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GIPSY BOHOL: LA BELLEZZA SUSSURRATA DI UN’ISOLA DAI MILLE VOLTI

Siamo arrivati alla sesta tappa della nostra avventura filippina. Dopo El Nido e Coron, Boracay, Cebu e Siquijor, eccoci a Bohol. Questa isola è conosciuta principalmente per le “Chocolate Hills” una distesa di colline che con la stagione secca sembrano ricoperte di polvere di cacao, oltre che per essere l’habitat dei tarsi, i più piccoli e dolci primati esistenti. Collegata a Bohol da un ponte, la più piccola Panglao è invece conosciuta per le belle spiagge. 

Questa è una coppia di isole in cui è bello potersi spostare liberamente in scooter con un piccolo bagaglio, dormendo dove ti porta il cuore. Seguendo i consigli di due ragazzi che hanno fatto lo stesso, contattiamo un albergo vicino al porto di Tagbilaran, dove fermarci l’ultima notte, noleggiare gli scooter e pregare la receptionist di tenerci le valigie (Harbour Garden Inn a Tagbilaran). Fortunatamente la santa donna accetta quindi sbrigate queste formalità partiamo per Panglao e ci sistemiamo al Coco Farm, un ostello delizioso con capannine in bamboo immerse in un giardino a circa 10 minuti dalla più turistica (e cara) Alona Beach. Plus non da poco, qui mangeremo da dio a prezzi piccoli piccoli.

La sera partiamo con l’esplorare Alona, una spiaggia bianca e piena di ristoranti e locali. Bella, ma il mare non è dei migliori che abbiamo visto qui (le filippine ci hanno viziato?), stiamo già pensando che resteremo poco, quando notiamo un diving dal nome spagnolo, Piratas. Più per curiosità che per convinzione ci fermiamo per due chiacchiere e a chiedere i prezzi. Beh non so come  ma nel giro di 10 minuti di chiacchierata con il responsabile Karim, io e Armanda finiamo a prenotare il corso di Open Water per la mattina successiva! 

Sembra proprio che le esperienze che porteremo nel cuore insieme a queste isole siano destinate a riempire una valigia di ricordi. Sono moto felice, da anni desideravo provare a immergermi, forse in fondo da quando, da bambina, vedevo il mio papà buttarsi in acqua con muta e bombole e riapparire dopo quello che a me sembrava tantissimo tempo con un gran sorriso; ma eccomi a quasi 35 anni senza avere mai provato. Sembra che questo sia il momento perfetto. Johnny decide che non fa per lui quindi mi lancio in questa avventura senza la mia mezza mela, ma penso, se non ora, quando?

Eccoci quindi alla nostra prima prova con le bombole: la sensazione di respirare con la testa immersa nell’azzurro è incredibile, estraniante e naturale allo stesso tempo, e lo sarà ancor più nelle 4 immersioni dei giorni successivi. Il mondo che si nasconde sotto la superficie delle acque blu di Panglao è stupefacente: pareti verticali di coralli e poi anemoni, bruchini coloratissimi, pesci palla, pesci leone, famigliole di nemo….sembra di stare in un documentario, è veramente un’altro mondo, vario come quello che ci circonda sotto la luce del sole ma ancora tutto da esplorare. E poi la sensazione bellissima di farne parte, di diventare per magia come un essere mitologico, capace di fondersi con questo mondo colorato. Mi sento un pò Ariel, chioma rossa e strega cattiva a parte 🙂

Il corso corre veloce ed eccoci dopo 3 giorni certificate “Open Water”, pronte per altre esplorazioni sottomarine in giro per il mondo. La sera i ragazzi del diving organizzano una piccola festa e ci invitano per festeggiare, ed è così che ci troviamo al centro di questa piccola ma compatta comunità ispanica trapiantata in un’isoletta asiatica. Persone con vite, situazioni ed anche età diverse – una tra tutti Africa, la più incredibile e energica over 60 mai conosciuta, in procinto di diventare dive master- ma tutte accomunate dallo lo stesso desiderio di trovare una strada alternativa allo stile di vita europeo e al lavoro da cartellino.

Sono già passati 3 giorni che alla fine abbiamo trascorso solo ad Alona, se non Johnny che nonostante fosse solo e in una giornata di pioggia si è già avventurato all’esplorazione di Bohol, e ne è totalmente entusiasta. Come arrenderci al fatto che ci rimane solo una giornata prima di dover ripartire per Cebu? Sarà per questo che quando dopo 3 lunghe ore di scooter scopriamo una spiaggia che nonostante i nostri “vizi” riesce ancora a lasciarci a bocca aperta…decidiamo che proprio non possiamo andare via.

Ci rimettiamo a smanettare fino a che non scopriamo che cancellare il nostro volo ha un costo decisamente più ragionevole che cambiarlo…quindi….ci regaliamo altre due settimane in questo paradiso chiamato Filippine! Riprenotiamo un nuovo volo e finalmente con il cuore in pace ci apprestiamo a goderci altri 4 giorni di Bohol. Perché non abbiamo pensato prima a questa opzione? Boh, non immaginavamo che cancellare un volo e ricomprarlo potesse costare decisamente meno di cambiarlo, per fortuna l’illuminazione è arrivata in tempo!

Siamo ad Anda, un paesino molto tranquillo e ancora decisamente fuori dai circuiti più turistici, sulla punta sud est di Bohol. Qui ci sono alcuni resort di livello e un paio di guesthouse al centro del paese: noi troviamo posto per 14 euro a notte nelle camere dietro al’Hangover, un ristorante bar a due passi dalla spiaggia, gestito da una coppia tedesco/filippina che ci delizia con birre ghiacciate (una rarità qui) e cene da leccarsi i baffi. Per il resto Anda offre giusto alcune panetterie, un paio di altri ristoranti e una lunga spiaggia bianca e tranquilla, purtroppo vittima di forte marea che la rende spesso poco adatta ai bagni. Ma chiusene, per noi si sta da dio!

Dopo un giorno di relax decidiamo di esplorare l’entroterra. Esiste infatti a circa 45 minuti da qui una zona collinare dove si coltiva il riso e che pare promettere viste mozzafiato, più una cascata che stuzzica la nostra voglia di avventura. Sarà una tra le più belle giornate filippine, persi nel verde delle risaie a terrazza, assieme ai bambini della zona che ridono e sgomitano per farsi fotografare, e poi ancora immersi nelle acque color smeraldo della Can-Umandad Fall, con piccole lagune e pozze effetto Jacuzzi.

In tutta la giornata incontreremo forse altri due turisti stranieri, in compenso tutti i locali in cui ci imbattiamo ci sorridono e hanno voglia di scambiare due chiacchiere nel loro inglese traballante, è forse il primo posto in cui ci immergiamo nella vita vera filippina, al di là del mondo turistico. Una vita dura, spesso molto umile, ma non vedremo mai la povertà, quella cattiva che ti sbatte addosso nelle grandi città e sa di dolore e miseria. Qui non ci sono lussi e forse anche poche comodità, ma ognuno ha la sua casetta e un piatto a tavola, si vede dignità e occhi sorridenti. Un solo cruccio per i bambini che incrociamo nelle strade e sui campi: evidentemente qui non li attendono molte possibilità e, in un mondo che corre a questa velocità, ci risulta difficile pensare che la vita fatta di piccole cose dei loro genitori o nonni possa bastargli a lungo… Ecco un’altra grande sfida per il governo filippino, fare sì che questi ragazzini non vanno a ingrossare le file di chi vive ai margini della società nelle grandi città e trovino una loro strada. Almeno, questo è quello che ci auguriamo.

Tornando alla nostra esplorazione di Bohol, dopo 3 giorni abbandoniamo Anda un pò a malincuore per andare verso il centro dell’isola a vedere le famose Chocolate Hills. In questo periodo non sono proprio “cioccolatose” ma la vista dall’alto merita uno stop.  Quello che ci entusiasma di più è noleggiare un quad e avventurarci nei palmeti ai piedi delle colline, il percorso è quel tanto che basta accidentato da essere parecchio divertente, al resto pensa la guida tirandoci in mezzo in una serie di foto assurde ma che ci regalano una buona mezz’ora ora di ilarità…guardare per credere!!!

Ripartiamo e ci dirigiamo verso Loboc, un paesino attraversato da un fiume verde smeraldo dove passeremo l’ultima notte prima di rientrare a Tagbilaran (dove la santa receptionist ancora tiene le nostre valige). Lugo la strada passiamo attraverso una bella foresta che richiama i boschi del centro Europa, la Man Made Forest, sicuramente un’attrazione a queste latitudini, poi ci fermiamo per attraversare due vecchi ponti sospesi in bamboo che regalano una bella vista sul fiume. Tra una cosa e l’altra arriviamo a Loboc che è già buio, vaghiamo fino a trovare una stanza a prezzo equo e ci concediamo una (dignitosa) pizza prima di svenire cotti dalla giornata. 

Nell’ultimo giorno a Bohol dopo le avventure tra mare, risaie, cascate, colline e foreste ci manca giusto all’appello un fiume: eccoci quindi a esplorare il Loboc River affittando degli strani aggeggi, dei simil pedalò formati da una bici montata su due pattini galleggianti. Fatica da proverbiali 7 camicie a parte, il fiume è bellissimo e molto “apocalypse now”: acqua verde e palme a non finire con qualche liana che sfiora l’acqua, per la gioia della scimmia che è in Joh che non se ne fa sfuggire una.

Tornati a riva chiudiamo il giro con un passaggio al Tarsier Sanctuary a Corella, dove un’associazione si occupa di proteggere l’habitat naturale dei tarsi e di promuoverne la conoscenza. La visita prevede un giro in un boschetto dove le guide ogni mattina scovano le scimmiette addormentate tra le foglie, così da poterle mostrare ai visitatori, pregati di stare in assoluto silenzio per non disturbarne il riposo. Pare infatti che questi piccoletti siano estremamente sensibili a rumori, luce o forti stimoli, tanto che arriverebbero a suicidarsi in caso di eccessivo stress. Altro che esaurimento da scrivania! Li osservo a debita distanza ma grazie allo zoom della mia macchinetta ecco a voi un primo piano di questo piccolino che non supera i 10 cm, ben abbarbicato al suo alberello.

Con questo nuovo dolcissimo amico si conclude il nostro vagabondaggio per Bohol, l’isola che si aggiudica al momento la palma di nostra preferita. Non avrà le scogliere mozzafiato di Coron o la spiaggia da cartolina di Boracay, ma qui si respira un’aria diversa, più autentica, se vogliamo usare una parola un pò inflazionata. Ma così è: Bohol è un’isola dalla bellezza meno sfacciata, che si lascia scoprire poco a poco solo da chi ha voglia di perdersi tra le sue strade che si snodano tra palme, mare azzurro e paesini con l’aria profumata di pane caldo. Una bellezza che bisogna conquistare, con un pò di fatica e spirito d’avventura, ma che entra nel cuore e lì rimane, innalzando ancora di una tacca l’asticella che i luoghi che verranno avranno come metro di paragone. Perché se è certo che ogni luogo alla sua bellezza, ora sappiamo che quella di Bohol è la bellezza che fa per noi.

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