GRAFFITI IN BOGOTA
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GIPSY COLOMBIA: BOGOTA’ ED IL DESERTO DI TATACOA, I PRIMI PASSI IN UN PAESE MERAVIGLIOSO

É arrivato finalmente il momento di esplorare il paese che più sognavamo nel nostro attraversamento dell’America latina: la Colombia. Un paese grande, che offre paesaggi diversissimi tra loro: grandi città, deserti, sonnacchiosi paesini tra le montagne e spiagge caraibiche. C’è tanto da vedere, ma non è questo quello che più ci ha fatto attendere questo momento con ansia, quanto il desiderio di assaporare la vita, la cultura, la musica, la “sabrosura” latina che in Colombia esplode in un turbinio di colori, suoni e sapori.

Il nostro viaggio parte dalla capitale, Bogotà, nel cuore della cordigliera andina, che con i suoi 2640 mt la colloca al terzo posto tra le capitali più alte del mondo, dopo La Paz in Bolivia e Quito in Ecuador.

Perché partire proprio da Bogotà? Di questa città avevamo letto opinioni discordanti, tra chi ci si è trasferito a vivere e chi nemmeno decide di inserirla nel proprio itinerario, sicuramente non è tra le destinazioni più “hot” del paese, sia metaforicamente che letteralmente, qui il clima è decisamente più fresco rispetto a molte altre destinazioni amate dal turismo in Colombia, e spesso viene additata anche come metropoli poco sicura. Ma, a parte il fatto che il volo più conveniente dal Costa Rica atterrava proprio qui, come sempre vogliamo vedere con i nostri occhi, così che nessuno ci possa mentire, come diceva un vecchio pescatore conosciuto a Cayos Cochinos (https://thegipsysalmon.com/2019/08/25/gipsy-honduras-i-caraibi-di-roatan-e-cayos-cochinos/). Poi la capitale è sempre un buon punto di partenza per immergersi nella vita di un paese.
E vi dirò, Bogotà ha saputo davvero stupirci.

Atterriamo in tarda serata e con il caro vecchio Uber arriviamo velocemente nel nostro ostello nella zona della Candelaria. Prima “scoperta”: Uber qui è illegale, ma non per questo gli autisti si fermano dal lavorare per la piattaforma, nonostante il rischio di pesanti sanzioni. Semplicemente ti caricano dietro l’angolo salutandoti come il più caro vecchio amico. Primo indizio di quanto i colombiani da buoni sudamericani non si fermino davanti alle difficoltà nel trovare il modo di improvvisare e di cavarsela in ogni situazione

Scegliamo di alloggiare nella zona della Cendelaria, ovvero il vecchio centro coloniale e dove si trova la maggior parte dei punti di interesse della città, anche se questa zona ha fama di non essere tra la più sicure dopo il tramonto. Ad ogi modo, l’importante qui è “no dar papaya” ovvero non creare ghiotte occasioni per possibili malintenzionati, del tipo: non andare in giro con il cellulare in mano scorrendo instagram con la testa per aria, non portare ori o oggetti troppo vistosi e costosi con sé, non addentrarsi in vicoli bui e deserti etc etc. Insomma, bisogna sapersi comportare, le normali precauzioni quando si visita una metropoli in un paese che comunque ha ancora una buona parte di popolazione che vive in condizioni di povertà. Perché se l’occasione fa l’uomo ladro, la necessità lo rende audace.
Detto questo, noi mai nelle nostre giornate e serate a Bogotà ci sentiremo minacciati o poco al sicuro, al massimo rientrando in hotel la notte dopo una serata brava terremo i sensi allerta, ma senza che nulla faccia scattare campanelli d’allarme.

Questa zona ad ogni modo mi cattura già dalla prima passeggiata: abbiamo la fortuna di iniziare l’esplorazione di Bogotà in una bella giornata di sole, il cielo è azzurro e terso e ci permette, scendendo per le stradine della Candelaria, di ammirare alle nostre spalle il verde del Cerro del Monserrate che si staglia dietro di noi e giù a valle l’estendersi sotto di noi di questa immensa città.
La luce qui ha qualcosa di speciale, che fa risplendere l’intonaco multicolore della case coloniali e che mi fa amare la Colombia già ad un primo sguardo. 

Iniziamo a scoprire la città con una passeggiata in centro che ci porta dall’immensa e monumentale Piazza Bolivar fino al Museo dell’Oro, con la sua incredibile collezione di cimeli precolombiani, un assaggio della grandezza che queste terre hanno vissuto prima dell’arrivo dei “conquistadores” spagnoli, che come in Messico e in Guatemala, hanno fatto scempio di una cultura e tradizione ricchissima, che chissà altrimenti dove avrebbe portato i popoli di queste regioni?
E’ una domanda che mi faccio spesso da quando viaggio in queste terre affascinanti: come sarebbe andata la storia se Colombo non avesse “sbagliato rotta”? Questi popoli cosa sarebbero stati capaci di fare se non fossero stati sterminai o ridotti in schiavitù?
Uno sliding doors storico su cui si potrebbe dare vita a mille storie.

Dopo il museo dell’oro scopriamo che poco più in là, dal Parco dei Giornalisti, partirà a breve un tour che racconta la storia della città e le sue problematiche attraverso i tanti graffiti che la animano, il Bogotà Graffiti Tour. Decidiamo di unirci e passiamo le successive tre ore camminando a piedi per i vicoli più nascosti del centro, scoprendo le meravigliose opere d’arte a cielo aperto che, oltre a raccontarci tanto della attuale situazione socio politica colombiana, rendono questa città così affascinante.

Terminiamo la giornata con un’altra “gustosa” scoperta: in Colombia con la cifra in cui in Costa Rica mangiavi pollo fritto o con cui in Italia mangi un paio con Coca, qui ceni in un delizioso (in apparenza e sostanza) ristorante con giardino e musica dal vivo, l’Origen Bistro, dove torneremo più volte.
Perché come dice il detto: “pancia (felicemente) piena, cuore contento”, e noi non potremmo essere più d’accordo.

IL DESERTO DI TATACOA
La mattina seguente salutiamo momentaneamente Bogotà per andare ad esplorare uno dei 4 deserti colombiani, nonché uno dei paesaggi più suggestivi di questo paese: Il deserto di Tatacoa – che, per precisione, non è proprio un deserto ma una (bellissima) foresta semi-arida, le cui zone più conosciute sto la zona Rossa, o Cusco, e le zona Grigia, o Los Hoyos.

Come arrivarci? Prima di tutto arrivare fino al Terminal Salitre di Bogotà (taxi o Uber) e prendere un bus fino alla città di Nevia, circa 5 ore più a sud. Da qui c’è poi un minibus che in un’altra ora porta a Villavieja, il pese più vicino al deserto, o direttamente ad una delle guesthouse gestite da locals alle porte del deserto. Attenzione però, l’ultimo parte alle 7! Noi pensavamo di fare questa tratta in giornata ma il primo bus ci metterà ben 8 ore ed infinite fermate per arrivare a destinazione (e qui mi raccomando, a chi volesse seguire questa rotta, assicuratevi che il bus Bogotà-Neiva sia diretto!) e quindi arriviamo a Neiva troppo tardi e ci dovremo fermare qui per la notte.

La mattina seguente ripartiamo senza avere alcuna prenotazione ma il nostro minibus-driver ci consiglia la posada di Dona Lilia, giusto a due passi dall’osservatorio astronomico e dall’ingresso della parte più spettacolare del deserto, Il labirinto di Cusco, o zona rossa.
Da Dona Lilia dormiamo con circa 15 euro in una semplice stanza con bagno, qui le sistemazioni sono tutte molto spartane, ma è decentemente pulito, i proprietari sono molto gentili e preparano anche dei semplici pasti per i loro ospiti…anche perché qui non c’è molta scelta, non ci sono altri ristoranti in vista 🙂

Il pomeriggio, dopo una breve vista dall’alto della zona rossa, che ci riserviamo di esplorare per bene la mattina seguente, sperando di avere una temperatura un pò più clemente (come ogni buon deserto, qui di giorno si schiatta di caldo), decidiamo di esplorare la zona grigia, dove sappiamo esserci anche una piscina incastonata tra le rocce.
Per arrivarci si può camminare un’ora sotto il sole cocente (no, grazie), chiamare uno dei tuk tuk che percorrono il deserto e farsi accompagnare, oppure, come nel nostro caso, avere il padrone di casa che ti affitta la sua moto. Top.
Attraversiamo il deserto tra saliscendi e paesaggi lunari fino ad arrivare alla zona grigia, o Los Hoyos, dove parcheggiamo e iniziamo a scendere in una gola ai cui fianchi sorgono le formazioni rocciose che rendono tanto speciale il deserto di Tatacoa. Sembrano quasi delle stalagmiti, delle colate di roccia, su cui nasce qua e là un isolato cactus.
Un paesaggio incredibile, caldo all’inverosimile, ma incantatore.
La zona più famosa di questa parte è chiamata “la valle dei fantasmi” proprio perché dalla montagna sembra sbucare una folla di piccoli Casper. Bellissimo.
Finito il giro saltiamo le piscine (che sono due vasche artificiali e medio zozze) e torniamo alla vita grazie a un fantastico “granizado de maracuja”, una specie di granitone fatto con frutta tropicale fresca.
Al costo di circa 1 euro.
Ecco un’altro motivo per amare la Colombia.

Terminiamo la giornata con il tramonto dal mirador sopra la zona rossa per poi tornare alla base e godere del fresco che la notte porta con sé. Appena cala il sole alle spettacolari formazioni rocciose si sostituisce l’altra grande attrattiva di questa zona: il cielo. Questo è un punto perfetto per ammirare stelle e pianeti grazie alla posizione ed all’oscurità, e l’osservazione astronomica è una delle attività più amate.
Alle 7 quindi con pochi minuti a piedi raggiungiamo l’osservatorio dove un ragazzo ci mostra tramite un telescopio la luna e alcuni pianeti, ci indica le costellazioni visibili e ci raconta di alcuni dei misteri del cielo. Purtroppo la notte non è limpida quindi non possiamo poi osservare molto, ma la serata è stata comunque molto interessante.

La mattina seguente ci addentriamo nel labirinto di Cusco, nella cosiddetta zona rossa, che è quello che ci aveva fatto mettere questo luogo sperduto tra gli imperdibili del nostro viaggio colombiano. E la realtà non ha deluso le aspettative. Per me uno dei posti più strani ed affascinanti mai visti, guardare per credere.

Dopo due ore di esplorazione torniamo all’ostello, dove ci viene a prendere il minivan per tornare a Neiva, da cui con un bus questa volta rigorosamente diretto rientriamo a Bogotà in tempo per la cena e , dato che è sabato sera, una serata in un minuscolo e affollatissimo salsa bar in cui a un certo punto inizia una jam session di musica tradizionale di stampo afro, tra tamburi, fiati e bongo.
Questa è la Colombia, dove ogni notte si anima una festa per chi ha voglia di viverla!

Restiamo a Bogotà altre due notti, visitiamo il quartiere di Usaquen con il suo colorato mercato domenicale, dove è bello passeggiare tra le bancarelle di artigianato e street food in un clima molto rilassato e festoso, e poi la Zona T, o zona rosa, dove ci sono i negozi più “internazionali” e vari bar e locali più moderni. Carino, ma non la nostra zona preferita.

E’ il momento di salutare Bogotà, è lunedì ed entro sabato mattina dovremo essere a Cartagena per dare il benvenuto ai miei genitori che verranno a condividere 15 giorni di cammino colombiano assieme a noi. Vogliamo fare il tragitto visitando alcuni paesini di cui ho sentito parlare molto bene, dispersi nella sierra colombiana…ma questo è un’altro capitolo….il viaggio in Colombia continua!

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