CARTAGENA DE INDIAS
AMERICA LATINA,  COLOMBIA,  TRAVEL

CARTAGENA DE INDIAS: LA SPLENDENTE PORTA DELLE AMERICHE

Partiamo con una premessa: la zona del Caribe colombiano meriterebbe molto più tempo di quello che gli dedicheremo. Ma quando mesi fa i miei genitori mi hanno proposto di raggiungerci da qualche parte a settembre, non ho avuto dubbi sul dirgli dove: Cartagena! 

Volevo una meta che potesse trasmettere tutto quello che mi fa così tanto amare l’America latina, una meta che in un raggio di (relativamente) pochi km avesse da offrire un mix di storia, cultura, natura e fascino caraibico, e nella mia testa niente meglio che questa regione della Colombia poteva racchiudere tutto questo.

C’è da dire che pensavamo di arrivare in zona entro metà agosto e quindi di avere già avuto un pò di tempo per esplorare la costa prima di viverla con loro, ma come spesso capita in viaggio, i piani non corrispondono alla realtà e anche noi approdiamo a Cartagena poche ore prima del volo che mi porterà la mia mamma e il mio papà. Ci apprestiamo quindi a scoprire questo affascinante lembo di terra, racchiuso tra il mar dei Caraibi e la Sierra Nevada, con tempi da turista ma con una compagnia d’eccezione.

Decidiamo nei 15 giorni che passeremo con loro di dedicare tre notti a Cartagena per poi spostarci a Santa Marta, da cui visitare il parco di Tayrona e Minca, prima di rientrare su Cartagena per volare a San Andres, isoletta dispersa nel golfo di Panama ma che batte bandiera Colombiana e che due anni fa ci ha letteralmente stregati.

Ma procediamo per ordine. 
Cartagena de Indias. 
Solo il nome evoca esotismo, fierezza e un passato glorioso. 
Importante città portuale fin dai suoi albori, in epoca coloniale raggiunse il picco del suo splendore. Porta d’accesso dell’America del Sud, da qui transitava ogni tipo di merce dando vita a un’incredibile ricchezza, testimoniata dallo sfarzo del meraviglioso centro storico, che oggi incanta milioni di visitatori ogni anno.
Così tanti che spesso lungo il percorso dei viaggiatori che attraversano l’America latina si sente spesso (s)parlare di Cartagena come ‘bella, ma troooppo turistica’. Vi dico subito che si lo è, Cartagena é tanto tanto turistica, ma è uno di quei luoghi talmente magici da giustificare al 100% la sua popolarità e che davvero merita di essere visitato da ogni viaggiatore una volta nella vita.

Noi arriviamo in città in un afoso sabato mattina e a dire il vero il primo impatto non è così roseo: il terminal dei bus è a km dal centro città, fatichiamo non poco a trovare un Uber e quando finalmente montiamo in auto, il paesaggio che scorre dal finestrino è tutto fuorché idilliaco: la periferia della città è caotica, sporca e fatiscente, sappiamo bene che la povertà in Colombia è un problema reale, ma non ci aspettavamo di trovarne tanta in una zona sulla carta così prospera. 

Scopriamo così che la città si divide nettamente in 3: la zona delle periferie, dove vivono tutte quelle persone che lottano ogni giorno e con tutti i mezzi per ‘salir adelante’, andate avanti; la zona di Bocasgrande, ovvero la striscia di terra su cui sorge la parte moderna e ricca della città, con il suo skyline di grattacieli che tanto ci ricorda Panama; infine il centro storico, composto dalla ‘Ciudad Amurallada’, o barrio San Diego, e il barrio di Getsemanì, che rappresentano la nuova Colombia, in rinascita grazie all’ondata di opportunità che il turismo ha portato con sé nell’ultimo decennio.

Noi abbiamo scelto di alloggiare nella zona di Getsemaní, ex barrio popolare che oggi é il prediletto di giovani, mochileros e da chi cerca un lato della città un poco più autentico del patinato centro amurallado. Ci sistemiamo in hotel, il Madgalena, e dopo un primo pranzo a base di pesce in un localino senza protese (a circa 2 euro, amo la Colombia!) andiamo verso l’aeroporto per accogliere gli ospiti d’onore.
Che bello averli con noi in questo angolo di Caraibi così speciale! 

Giù le valige e ci lanciamo nell’esplorazione. Bastano pochi passi fuori dal nostro hotel per per essere risucchiati in un mondo di colori, illuminato dal sole che filtra dalle bandierine appese ai tetti sopra alle nostre teste, mentre dalle porte aperte delle case, dipinte in ogni tono dell’arcobaleno, si spandono nell’aria le note della cumbia.
Nelle strade di Getsemanì si alternano ostelli, ristoranti popolari e più ricercati, case private davanti alle quali siedono gruppetti di locali più o meno agéees intenti a osservare il via vai, carretti ricolmi di frutta a cui dopo il tramonto si aggiungano quelli dei venditori di street food.
A Getsemani si respira vita.
Turismo, ma non solo.
Terminiamo la giornata concedendoci in onore dei miei una cena in uno dei ristoranti più belli della zona, con tanto di orchestra in smoking, per la folle cifra di 15 euro a testa (senza vino, ma tant’è). Ho già detto che già amo la Colombia?

Il giorno dopo ci dedichiamo alla scoperta della zona interna alle mura e se Getsemaní colpisce per la vitalità, qui si resta senza parole per la grandiosità. Ogni via, piazza o palazzo sono da fotografare. Facciate color pastello esaltate da decorazioni candide e balconi elaborati, più grande e ricco é il balcone, più importante era chi abitava il palazzo. Portali in legno decorati su cui spiccano grandi batacchi in ferro a foggia di iguana, leone o sirena, spesso a simbolo dell’occupazione del proprietario. E poi fiori, frutta tropicale ad ogni angolo, i colori degli abiti delle palenqueras…una passeggiata nel centro di Cartagena lascia ebbri. 

Certo, devo ammettere che sembra di passeggiare in una cartolina, nel senso che qui di autentico é rimasto ben poco
I meravigliosi palazzi sono tutti sede di boutique hotel, ristoranti di lusso o negozi. Tutti piuttosto cari.
Le belle palenqueras che attirano ogni sguardo, con la pelle cioccolato e i sorrisi bianchi, le ampie gonne e i cesti di frutta in testa, semplicemente vendono la loro immagine, e nemmeno particolarmente a buon mercato (ho sentito chiedere circa 5 euro per una foto).
É l’altro lato della medaglia di una città tanto unica e ricco di fascino, che ha trasformato il suo cuore per andare incontro alle aspettative di coloro che l’hanno innalzata a punta di diamante del turismo colombiano.

Ad ogni modo, anche se un pò artefatta, l’atmosfera del barrio di San Diego ha un qualcosa di grandioso ed allo stesso tempo decadente che non può lasciare indifferenti. E’ di una bellezza sfacciata, oggettiva e prorompente.
C’è anche da dire che la zona amurallada è davvero ampia, forse il più grande centro coloniale dove siamo mai stati, quindi basta perdersi un po’ nel dedalo di viette, allontanandosi un po’ dal triangolo racchiuso tra la torre del Reloj, Plaza San Pedro Claver e Plaza Santo Domingo, per trovare degli angoli dove passeggiare lontani da hotel 5 stelle, ambulanti e folle di turisti da crociera.
Una passeggiata verso Plaza de las Bovedas, ex carcere trasformata in mercato artigianale, vi condurrà attraverso stradine incantate fino al bel parque Fernandez de Madrid e poi alla Plaza di San Diego, il luogo perfetto per godersi un pò di refrigerio dalla calura caraibica con una birra ghiacciata.
All’arrivo del tramonto le mura, in particolare all’altezza del Baluarte di Santo Domingo o al Baluarte di St. Francisco Javier, si trasformano nel “place to be” per turisti e cartagenesi , pronti a godersi lo spettacolo della città che si accende di luci, con la striscia di grattacieli alla propria sinistra ed il sole che si tuffa nel mare proprio ai piedi delle mura.

In quanto a mare bisogna purtroppo dire che Cartagena è ben lontana dalla classica cartolina caraibica: le spiagge ci sono ma non sono bianche né il mare é turchese e trasparente, per questo bisogna spostarsi sulle isole vicine o verso il parco di Tayrona…ma hey, già il fatto che il mare ci sia fa balzare questa città tanto bella e viva nella top 3 dei miei luoghi del cuore.

Se tutto questo non bastasse, aggiungiamo la carta nightlife: ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. A Cartagena ogni sera è buona per fare festa, tra i locali ricercati di San Diego e i chioschetti di Getsemanì, i salsa bar di calle 30 e le discoteche di Bocas Grande c’è l’imbarazzo della scelta. E per chi volesse sperimentare qualcosa di diverso la Chiva Rumbera qui é una vera e propria istituzione: un giro notturno per la città su una specie di camioncino tradizionale aperto, condito da rum, canti e balli.
Se dovessimo dare il nostro vademecum per la serata perfetta consiglieremmo di partire con una birra ghiacciata a ritmo di salsa da ‘Donde Fidel’ vicino alla torre del Reloj, per poi cenare alla “Sierpe Cocina Caribe”, ristorante ricercato il giusto e a prezzi ottimi a due passi da Plaza de la Santissima Trinidad a Getsemanì, dove poi fermarsi ad osservare i ballerini di strada con un buon mojito prima di concludere la serata con uno spettacolo di salsa al 1968 Salsa Show o con musica dal vivo all’Havana, praticamente a 50 mt uno dall’altro ed entrambe una garanzia.
Purtroppo non si può esagerare con le ore piccole per chi come noi ha pochi giorni in città, c’è davvero tanto da vedere e il tempo corre veloce!

Noi trascorriamo il terzo ed ultimo giorno andando ala ricerca dei bei murales che arricchiscono le vie di Getsemanì, rendendola una chicca per gli amanti della street art, poi visitando il castello di San Felipe, la fortezza che domina la vecchia Cartagena. Qui, oltre che a scoprire un pò della storia e delle vicissitudini della città, a lungo contesa tra spagnoli, inglesi, pirati e via dicendo, possiamo godere di una bellissima vista aerea di Cartagena e delle sue tre realtà, la ricca e moderna Bocas Grande a destra, il meraviglioso centro storico con il suo bagaglio di viaggiatori e turisti davanti a noi, i quartieri più poveri e degradati dietro di noi. Tre mondi in uno, ma questa è Cartagena, punta di diamante ma anche specchio dell’intera Colombia.

E’ arrivato il momento di lasciare questa straordinaria città, ora il nostro tour alla scoperta de Caribe Colombiano ci porterà verso quella che è la città preferita di tanti viajeros, Santa Marta, che deve la sua fama anche alle meraviglie naturali che la circondano come il parque di Tayrona e la sierra Nevada. Riuscirà davvero Santa Marta a battere la bellezza esotica e prorompente di Cartagena? Lo scopriremo insieme…ma nella prossima puntata!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow by Email
Share on Facebook
Share on Twitter
Share on LinkedIn
Instagram