SAN ANDRES ISLAND
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GIPSY SAN ANDRES E IL MARE DEI 7 COLORI

La Colombia che abbiamo conosciuto fino ad oggi è un paese meraviglioso, un paese ricco di storia, cultura, bellezze naturali, buon cibo, musica, colori….la nostra aspettativa era alta, ma non siamo stati delusi. 

Penso che fino a pochi anni fa conoscevo molto poco di questo paese, e penso a quando è entrato con prepotenza nella nostra bucket list: è stato nell’estate del 2017, quando durante una vacanza a Panama abbiamo fatto un salto fuori confine per passare qualche giorno su un’isola colombiana che ci rubò il cuore, San Andres.

San Andres fa parte dell’omonimo arcipelago assieme ad altre due isolette, Provincia y Santa Catalina, disperse nel mar dei Caraibi al nord del golfo di Panama, a ben vedere più vicine alle coste del Nicaragua che della Colombia, di cui pur l’arcipelago batte bandiera.

Bisogna dire che dopo aver viaggiato per la terraferma colombiana possiamo confermare quel che già alla nostra prima visita avevamo intuito: San Andres è Colombia fino a un certo punto, qui la cultura latina si fonde ad una forte influenza caribena e afroamericana, così come in molte zone lungo tutto il mar dei Caraibi dal Belize a Panamà.
Per le strade la salsa si mescola alle sonorità reaggae, la cucina tipica colombiana viene arricchita da sapori esotici ed anche la lingua locale, affiancata allo spagnolo, è il creolo, una lingua unica originata da un mix di inglese, spagnolo e sonorità africane. Questo può dare un’idea della complessità delle radici e della storia della popolazione nativa dell’isola, che oggi vive soprattutto sulla costa sudorientale e nel centro, lasciando la striscia di terra più nord e la sua meravigliosa spiaggia bianca nelle mani del turismo, che nell’ultimo decennio ha cambiato la faccia di questo paradiso caraibico.

San Andres è oggi la destinazione che più catalizza il turismo colombiano in cerca di mare e spiagge bianche, complice anche il fatto che ci si arriva in areo con voli economici in partenza dalle maggiori città della Colombia (oltre che da Panama). La più selvaggia e incontaminata Provincia, a cui Catalina è collegata con un ponte, è invece raggiungibile solo da San Andres con un un breve volo o con più lunga -e spesso movimentata- attraversata in catamarano.

Noi, in entrambe i nostri viaggi qui, decidiamo di visitare solo San Andres per questione di tempi e costi: con 5/6 giorni a disposizione visitare entrambe le isole diventa una corsa, inoltre bisognerebbe aggiungere ai circa 100 euro di volo e tassa d’ingresso a San Andres i circa 130 euro per volare a Provincia (compagnia Satena o Seaca). Devo dire però che, alla luce di questa nostra seconda visita, forse avremmo dovuto prevedere un extra par la meno inflazionata Providencia.
Ma andiamo con ordine.

Quando si atterra all’areoporto di San Andres e si iniziano a percorrere le strade del centro, ci si rende conto in fretta che qui non ci si trova in un sonnacchioso paesino bensì in una quasi-città, ricca di turismo e fermento, con tutti i pro e i contro che ciò comporta. 
I pro: qui, nonostante ci si trovi in un’isoletta nel mezzo del mar dei Caraibi, ad un’ora di aereo dalla più vicina città, i servizi non mancano, come anche l’intrattenimento o i negozi, che approfittano dello status di duty free di cui gode l’isola. Shopping, escursioni, cinema, buoni ristoranti, persino una discoteca: a San Andres non ci si annoia.
Contro: se si vuole staccare dal casino della città e si ha in mente un’amena spiaggia deserta…ecco San Andres può lasciare delusi. 
Il traffico, almeno in centro, è cosa non da poco ed essendo il 90% dei mezzi che girano per l’sola non proprio recenti, l’aria non è delle più profumate, inoltre lo sviluppo recente di mega hotel all inclusive a basso costo ha portato una gran quantità di turismo low cost e low profile. Low profile che si rispecchia in un livello di servizi e di cura dell’isola piuttosto basso. Anche per quanto riguarda il “dove dormire”, resort all inclusive (mai sperimentati) a parte, le strutture qui hanno un rapporto qualità prezzo-decisamente basso rispetto al resto della Colombia. 

Ad ogni modo, tralasciando per un attimo i contro, voglio raccontarvi di come questa isola ci avesse rubato il cuore.

Chiudete un attimo gli occhi. Immaginate l’azzurro più perfetto che la vostra mente possa partorire.
Ora declinatelo in 7 varianti.
Ecco, quella che avete ora impressa nella mente è un’immagine più o meno appropriata del mare che circonda San Andres.
Azzurro intenso, celeste, turchese, acquamarina, blu cobalto…servirebbe un pantonario per descriverne i colori!


Già la spiaggia principale dell’isola, a nord del centro città, è una vera e propria meraviglia. 
Bisogna essere consapevoli che ci troviamo nella spiaggia di un centro abitato da decine di migliaia di persone, non in un atollo deserto, quindi di gente ce n’è e purtroppo c’è anche un discreto via vai di moto d’acqua e lance, almeno nella parte di spiaggia più centrale…ma basta camminare verso sinistra sul lungomare per trovare una zona decisamente più tranquilla, dove godere della sabbia bianca e impalpabile e dell’acqua incredibilmente azzurra e calda senza troppa ressa attorno. 

Ci cono comunque parti dell’isola ancora più tranquille, se si può rinunciare alla sabbia. 
Tutta la costa occidentale è infatti caratterizzata da un lungomare roccioso, che se anche é meno invitate della sabbia bianca ha tre grossi vantaggi: gente poca e nulla (tranne a “La piscinita”, unica zona attrezzata e molto popolare), mare perfettamente trasparente e di un colore quasi impossibile, tanti pesci colorati che intratterranno ogni amante dello snorkeling e dei tramonti che ogni sera regalano un nuovo spettacolo. 

San Andres è piccola e si può girare in poche ore con una delle “mule”(aggeggi a metà tra un carro da golf e un fuoristrada) a noleggio. Il classico giro prevede di esplorare la costa occidentale fino all’estremo sud dove si trova l'”ojo soplador“, un buco nella roccia che con il mare un pò mosso crea un effetto geyser, circondato da alcuni ristoranti e negozietti. Poco più avanti, giusto accanto alla costa, si creano delle piccole piscine naturali, uno dei miei posti preferiti dell’isola.

Lungo tutta la costa occidentale gli amanti dello snorkeling troveranno pane per i loro denti, e per lo step in più, con una bombola sulle spalle si può accedere ad un vero e proprio paradiso! La barriera corallina che circonda san Andres infatti dista solo poche decine di metri dalla costa, cosa che fa la fortuna dei tanti centri diving che sorgono come funghi sull’isola.

Quando sono stata qui la prima volta non avevo ancora il brevetto sub ma ora si, ce l’ho, ed ho anche con me  il mio papà che è proprio colui che mi ha ispirato nello scoprire le profondità del mare. Non vedevo l’ora della nostra prima immersione insieme!
I centri diving sull’isola sono tanti, noi scegliamo Karibik Divers in quanto è uno dei pochi che organizza su richiesta l’immersione in un sito che mi papà sta puntando dall’arrivo, il Blue Wall, una parete ricca di vita che scende fino a 40 mt e dove pare sia molto facile incontrare squali. Noi non avremo purtroppo questa fortuna, ma sia il bue wall che le immersioni successive, tra coralli, un paio di relitti e tanti pesci colorati saranno veramente piacevoli. Certo, devo dire che quelle fatte a Roatan in Honduras probabilmente hanno alzato non di poco la mia asticella, ma l’ultima immersione al sito “La Piramide” è stata davvero una meraviglia. Poca profondità, poca corrente e quindi un tempo di immersione lunghissimo tra panettoni di spugne, coralli e anemoni, abitati da migliaia di pesci, nudibranchi, aragoste, piccoli gamberi e chi più ne ha più ne metta. 
Se Roatan mi ha meravigliato per le formazioni della barriera, qui sono la vita ed i colori a farmi brillare gli occhi.
Che meraviglia il mondo sottomarino!

Chiudo la digressione “sottomarina” e torno al nostro giro dell’isola.
Una volta raggiunta la punta sud, risalendo sull’altra costa si raggiunge la spiaggia di San Luis.
Ecco, San Luis noi la ricordavamo come un piccolo paradiso, ma purtroppo in questa seconda volta sull’isola ci delude un pò. Sembra che il mare in soli due anni si sia mangiato una buona fetta di sabbia e, forse per la marea, l’acqua é piuttosto torbida. Anche il paesino alle spalle della spiaggia, che pur è sicuramente più “local” rispetto al centro, a parte alcuni scorci decadentemente fascinosi, ha un’aria piuttosto trascurata.

Due anni fa avevamo pensato che questa zona potesse essere il futuro dell’isola, un’alternativa al più caotico centro, ed avevamo anche visto un piccolo terreno a bordo spiaggia che era tornato tante volte nella nostra immaginazione….il terreno è ancora lì, ma è mezzo coperto di spazzatura e la spiaggia è quasi sparita. Marea? Innalzamento del mare? Purtroppo temo saranno sempre di più i metri di bella spiaggia che spariranno sotto le onde, qui e non solo…ma anche se così non fosse, devo dire che questa zona sembra un pò lo specchio di quello che sta vivendo l’isola, che negli ultimi due anni anziché svilupparsi in meglio sembra abbia avuto un’involuzione.
Si, c’è più afflusso turistico, che non è però andato di pari passo con lo sviluppo di servizi e di una cultura di turismo consapevole e ne avremo una prova in più quando torneremo nei giorni successivi a Johnny Cay e Acquario, le due gemme di San Andres.

Johnny Cay è un’atollino da cartolina fatto di sabbia bianca, palme e mare color piscina. Un paradiso. Ecco, peccato che ogni giorno in questo paradiso sbarchino migliaia di persone, con un via vai di lance che attraccano proprio nel centro della piccola spiaggia. Aggiungici moto d’acqua e banana boat che corrono a pochi metri dalla riva e boe che delimitano l’area balneabile a due piccole -e quindi affollatissime- pozze. 
E io dico, ma perché? 
Basterebbe limitare gli accessi giornalieri, costruire un piccolo molo nella parte laterale dell’isola per far attraccare le lance, vietare bananoni e simili a bordo riva…ed eco che ogni turista sognerebbe di tornare mille e mille volte in questa isoletta anziché volerne scappare. 
Noi abbiamo passato la giornata in un angolino defilato in uno dei lati dell’isola che sarebbero “vietati alla balneazione” perché più vicini a rocce e più esposti alla corrente…ma dopo aver appurato che la corrente era quasi nulla, maschere e boccaglio alla mano, abbiamo esplorato snorkelando tutto il lato ovest dell’isola, riuscendo così a isolarci un pochino dalla folla. 
Alle 3, quando le barche iniziano a raccogliere tipo esodo tutti i visitatori Johnny Cay inizia a mostrarsi in tutta la sua bellezza, peccato che massimo alle 4 l’ultima lancia (spesso strapiena) abbandoni l’isola. Giusto il tempo di fare qualche foto ed è il momento di andare.

Lo stesso vale per Acquario e Rocky Cay, due minuscoli isolotti collegati da una secca che attirano nei loro dintorni migliaia di pesci tropicali, mante e persino piccoli squaletti. Anche qui non c’è limite al numero dei visitatori che vengono fatti sbarcare a centinaia sui pochi mq di sabbia dell’isolotto. 
Per essere chiari: Acquario è qualcosa di unico, sembra di fare snorkeling in un documentario, con un acqua tra le più belle che i Caraibi possano far sognare…è meraviglioso…ma è sovraffollato.

Basterebbe così poco per preservare queste meraviglie, basterebbe così poco per valorizzare un’isola così ricca di attrattive…ma come spesso capita in luoghi di tale bellezza non esiste purtroppo quella lungimiranza capace di tenerlo al riparo dai danni causati dall’over-turismo. In sintesi San Andres è una perla, un posto potenzialmente tra i più belli dove abbiamo mai messo piede, che però risente di una pessima gestione.

Nonostante questo, noi non possiamo non amarla.

Questo era uno dei posti che al principio del nostro viaggio avevamo mente come possibile “place to be” per il nostro futuro. Qui avevamo visto opportunità, qui avevamo visto magia. Sarà quell’azzurro che ti si imprime negli occhi, per i tramonti, sarà la sua atmosfera rilassata e viva insieme, sarà che è abbastanza paradiso ma non troppo perduto…
Ci siamo scontrati ahimè con il fatto che in soli due anni un luogo che sembrava pronto per prendere il volo rischia invece di crollare sotto il peso della sua bellezza. Si, perché se San Andres oggi ancora può essere il paradiso dove ogni vacanziere desidera approdare per la classica settimana di mare e relax, se non cambierà il modo di gestire il turismo presto l’immaginario di questa meraviglia diventerà quello di un posto “caotico, caro e sporco” come già inizio a leggere in tanti racconti di chi è stato recentemente qui. 

Resta la speranza, nostra e degli isolani con cui abbiamo potuto chiacchierare, che una regolamentazione sappia imbrigliare e guidare questo sviluppo turistico relativamente recente, non solo, come già da alcuni anni avviene, imponendo una tassa ai visitatori (al momento 30 dollari) ed un tempo massimo di permanenza (15 giorni), ma gestendo le presenze sugli atolli, regolamentando le attività degli “operatori turistici”, il traffico e le emissioni, gestendo meglio la spazzatura e magari implementando sistemi di energia rinnovabile. Spero tanto un giorno di tornare ancora in questa bella isola e trovare le cose cambiate, in meglio questa volta. 

Perché San Andres è un posto incredibile, perché voglio credere che gli errori (o orrori) che le bellezze del nostro mondo hanno dovuto subire negli ultimi decenni non possano ripetersi all’infinito e perché non vogliamo abbandonare del tutto il sogno che questo, un giorno, possa essere il nostro “place to be”.

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