sul ponte che attraversa la laguna di Santa Marta, bloccato per….un funerale.
Si, perché scopriamo che quando una processione funebre parte da uno dei paesini lungo la strada per arrivare all’unico cimitero della zona, entrambe le carreggiate di quello che è l’equivalente locale di una nostra autostrada vengono bloccate per far passare il corteo. Ed è così che passiamo in auto 7 ore abbondanti. Che sia in bus o in auto i viaggi in Sud America sembrano non finire mai!

Arriviamo a destinazione ad ora di cena e dopo esserci sistemati nel nostro bell’ostello, “La Villana”, nel cuore del centro storico, usciamo per rifocillarci prima di una bella dormita. Il centro storico di Santa Marta è piccolo, in una sera si esplora tranquillamente, ma è carino, con i tanti locali attorno al Parque de los Novios e fino alla bianca cattedrale, la prima basilica cattolica costruita in sud America.
I ristoranti sono per lo più molto turistici, niente di imperdibile, ma ci sfamiamo senza troppi problemi e puntiamo la sveglia alle 7, ci aspetta una delle mete che più desideravo visitare in questo viaggio: il Parque Tayrona.

Il Parque Nacional Tayrona è un’altro di quei posti che meritano in toto la loro fama. E’ il non plus ultra del tropicale, un sogno fatto di spiagge bianche e vegetazione lussureggiante, e chiunque passi in Colombia non può non averlo nella propria “wish list”.

Al parco si può arrivare come nel nostro caso in auto oppure con i bus che partono frequentemente da Santa Marta o dalle altre località turistiche della zona, come la vicina Palomino. Una volta all’ingresso si paga il biglietto (circa 15 euro – a meno di non averlo già acquistato on line, cosa consigliabile in alta stagione), e si prosegue per alcuni km su una strada asfaltata fino al parcheggio che segna l’inizio del percorso a piedi (se non automuniti, ci sono navette che fanno risparmiare questa prima sfacchinata). 

Tayrona si può visitare in giornata, ma non passarci almeno una notte vorrebbe dire perdersi il meglio, il momento tra il tardo pomeriggio e la metà mattina successiva in cui le meravigliose spiagge si svuotano e ci si può godere in quasi solitaria la vera essenza di questo luogo strepitoso. 

All’interno del parco non ci sono ostelli o guesthouse ma solo una paio di eco-resorts decisamente costosi (circa 150$ a notte) più diversi campeggi, che si possono prenotare all’entrata del parco o direttamente in loco. Nei campeggi si può dormire in una delle poche cabanas, se disponibili, nelle tende fornite di materassini o ancora in amaca.

Il campeggio più popolare è quello di Cabo San Juan, posizionato a pochi metri da due meravigliose insenature gemelle e dotato di un mirador sul mare dove ai può dormire in amaca e svegliarsi con la vista dell’alba che sorge dalle onde. Una vera meraviglia, se non fosse che in questa stagione tra pioggia e vento la notte in balia degli elementi può risultare davvero un pò hard, quindi scegliamo una più rassicurante tenda alla modica (hey, siamo in Colobia!) cifra di 22 euro a notte.

Prima di arrivare a Cabo San Juan ci aspettano comunque circa 3 ore e mezza di cammino lungo un sentiero che attraversa la foresta tropicale, inerpicandosi su alture, snodandosi attraverso mangrovie, costeggiando spiagge deserte e boschi di palme dove si possono incontrare adorabili famiglie di scimmiette che si contendono i cocchi.


Il tutto con in sottofondo il rumore delle onde che questa zona si scagliano con forza sulla sabbia bianca, rendendo (ahimè) i primi km di paradisiaca spiaggia non balneabili a causa delle forti correnti.
Per concedersi il primo bagno bisogna arrivare fino a Piscinita, la bella spiaggia che precede Cabo San Juan, dove c’è anche un chiosco per concedersi un break o uno dei favolosi frullati tropicali di cui la Colombia ci renderà dipendenti!

Nota per i pigri: si può anche attraversare il parco a cavallo, ma il bello a nostro parere è proprio camminare con calma nella foresta, godendosi i panorami mozzafiato e il rumore della natura. Certo, fa un gran caldo, ma questo rende ancora più bello il momento del primo tuffo! Per fortuna sia a Piscinitas che a Cabo San Juan le spiagge sono protette dalle forti correnti da una barriera naturale di roccia coralline e quindi via libera a tuffi, bagni, snorkelate! Noi restiamo in questo paradiso solo una notte, ma devo ammettere che al momento di andarcene avremmo buttato volentieri all’aria i nostri piani in cambio di altre 24 ore in questo idillio fatto di bianco, verde e blu.

Come spesso ci capita quando arriviamo in paradisi perduti come questo (niente corrente se non al bar, rete poca o nulla), una vota superato l’iniziale “e ora?” iniziamo a farci coccolare dalla sensazione di pace, dal silenzio, a riempirci gli occhi con la meraviglia che ci circonda e a pensare che si, potremmo anche solo stare a mollo a tempo indefinito in queste acque calde e cristalline e non volere nulla di più dalla vita.

Ma il tempo è tiranno, quindi la scelta e o qui o la Sierra Nevada, decidiamo quindi di rientrare e come da programma e dedicare il giorno successivo all’entroterra, dove ci aspetta Minca, un’altro posto di cui ho sentito meraviglie.

Minca è un paesino a circa un’ora di tornanti su per le montagne alle spalle di Santa Marta. Questo è un eden famoso per le piantagioni di caffè, le cascate e le viste spettacolari. Il problema è, e lo scopriremo solo sul posto, che per arrivare alle suddette meraviglie bisogna affrontare una stretta e dissesstatissima (per farle un complimento) stradina che si inerpica attraverso la foresta.
Tanti decidono di affrontare la salita in moto, affidandosi ai driver che non aspettano altro che scarrozzare i turisti su per la montagna a prezzi non proprio popolari. Noi decidiamo intrepidi di inerpicarci per la mulattiera con la nostra auto a noleggio fino alla Finca Victoria, una delle haciendas cafeteras più antiche della zona, con l’idea di spingerci poi fino al mirador Los Pinos, da cui pare si goda di un panorama epico, e magari anche alle belle cascate di Marinka.

Arriviamo però alla finca Vittoria dopo aver temuto tre o quattro volte di dover abbandonare l’auto su per le alture: tra buche, fango e rocce a meno di avere una jeep 4×4 la salita è davvero impegnativa, quindi dopo aver fatto un giro alla bellissima finca ed assaggiato il loro ottimo caffe e la ancora più buona birra artigianale prodotta lì di fianco, ridiscendiamo fino alla cascata Pozo Azul, dove facciamo uno stop.

Dal parcheggio arriviamo alla cascata dopo una ventina di minuti a piedi attraverso un bel sentiero nella foresta, ma devo dire che all’arrivo rimaniamo piuttosto delusi: la cascata non è che una pozza affollata decisamente più tendente al maròn che all’azul, quindi facciamo dietro front e torniamo alla macchina.

E’ pomeriggio inoltrato, decidiamo così di concludere la giornata tornando verso la costa, per gustarci una birra fresca e il tramonto sul mare a Taganga.

Taganga è un ex paesino di pescatori ed ex mecca backpackers che si è purtroppo trasformata negli ultimi anni, a sentire le notizie, in un covo di spaccio e prostituzione. Per questo motivo noi abbiamo evitato di fare base qui, ma pare che fino a poco tempo fa questo fosse un vero e proprio gioiellino tranquillo, amato da tutti i viaggiatori.

Al nostro arrivo l’impressione non è poi così male: lungo la spiaggia sono parcheggiate decine di barchette di pescatori e sul lungomare tanti localini vendono pesce o birrette ghiacciate, ma subito dopo lo (spettacolare) tramonto il paesino cambia rapidamente faccia: uno dopo l’altro tutti i locali  affacciati sul lungomare iniziano a pompare musica a palla, incuranti dell’essere uno attaccato all’altro e rigorosamente all’aperto: a malapena riusciamo a parlare tra di noi passeggiando per la strada. Abbandoniamo quindi l’idea di cenare qui e riscappiamo a Santa Marta per un’ultima nottata.

Il giorno dopo è già ora di rientrare a Cartagena, da cui ci aspetta un volo verso un’isola che ha un posto molto speciale nel nostro cuore: l’sola di San Andres, nell’arcipelago di Provincia.

Siamo coscienti di lasciare qui molto di inesplorato.
Da Santa Marta si può partire per il leggendario trekking alla Città Perduta, una “passeggiata” di 5 giorni nella giungla per raggiungere un insediamento precolombiano immerso nella foresta.
Se non bastasse, poco dopo Tayrona c’è Paolomino, paesino costiero che sembra vere preso il posto di Taganga come “sal si puedes” (vai via se puoi) della costa caraibica e vicino a Palomino le cascate di Quebrada Valencia, pare un autentico paradiso in terra.
Per finire, all’estremo nord est della Colombia e anche di tutto il continente Sudamericano, a poche ore di viaggio si trova la Guajira, regione ancora selvaggia, abitata dalla popolazione Wajiu, una regione di deserti e spiagge infinite, di cultura e tradizioni, una regione che mi lascio alle spalle con gran rammarico e che già racchiude in sé uno dei migliori motivi per tornare presto in queste magiche terre. 

Arrivederci dunque a presto, dolcezze e bellezze della costa colombiana, un’altra faccia del tuo caribe ci aspetta, San Andres, here we go!!


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