VILLA DE LEYVA, PLAZA MAYOR
AMERICA LATINA,  COLOMBIA,  TRAVEL

LE ANDE COLOMBIANE TRA PUEBLOS COLONIALI E NATURA: VILLA DE LEYVA, BARICHARA E SAN GIL

Per la seconda settimana di viaggio in Colombia ci aspetta l’attraversata delle Ande, da Bogotà fino a Bucaramanga, da cui un bus notturno ci condurrà fino a Cartagena..

Il tragitto ci porta a incrociare alcuni paesini coloniali che sembrano addormentati agli inizi del 600: Villa de Leyva e Barichara, spesso apostrofati come i “pueblitos” più affascinati dell’intera Colombia.

Prima tappa Villa de Leyva, dove arriviamo nel tardo pomeriggio in bus partendo dalla stazione Salitre di Bogotà (circa 20k pesos). Appena usciti dal caos e traffico perenne della capitale, il paesaggio muta velocemente rivelando alture verdi intervallate da villaggi sonnacchiosi. La strada è stretta e tortuosa, e come sarà una costante in Colombia, distanze di circa 200 km si dilatano in viaggi da 4 o 5 ore.

Arrivati a destinazione raggiungiamo a piedi l’ostello a pochi passi dal terminal, Family Host, dove con circa 10 euro dormiamo in una bella camera privata con bagno. Come ho già accennato i costi della vita in Colombia, a differenza del paese che abbiamo lasciato una settimana fa, il Costa Rica, sono davvero bassi: per dormire con 10/20 euro a notte a seconda di dove ci si trova si può pernottare in ostelli e guesthouse super accoglienti, spesso con inclusa la colazione, e facilmente si può mangiare un pasto completo (zuppa, carne con riso e contorno e succo) a meno di 3 euro. A Villa de Leyva, oltre ai ristoranti turistici del centro dove i prezzi salgono fino a 10 euro a piatto, si trovano vicino al terminal dei bus alcuni semplici comedor dove riempirsi la pancia più che dignitosamente a prezzi veramente stracciati, come il restaurante Tropical, dove ceneremo entrambe le sere che passeremo qui.

Villa de Leyva è un villaggio tranquillo e affascinante, le cui stradine di ciottoli sono incorniciate da casone tradizionali intonacate di bianco, al cui interno si aprono splendide corti ora sede di ristoranti e hotel. Il centro si sviluppa attorno all’immensa piazza principale, Plaza Mayor, una delle piazze più grandi dell’America latina, e si gira tranquillamente in mezza giornata. Ci sono poi molte attrazioni nei dintorni, dalla Casa de Barro, una particolare costruzione realizzata completamente in terracotta, al museo del Fossile, che espone il fossile di un dinosauro vecchio di 120 milioni di anni, alle “pozas azules”, due lagune artificiali balneabili  dalle acque turchesi, o ancora alcuni parchi naturali vicini in cui vagare tra foreste e cascate. A circa mezz’ora da Villa de Leyva si trova anche Raquirà, un paesino famoso per l’artigianato e per le case decorate in colori vivaci.

Ci vorrebbero almeno tre giorni per esplorare la zona con calma, ma avendo noi un appuntamento imperdibile nel giro di pochi giorni, ovvero l’arrivo dei miei genitori a Cartagena, optiamo per una passeggiata a cavallo attraverso il deserto di Villa de Leyva, con uno stop alla casa di barro e alle pozas azules. Contrattiamo la passeggiata della durata circa due ore, per 40 mila pesos (circa 11 euro), con un’agenzia che si trova nella piazza, proprio di fronte alla chiesa. I cavalli che monteremo ci aspettano liberi in un grande prato ai margini del paese e con mio piacere sembrano ben curati e pasciuti.
Cavalcare è un’altra delle mie grandi passioni sopite dal tempo, dopo tanti anni di equitazione da ragazzina e alcune passeggiate qua e là in età più adulta, sono ormai tanti anni che non monto in sella. Qui in Colombia, come già in Nicaragua o in Messico, è facile vedere cavalli pascolare liberi ai lati delle strade o uomini che attraversano i paesini in sella ai loro destrieri, c’è una tradizione e una cultura equestre ancora molto forte, quindi, quale posto migliore per rispolverare questo amore che viene da lontano?
E devo dire che il momento in cui la nostra guida ci ha dato il via per una galoppata sono riemerse forti le emozioni e mi hanno riportata indietro nel tempo, a quando avevo 14 anni e correre al galoppo lungo un fiume mi sembrava la più perfetta espressione di felicità.

Questo viaggio è diventato una riscoperta di me stessa, di quello che davvero mi appassiona e mi rende felice: leggere, scrivere, stare in acqua, cavalcare, vorrei iniziare anche a disegnare….è un pò che ci penso e appena mi fermerò da qualche parte un buon blocco con matite è il primo acquisto che vorrei fare.

Arriva mercoledì mattina e lasciamo Villa de Leyva. Per raggiungere Barichara dobbiamo prendere prima un mini-bus per Tunja e da lì un secondo bus per San Gil, dove arriviamo poco prima del tramonto. Potremmo aspettare un ora il terzo ed ultimo bus per Barichara, ma decidiamo di concederci un taxi che in circa 20 minuti ci lascia sotto le porte dell’hotel. Il costo totale del viaggio sarà di circa 50k pesos a testa (15euro). A Barichara dormiamo in uno splendido hotel realizzato in una casona tradizionale, La Mansion de Virginia, con un delizioso patio verde, a due passi dalla piazza principale, per 18 euro inclusa una super colazione.

Barichara è un piccolo paesino arroccato sulle montagne in cui nulla sembra essere cambiato negli ultimi 4 secoli. Le stradine sono un saliscendi continuo, e raggiungendo la cappella de Santa Barbara, nel punto più alto del paese, si ha una splendida vista sia del paese che delle montagne circostanti. Da qui parte il Camino Real, una bella passeggiata di circa 2 ore in una piccola strada lastricata risalente a tempi coloniali, che porta fino a al villaggio di Guane. Noi presi dalla pigrizia preferiamo continuare a vagabondare per Barichara, osservando le case basse su cui spiccano porte dipinte in colori pastello e fiori variopinti, anche perché decidiamo di tornare entro la notte a San Gil per visitarla prima di partire il giorno successivo per Bucaramaga, da cui parte il bus che ci porterà sul caribe.

Purtroppo queste tappe sono davvero di corsa, ci sentiamo un pò “collezionisti di cartoline”, come forse eravamo all’inizio del nostro viaggio, quando in 11 giorni siamo riusciti a saltare alla velocità della luce da un punto all’altro dell’immenso e bellissimo Rajasthan….Da tempo ormai abbiamo capito che il lato più prezioso di un viaggio a tempo (quasi) indeterminato è proprio il lusso di concedersi del tempo, il tempo di scoprire che anche il paesino che pur sembrare più insignificante ha tanto da offrire, il tempo di fare si che emergano i lati nascosti. Per questo oramai da tempo facciamo il possibile per evitare di avere scadenze: le Filippine sono state esemplari da questo punto di vista, quando pur di avere ancora un pò di tempo in paradiso abbiamo cancellato il volo forzatamente prenotato un mese prima per poter entrare nel paese, e ricomprato da capo il passaggio che ci avrebbe portati in Messico. Da allora solo due appuntamenti hanno forzato la nostra discesa verso sud: l’arrivo della famiglia di Joh a Cancun e ora quello dei mei a Cartagena. Non si può dire che non siano due ottimi motivi.

Comunque anche a San Gil scopriamo che ci sarebbe di che passare allegramente un paio di giorni senza annoiarsi: questa è considerata la capitale colombiana degli sport estremi a contatto con la natura: rafting su fiumi impetuosi, parapendio, bunjee jumping, zip line, arrampicata…ce n’è per tutti i gusti. Ci sarebbe piaciuto fare il rafting sul rio Suarez, considerato uno dei migliori punti per questo sport in Sud America per le sue rapide, ma l’escursione porterebbe via tutta la giornata, e noi entro metà pomeriggio dobbiamo metterci in viaggio.
Poco male, sappiamo già che anche nella zona dei Caraibi con i miei genitori non riusciremo a vedere tutto con la calma che meriterebbe, quindi abbiamo già almeno due buone ragioni per tornare un giorno in questo meraviglioso paese.

Dopo un giro in città e alcune commissioni partiamo venerdì pomeriggio verso Bucaramanga, percorrendo una delle strade più spettacolari mai viste nel nostro viaggio: il bus percorre 3 ore di curve arrampicandosi su montagne lussureggianti, proseguendo poi al lato di una gola spettacolare, sul cui fondo scorre il Rio Umpala. Sarebbe meraviglioso fare questo percorso con la propria auto, così da potersi fermare ad ammirare questo paesaggio incredibile e magari passare una notte più avanti, dove la strada costeggia un bellissimo torrente immerso nel verde che si rompe in pozze cristalline e piccole cascate. Una natura veramente esplosiva, da cui non si può non rimanere incantati.

Il viaggio scorre veloce ed arriviamo a Bucaramanga in largo anticipo rispetto al nostro bus notturno, in partenza alle 9. Ceniamo con calma e poi aspettiamo nella zona dedicata alla compagnia che abbiamo scelto, Berlinas. Abbiamo viaggiato tutte le volte possibili con loro, i bus sono comodi, puliti, puntuali e con schermo individuale, e anche il lungo viaggio fino a Cartagena scorre liscio e tranquillo.
E’ così che alle 10 circa di sabato mattina scendiamo nel caldo afoso di Cartagena: siamo arrivati alle porte della perla più lucente dei Caraibi, la città senza dubbio più famosa e più fotografata della Colombia, che ci attira come mosche al miele e che visiteremo assieme a due compagni di viaggio di eccezione: la mia mamma e il mio papà, in arrivo tra poche ore…ma questo sarà il prossimo capitolo, per intanto benvenuti a Cartagena de Indias!

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