LA PASSEGGIATA LUNGOFIUME
AMERICA LATINA,  COLOMBIA,  TRAVEL

GIPSY CALI, BELLA VITA A SUON DI SALSA

Eccoci infine arrivati dopo l’avventura nelle Eje Cafetero (leggi qui) all’ultima tappa “must” del nostro viaggio colombiano: Cali, ufficialmente Santiago di Cali, dagli insider conosciuta come la vera e unica capitale mondiale della Salsa.

Tante sono le canzoni che eligono Cali a loro musa e tutti ne cantano l’anima fiestera, calda, che ti si appiccica e fa si che tu non te ne voglia più andare. Una della mie canzoni preferite la definisce come “la succursale del cielo”. E qui si ci si sente un pò in una dimensione celeste, surreale, in cui il tempo prende un ritmo tutto suo, fatto di risate, “siestas” e “pasitos”.

Devo dire che la città in sé non è poi granché. C’è chi dice il contrario ma noi, pur essendoci rimasti ben una decina di giorni, non abbiamo trovato grandi bellezze. Qualcosa c’è per carità, ma paragonato alle altre maestose città colombiane devo dire che è poca cosa.

COSA FARE A CALI

C’è il centro, con la Chiesa “La Eremita”, la plazoleta Jairo Varela, speciale non tanto per la piazzai se ma per l’unico museo della salsa esistente al mondo, la passeggiata pedonale lungo fiume, disseminata di gente che dalle panchine si guarda in giro e di sculture di gatti realizzate da vari artisti, Calle la Escopeta con i suoi murales.
C’è il barrio San Antonio, quartiere coloniale nonché il più caratteristico e “alla moda”, con bei localini e ristoranti.
C’è la Galeria Alameda, il mercato dove perdersi per poi assaggiare i piatti della deliziosa gastronomia della valle del Cauca.

Ci sono anche alcune cose da fare nei dintorni della città, come l’escursione al Cristo Rey, versione in piccolo del famoso Cristo Redentore di Rio, o la più faticosa escursione al cerro de las Tres Cruces, una montagnetta che domina la città, scalabile con 8km di sentiero in salita, ma che pare promettere viste mozzafiato.
C’è infine il Rio Pance con la quebrada Chorro de Plata, il fiume e la cascatella sulle montagne vicine a Cali, la meta favorita dei caleni per un bagno rinfrescante che pare nei weekend si trasformi in una vera festa.

Dico pare, perché alla fine noi da Cali non ci siamo mai mossi. Siamo stati letteralmente risucchiati in una routine che prevedeva: dormire, mangiare, ballare. E poi ripetere.
A Cali non si può restare immuni al fascino della salsa, che si sia estimatori o meno. A Cali si respira salsa, e la festa non si ferma nemmeno per un giorno. Scopriamo che qui sono moltissimi i turisti che arrivano appositamente per cosi di salsa o che, come noi, arrivano incuriositi e poi si fanno trascinare dal ritmo fino a restare qui anche mesi tra corsi, serate e risate con i nuovi amici. Si, perché a Cali è davvero facile far amicizia, tra ostelli, prove gratuite (ovviamente di salsa) e le serate di “farra” che portano ogni sera a ballare in un locale diverso della vastissima offerta cittadina.

CORSI DI SALSA E VITA FIESTERA A CALI

Noi, nonostante già ballicchiamo di nostro, avevamo nei nostri “goal” di viaggio un corso di salsa qui a Cali. Qui si balla uno stile unico, particolarissimo e riconoscibile in tutto il mondo, fatto di pasitos veloci e di gioco di gambe, grazie al quale i ballerini sembrano volare sul parquet delle piste. Ho sempre voluto imparare a ballare cosi! E quindi ci troviamo già il primo giorno, dopo aver preso posto nella nostra camera all’adorabile (ed eonomicissimo) Mango Tree Hostel, ad iniziare a ballare sulle note del ritmo caleno in una prova gratuita organizzata alla “Topa Tolondra” uno dei club più “hot” del momento. La scuola che organizzava la prova, Arrebato Caleno, si trovava poi giusto a 10 minuti a piedi dal nostro ostello, ed è così che il giorno dopo ci troviamo a fissare 10 ore di lezione per provare ad imparare i rudimenti di quello che è un vero e proprio ballo a sé, la salsa calena.

Mentre scopriamo le fatiche e le gioie dei corsi e dell’inarrestabile vita notturna, dato che ogni sera ha il suo locale “hot” dove andare a fare festa, nel nostro ostello iniziamo a conoscere i personaggi che renderanno veramente indimenticabile la nostra permanenza qui: il poeta Carlos, il curandero Christian, la receptionist notturna Sophia, il tatuatore Juan David, il colto medico Louis e la sua focosa fidanzata Luz, tutti più o meno abitanti stabili dell’ostello, che con meno di 7 dollari a persona offriva camere semplici ma pulite, colazione e pure una piscina. In pochi giorni si è creata una specie di strana “famiglia”: ci vedevamo per la colazione e una pigra mattina di chiacchiere, poi ci salutavamo ognuno diretto verso le proprie attività per poi rivederci prima di cena per un’altra lunga sessione di chiacchiere e a volte danze.

Già in altre occasioni abbiamo potuto constatare come in viaggio si creino legami speciali in tempi davvero brevi per i nostri standard da “settled”: sarà che in viaggio non hai barriere, ruoli da ricoprire, maschere da portare, sarà che i discorsi non sono mai banali, sarà che si arriva tutti da esperienze diverse ed egualmente forti, ma è facile raccontare a semi sconosciuti cose che magari avresti quasi difficoltà a raccontare ad amici di lunga data. Ed è così che il tempo scorre rapido e noi continuiamo ad aggiungere notte su notte alla nostra permanenza al Mango Tree.

Dopo 10 giorni non abbiamo tutta questa voglia di andare via, ma il nostro ostello…chiude. Si l’attività è stata venduta e riaprirà dopo alcuni lavori con il nome La Vaina Hostel, ed è stata venduta purtroppo poco prima del nostro arrivo, perché se si fosse presentato a noi come in vendita, ecco, non ci avremmo pensato due volte! Era proprio questa l’opportunità che cercavamo, l’incastro perfetto che fa si che un posto sembri proprio aspettare te. Avremmo tanto voluto fosse così con il Mango Tree, ma qualcuno ha avuto il suo incastro perfetto prima di noi, ed anche se un pò ci spiace che non sia capitato né qui né altrove nonostante le nostre antenne ben tese, non disperiamo e conserviamo il sogno che prima o poi, magari quando meno ce lo aspetteremo, questo piccolo miracolo si possa compiere.

Ripartiamo da Cali decidendo di dirigerci verso la frontiera con l’Ecuador. Ci sono un’altro paio di posti che ci sarebbe piaciuto visitare qui in Colombia, come il meraviglioso Cano Cristales, un corso d’acqua unico che mondo che grazie a un fenomeno di microrganismi si colora di colori vivaci prendendo il nome di “Rio de los 7 colores”, meraviglioso ma difficile (e costoso) da raggiungere; ed ancora il pacifico della costa del Chocò, luogo selvaggio ad oggi poco toccato dal turismo e quindi super autentico, ma ottobre non è la migliore stagione per il mare a queste latitudini…quindi, nuvole per nuvole, ci giocheremo la quota mare sul pacifico ecuadoriano.

Ma prima di lasciare Cali e dire a voi arrivederci alla prossima puntata, voglio salutarvi con la lista dei locali imperdibili per vivere la vera esperienza della noche calena.

DOVE BALLARE A CALI, LA CITTA’ CHE NON DORME MAI

La topa Tolondra: vicino al centro, ambiente internazionale ma non esclusivamente “gringo”, è pieno praticamente ogni giorno, dal lunedì alla domenica. La Topa è sempre una buona opzione, anche se per immergersi nel più autentico ambiente di cali bisogna cercare altrove dato che qui spesso sono più gli stranieri che i locals! Qui si tengono anche, prima della vera e propria festa, alcune lezioni gratuite di salsa e bolero, come ad esempio con la “nostra” scuola Arrebato Caleno.

Siboney, un locale storico gestito da un fantastico ex organizzatore di mega eventi di salsa in mezza America Latina. L’ambiente e la musica sono fantastici ma attenzione, si riempie tardi. Noi ci siamo stati di martedì, ma ci hanno detto che va forte soprattutto venerdì e sabato.

El Rincon de Herbert. Più che una discoteca, è un localino che sfocia in uno spazio all’aperto che quasi sembra un parcheggio, ma è molto apprezzato dai locals e ha una bella atmosfera, soprattutto il giovedì sera.

El Chorrito Antillano, piccolissimo e 100% local, dove abbiamo potuto ammirare i migliori ballerini di salsa mai visti. Si trova nel barrio obrero e la sua serata è tassativamente il lunedì, quartiere popolare dove è meglio non girare troppo da soli ma dove si trova il miglior ambiente salsero della città. Attenzione, qui si balla presto, alle 19 era già pienissimo e alle 10 iniziava a svuotarsi.
NOTA: Qui vicino, nel barrio Obrero, c’è anche un’altra chicca: il museo fotografico della salsa, dove un fotografo ed estimatore ha raccolto 50 anni di scatti dei più grandi artisti della salsa del mondo, in un ambiente retro dove nel week end si tengono anche eventi con musica dal vivo.

Zaperoco, un locale davvero storico per la salsa a Cali, molto carino e autentico dove ammirare i suonatori di “campana” e maracas che aggiungono quel tocco di “son” DOC alla maestria del dj.

Alternative di cui ci hanno parlato, TinTinDeo e Malamana, “calde” soprattutto nel fine settimana, (noi siamo stai al Malamana il giovedì ed era quasi deserto), mentre il mercoledì pare vadano forte anche il Living Night Club, che nelle altre sere mette anche altri generi, ed il Cefé Mi Tierra. Questi ultimi sono però un pò lontani dal centro.

Ad ogni modo, in qualsiasi giorno della settimana vi troverete a Cali, non mancherà di che divertirvi. Chiedete ai locali qual’è il locale della serata e godetevi la festa, con una sola attenzione: sul tardi a Cali meglio muoversi con Uber o in taxi, dicono che passeggiare a piedi nelle strade buie non sia proprio raccomandabile. Noi abbiamo seguito il consiglio e non abbiamo avuto mai nessun problema ma come dire, meglio prevenire che curare!

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