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IL MESSICO MAYA E LE MERAVIGLIE DEL CHIAPAS

Dopo una pausa all’esplorazione, dato che negli ultimi giorni abbiamo percorso rotte già calpestate anni fa, è il momento di riaddentrarsi in un Messico ancora a noi sconosciuto, ma che da tempo sognamo di visitare: il Chiapas. 

Questo stato messicano ha un fascino che richiama culture lontane, il mondo dei maya, la giungla, tradizioni indigene ancora forti e radicate. Siamo molto curiosi di scoprire cosa ci aspetterà nei prossimi giorni.
Abbiamo terminato il nostro giro dello Yucatan con una notte a Merida, una bella città coloniale che già conosciamo, ma per raggiungere il Chiapas il viaggio è lungo, decidiamo quindi di spezzarlo con una tappa in una cittadina che promette molto bene, Campeche.

Accoccolata sulla costa del Golfo del Messico e ancora tecnicamente parte della penisola Yucateca, Campeche fu un’importante porto coloniale grazie al fatto che il golfo, con la sua bassa profondità, rende le acque davanti alla città piatte come l’olio. La sua posizione strategica la rese molto ricca ma anche molto cara ai pirati, che nel 1600 infestavano queste acque e che attaccarono spesso la città. A testimonianza di questa epoca resta parte della poderosa cinta muraria che circondava il centro storico, con le sue porte e i suoi torrioni, che conferiscono a questa pittoresca cittadina un fascino antico. La vera bellezza di Campeche si apre però al di la delle mura, dove file ordinate di case dipinte rigorosamente in color pastello  si affacciano su strade ciottolate. La piazza principale, con l’immancabile bellissima cattedrale e il parco centrale, è un vero gioiellino.
Nella città non c’è molto da fare se non perdersi ad ammirare i colori che si stagliano contro il cielo azzurro, passeggiare sul bel ‘malecón’ o spingersi fino a visitare -con uno dei trenini che partono regolarmente dalla piazza centrale- i quartieri antichi al di fuori delle mura: San Roman, Guadalupe e San Francisco.
La sera la calle 59, unico centro di movida in un’altrimenti sonnolenta cittadina, offre l’imbarazzo della scelta tra birrerie, cocktail bar e ristoranti all’aria aperta, ma la vera perla si trova a due passi dalla cattadrale: La Maria Cocina Peninsular, credo il ristorante con la miglior qualità prezzo in cui io abbia mai mangiato in vita mia. Assolutamente da non perdersi, tornerei a Campeche solo per fare il bis!

Da Campeche si potrebbe fare uno stop marittimo a Ciudad del Carmen per verificare se è vero che questo lato di mare può competere con il caribe, oppure visitare uno dei tanti siti Maya presenti in questo stato, ma siamo impazienti di raggiungere la nostra prossima tappa, Palenque.

Palenque è un paese di origine maya nel bel mezzo della selva del Chiapas, che deve la sua fama internazionale alla vicina e omonima zona archeologica, uno dei siti più impressionanti a affascinanti delle culture precolombiane. Una delle caratteristiche che più mi attraggono del sito di Palenque è che si trova immerso nella giungla tropicale, che ancora nasconde la maggior parte delle costruzioni. La parte portata alla luce è solo una piccola percentuale di quello che era la città al massimo del suo splendore. Impressionante è sapere che solo il 2% della superficie totale dell’antica città è stata ad oggi esplorata.

Noi visitiamo il sito questa volta con una giuda: il costo non è da poco (circa 65 euro) ma in questo caso vogliamo fare uno strappo alla regola. Ci accompagnerà nella nostra esplorazione Don Victor Damas, una fantastica guida che lavora nelle rovine da più di 50 ani e che grazie alla sua esperienza ci fa apprezzare tutte le bellezza di questo luogo ed anche notare alcuni dettagli molto particolari, disseminati sui muri delle costruzioni portate alle luce negli ultimi 200 anni: alcune delle decorazioni e sculture sono molto curiose perché sembrano in tutto e per tutto identiche a quella che era l’arte figurativa egizia. Posizione dei corpi, abbigliamento, simboli…sono talmente simili a quelli che ho potuto ammirare nei templi in Egitto da far fatica a pensare che si tratti di una coincidenza. E poi simboli ebraici, raffigurazioni che richiamo l’Indocina, un dragone cinese scolpito a bassorilievo sul frontone di un edificio…troppi dettagli per escludere la contaminazione di culture lontane con la secolare e a loro contemporanea cultura Maya. D’altra parte se la natura dell’uomo è sempre stata quella di esplorare, di conoscere, di andare oltre i propri confini e limiti, non è riduttivo pensare che solo Colombo sia arrivato per primo ad attraversare gli oceani? Certo, è vero, non ci sono testimonianze scritte in merito. Ma le testimonianze che stiamo vedendo scolpite sui muri di Palenque sembrano più che sufficienti a lasciare questo interrogativo impresso nella mia mente.

Oltre a mostrarci tutti questi dettagli e ad accompagnarci ad ammirare le strutture più famose del sito, la nostra guida ci fa inoltrare nella giungla e ci mostra i punti in cui altri edifici, muri e scalinate si intravedono sotto il terreno o tra le radici degli alberi.
La giungla è fitta e in lontananza si sente il vociare delle scimmie urlatrici, che ricordano quasi i versi di un grande felino…la nostra guida ci assicura che è difficile incontrare giaguari in zona, al massimo serpenti…insomma, da una parte l’istinto e di fuggire dalle frasche da tutto ciò che nascondono, ma d’altra parte, quando capita di sentirsi così Indiana Jones? 
Salutiamo la nostra fantastica guida che ci ha regalato 3 indimenticabili ore in questo sito, che credo sia da vedere una volta nella vita per tutti gli amanti dei misteri del passato!

Palenque comunque non ha da offrire solo rovine: in zona ci sono alcune meravigliose cascate da esplorare: Agua Azul e Misol-Ha.   .

Noi scegliamo di andare a visitare Agua Azul con i collettivi che partono ad ogni ora dal centro di Palenque, poco lontano dalla stazione autobus Ado, non prima di aver chiesto un pò in giro, alla nostra guida di ieri e al gestore dell’airbnb, di rassicurarci sulla sicurezza dato che le strade del Chiapas sono tristemente famose per gli assalti ai van che le attraversano.
Ci viene assicurato che fino alle cascate possiamo andare senza problemi e che comunque ultimamente la zona è più tranquilla, anche grazie ad alcuni provvedimenti del nuovo governo che hanno reso il viaggiare di giorno nuovamente sicuro. Ad ogni modo, per non rischiare, decidiamo di prenotare per muoverci verso San Cristobal de Las Casas non il van che passa attraverso le montagne del Chiapas ma il bus Ado che le aggira, allungando non poco la corsa ma percorrendo strade “garantite”.

Tornando alle cascate, arriviamo a Agua Azul verso mezzogiorno e con nostra grande gioia con noi sul posto non ci sono più che un paio di decine di persone. Queste cascate sono descritte come spesso piuttosto affollate ma, sarà che si tratta di un giorno infrasettimanale e per di più in durante la stagione delle piogge, questo paradiso è quasi solo per noi.
La cascata principale é stupefacente, basta poi risalire di un poco il meraviglioso concatenarsi di pozze turchesi e cascatelle per arrivare ad un angolino tranquillo dove a tuffarci nell’azzurro siamo solo noi.
Sembra di stare nel giardino dell’Eden, forse la più bella cascata mai vista, batte anche (ma di poco) le cascate da urlo viste mesi fa alle Filippine.
Passiamo il pomeriggio a sguazzare e fotografare fino a che non è ora di rientrare. Partiamo verso le 5 in modo da prendere l’ultimo van che rientrerà a destinazione prima del buio.

Il giorno dopo partiamo in tarda mattinata verso San Cristobal de Las Casas. Ci aspettano 11 lunghe ore di bus, arriveremo a destinazione solo verso le 10 di sera, stanchi ma molto curiosi di conoscere questa città che ha la nomea di essere una delle più bella del Messico.
Arriviamo purtroppo in città sotto la pioggia e anche il giorno dopo al nostro risveglio lo scenario è pressoché immutato. Scrosci di pioggia violenta si alternano ad una pioggerella fitta interrotta solo da brevi break. Siamo nella stagione delle piogge d’altra parte e questo può capitare, anche se ci dicono che nella maggior parte dei casi si tratta solo di acquazzoni serali… Questa settimana però un’ondata di maltempo imperversa in tutto il sud del Messico, possiamo farci poco, nei break tra le piogge riusciamo a girare un pò il centro della città, che è molto carina ma più “città” di quel che ci aspettavamo. Le strade sono cariche di auto parcheggiate e in movimento, che rendono il paesaggio decisamente meno pittoresco, tranne per le due arterie pedonali che portano dalla cattedrale al mercato e alla Iglesia de Guadalupe. 
Sarà che nei confronti di questa città avevamo aspettative altissime, sarà il maltempo, sarà che abbiamo già in memoria decine di belle cittadine coloniali, ma la tanto desiderata San Cristobal un pochino di delude.
Bene ma non benissimo.
C’è però da dare a Cesare quel che è di Cesare: io, fanatica dei mercati e delle artesianie, qui mi trovo in un paradiso felice. Il mercado attorno al convento di Santo Domingo, il mercado de Los Dulces, i negozietti lungo la real de Guadalupe e la Avenida 20 de Septiembre sono una gioia per gli occhi e insieme un dolore, in questo momento vorrei avere la carta di credito di Paris Hilton e la valigia di Mary Poppins. La bellezza! E i colori! Comprerei tutto…scendo a patti con portafoglio e spazio portandomi via una coloratissima cintura, una blusa indigena che mi ricorda tanto una sfilata di qualche anno fa e una giacca di jeans con la schiena ricamata a mano. Il tutto per meno di 50 euro.

Nei dintorni di san Cristobal ci sarebbero diverse attività e bellezze da esplorare: il Canyon del Sumidero e il pueblo magico Chiapa de Corozo, il parco dei laghi del Chiflon con relative cascate, giri a cavallo, pueblitos indigeni…ma con questa pioggia quesi interrotta le gite naturalistiche sono off limits.
E’ giusto pensabile andare a visitare i pueblitos di San Juan Chamula e Zinacantan, il primo famoso per una chiesa dove si mescolano tradizioni indigene e apparenza cristiana, il secondo per i tessili creati dalle donne del luogo.
Andiamo a san Juan Chamula ma la situazione non ci fa impazzire: si paga per entrare in chiesa e appena dentro le guide ti offrono spiegazioni, ovviamente a pagamento, mentre la gente del luogo è impegnata nelle sue preghiere e rituali. Insomma, sembra di voler commercializzare loro credenze. Non ci piace, e ce ne andiamo velocemente. Per il resto il paesino non ha nulla da offrire, si è rimesso a diluviare, quindi torniamo a San Cristobal e decidiamo di ripartire il giorno dopo in cerca di un clima più mite e possibilmente di sole.

Abbiamo di nuovo voglia di mare, ed è il momento di raggiungere la costa del Pacifico e lo stato di Oaxaca, che conta tra le sue bellezze la surfista Puerto Escondido, la tranquilla Mazunte, la hippie Zipolite, il selvaggio parco di Chacahua e la più turistica Huatulco. C’è l’imbarazzo della scelta ma noi non abbiamo dubbi: la prossima meta per noi sarà l’esotica e surf oriented Puerto Escondido.

Pacifico, arriviamo!

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