PLAYA GRANDE, PUNTA UVA
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GIPSY PURA VIDA: 20 GIORNI TRA PACIFICO E CARIBE COSTARICENSE

Approdiamo in Costa Rica il 15 di Agosto. Abbiamo sentito tanto parlare di questo paese: la Svizzera del Centromerica, il paese della biodiversità, del surf e del ‘pura vida’, ma anche la meta più cara e americanizzata dell’America Latina.

Il primo impatto purtroppo non è dei migliori: mentre in tutto il centro/Sud America sia io, italiana, che Johnny, ecuadoregno, non abbiamo bisogno di visto, qui nonostante la residenza in Italia Joh è stato ‘rimbalzato’ in frontiera e siamo dovuti restare una settimana in più in Nicaragua per ottenere il visto.
A farci desistere dal saltare il paese c’è che qui ci aspettano amici, prima Johnannes, un ex collega di Johnny che anni fa ha mollato tutto per rilevare un hotel sulla costa pacifica costaricense, poi la mia cara amica Pat qui in vacanza. La nostra prima tappa una volta superato il problema visto é quindi Samarà, dove vive Johannes, che ha da poco lasciato l’hotel per dedicarsi a sistemare e affittare alcune belle casette in legno e che con nostra delizia si è offerto di ospitarci qualche giorno.

Avremmo volentieri fatto una tappa anche a Tamarindo, più a nord, ma dato che entro massimo tre settimane vogliamo aver varcato il confine del Sud America, decidiamo di puntare direttamente a sud.
Sappiamo che il mezzo migliore per girare il Costa Rica sarebbe un auto o, meglio ancora, un van, ma dato il budget ci affidiamo ai mezzi pubblici. Ci rendiamo presto conto che il livello non é proprio ‘svizzero’: dalla dogana, che attraversiamo nel primo pomeriggio, un primo bus ci porta a Liberia, da cui prendiamo un secondo affollatissimo bus fino a Nicoya, a dove arriviamo poco dopo le 8 di sera, ovvero dopo l’ultima partenza per Samara. Per fortuna Johannes viene a recuperarci ed è così che dopo 7 ore dall’ingresso nel paese (e soli 190 km) siamo pronti per la prima notte costaricense. Qui arriva la prima gioia: Johannes non solo ci ospita, ma cu mette a disposizione una meravigliosa e accogliente casetta in legno tutta per noi!! Siamo commossi. Due piani, con veranda, cucina ed immersa in un giardino tropicale: è uno dei posti più belli da quando abbiamo iniziato a viaggiare! 

La ‘nostra’ casetta dista un paio di km dalla spiaggia più vicina, Carrillo, una perfetta mezzaluna di sabbia dorata orlata da palme, che con la bassa marea rivela scogliere che creano delle piccole lagune di acqua calma. Dieci minuti d’auto più in là c’è Samara, un sonnacchioso paesino casa di moltissimi expat che qui hanno aperto ristoranti, pizzerie, gelaterie… il primo giro in paese, nonostante il “pura vida” ricorrente, utilizzato da chiunque come risposta a qualsiasi domanda, affermazione o saluto, mi sento più in Italia che in Costa Rica!

L’unico grosso inconveniente è che muoversi senza avere un mezzo di trasporto proprio è complicato, molto complicato. C’è un bus che passa ogni due ore tra Samara e la zona dove sorge la nostra casetta, ma per andare oltre e visitare le stupende e incontaminate spiagge disseminate pochi km più a sud serve per forza una macchina o una moto. E qui affittare un mezzo non é cosa da poco: si parte dai 30/35 dollari per una moto fino a un minimo 80 dollari al giorno per una macchina. 

E qui apro parentesi costi: capiamo velocemente che la fama di Svizzera del centroamerica probabilmente è dovuta più ai prezzi che all’organizzazione impeccabile. Un pasto anche nel comedor più semplice non costa meno di 10$, una camera in ostello non meno di 30$, una bottiglia d’acqua al supermercato 2/3 dollari, una lezione di surf parte dai 50$. Indicativamente quasi il doppio dei prezzi delle nazioni vicine. Insomma, nonostante la veste super rilassata, selvaggia e ‘pura vida’, capiamo presto che questa non è una meta da viaggiatori low budget. 

Ad ogni modo, avendo la fortuna di essere ospiti per qualche giorno, riusciamo a risparmiare quel che basta per permetterci di affittare una moto 4 giorni ed esplorare il sud della penisola di Guanacaste, oltre che raggiungere la mia amica Pat in vacanza a Santa Teresa, circa 40 km più a sud di Samara. Da notare che nonostante Samara e Santa Teresa siano tra le zone più turistiche della penisola non esiste attualmente una vera e propria strada a collegarle e quindi tantomeno un bus. Si può optare per uno shuttle che fa il ‘giro largo’ di circa 4 ore al costo di 50$, oppure bisogna affrontare il rally lungo la stradina di terra battuta che sale e scende dalle montagne, attraversando torrenti e fiumi, per costeggiare il Pacifico fino a Santa Teresa. Noi naturalmente optiamo per la seconda possibilità e dopo 3 ore e mezza di sterrato e 5 attraversamenti di fiumi e torrenti approdiamo a destinazione.
Siamo fortunati che la stagione delle piogge quest’anno si sta facendo attendere, altrimenti credo che l’attraversamento del fiume più grande (credo fosse il Rio Ario) sarebbe stato davvero impossibile. Ad ogni modo anche quell’attimo di panico davanti al fiume da guadare è un must dell’avventura Tica!

Arriviamo a Santa Teresa e prendiamo una camera in uno degli ostelli più low cost, il Beach Break Surf, un posto carino e pulito a pochi passi dalla spiaggia. 
Santa Teresa è un’altra enclave di stranieri in fuga: locali, ristoranti e bar hanno tutti quella veste  ‘gringo-oriented’ che fa capire che questo è un posto fatto da stranieri per stranieri. Resta quel tocco ‘wild’ dato dall’unica polverosissima strada di terra battuta che costeggia la spiaggia fino a Playa Hermosa per i circa 7 km lungo cui si svolge la vita locale, scandita dai ritmi del surf. Questa è infatti una delle località più amate per il turismo da surf in centroamerica, e naturalmente Joh non vede l’ora di cimentarsi con le onde. La spiaggia bisogna dire che è davvero notevole: km di sabbi dorata e selvaggia orlata dalle immancabili palme e lambita dalle onde dell’oceano, una spiaggia talmente grande che sembra essere sempre semi deserta, almeno fino  al momento del tramonto, quando surfisti e non si riuniscono per ammirare lo spettacolo del cielo che si infuoca sopra il Pacifico.

Restiamo qui 4 giorni 3 devo dire che anche se certamente non è questo il luogo più autentico che abbiamo incontrato nel nostro cammino, a Santa Teresa male non si sta e saremmo rimasti qualche giorno in più se non fosse per i prezzi più europei che latinoamericani, un esempio su tutti un mojito qui si aggira intorno ai 7/8 euro, quasi quanto nella cara vecchia Milano! Solo un ristorante, il Pura Vida (tanto per cambiare) a due passi dal nostro ostello, ci da delle soddisfazioni con piatti locali abbondanti e saporiti a prezzi decenti. Finché dura, da non perdere!

Salutiamo Pat al termine delle sue vacanze e torniamo a Samara, dove ci godiamo ancora qualche giorno della meravigliosa ospitalità di Johannes: oltre a darci un tetto (e che tetto!), ci accompagna ad esplorare le spiagge vicine, dove le tartarughe ogni notte depongono le uova, con lui e la sua famiglia passiamo belle giornate girando, grigliando e chiacchierando come tra vecchi amici, e dopo tanto tempo in viaggio è una sensazione bellissima. 

Resteremmo a lungo con lui ma ecco che torna la voglia di varcare nuove frontiere, quella molla che ci spinge a lasciare ogni posto dove anche stiamo bene in cerca di nuove avventure. Tra l’altro agosto sta per volgere al termine, e vorremmo arrivare in Colombia, nostra prossima tappa, non oltre la prima settimana di settembre. Dall’amato skyscanner spunta un nuovo volo (nel vero senso della parola dato che aprirà questa rotta) che dalla capitale, San Juan, porta direttamente a Bogotá con meno di 100 euro, lo compriamo subito e decidiamo, per la settimana che ancora abbiamo in Costa Rica, di attraversare ancora una volta la spina dorsale centroamericana per esplorare la costa caraibica del paese. 

Ci sarebbero altre mete interessanti tra i tanti parchi naturali del paese, il parco Manuel Antonio e il Parco Ballena o il Corcovado sul lato Pacifico, il parco del vulcano El Arenal al centro, el Tortuguero a nord est, ma c’è qualcosa che ci spinge al sud della costa caraibica del paese: le rinomate onde di Puerto Viejo, rilassato paesino incastonato tra il parco nazionale di Cahuita a nord e il parco di Manzanillo a sud.
Ci arriviamo con un bus che da Samará in circa 6 ore ci porta a San Juan, dove passiamo una notte prima di affrontare le successive 6 ore in bus senza aria condizionata fino a Puerto Viejo.
La capitale, San Juan, non é sicuramente la più interessante tra le città che abbiamo incrociato in Centro America, ma il centro ci offre qualche ora di tranquilla passeggiata tra i tanti negozietti. Dicono che anche la vita notturna sia degna di nota, ma preferiamo ripartire presto quindi non possiamo confermare le voci.

Il giorno dopo approdiamo a Puerto Viejo attorno alle 3 sotto un cielo grigio plumbeo. Giriamo a piedi per il centro del paesino fino a trovare una camera più che dignitosa a circa 25 dollari all’hotel Puerto Viejo. Anche qui il primo impatto non é dei più felici dato che dopo un’umida passeggiata sulla spiaggia di sabbia nera vicina al centro del paesino dobbiamo tornare in hotel dove passeremo le successive 36 ore sotto una piaggia torrenziale.  Iniziamo a disperare e a pensare di tornare verso il centro del paese quando finalmente al secondo risveglio il sole brilla in un cielo azzurro cobalto.

Affittiamo due biciclette e ci apprestiamo ad esplorare la zona a sud di Puerto Viejo, 12 km di pedalata su una strada tranquilla che si snoda in mezzo alla foresta tropicale, costeggiando una perfetta linea di spiagge dorate praticamente deserte: Cocles, perfetta per il surf, Punta Uva, dove un piccolo promontorio crea una abietta dal mare tranquillo, playa Grande, la nostra preferita, una visione di palme e onde azzurre, fino a Manzanillo, ormai a un tiro di schioppo dalla frontiera con Panama. 

Ok, forse possiamo anche non andarcene tanto in fretta.
A Cocles conosciamo Javier, argentino stabilitosi qui anni fa che vive di surf e con cui passiamo il giorno successivo, Joh tra le onde, io sotto l’ombra del gazebo da cui Javier affitta le tavole, chiacchierando con lui e con tutti i locals che si fermano per un saluto. Lui dice che quello che rende questo angolo di Caraibi speciale è il senso di libertà che si respira: essere chi vuoi, in ogni momento della giornata, a piedi scalzi dal mattino alla sera, seguendo solo il ritmo delle onde. Non hai paura a girare solo la notte e non hai bisogno di metterti la maglietta nemmeno per una cena al ristorante. Dice che dopo aver provato questa vita non è più riuscito a riadattarsi a quella di impiegato di prima. E come dargli torto?
Dobbiamo dire che in effetti qui c’è un’atmosfera molto rilassata, trascinata dal ritmo del reggae che qui va per la maggiore, ed anche se anche qui ci sono tanti stranieri l’impatto è meno “gringolandia” rispetto alla costa ovest, si sente l’influsso della cultura afro e caraibica che porta con sé ovunque la sua “buona onda”. E’ decisamente la parte di Costa Rica che più abbiamo amato.

Per ultima in questo racconto ho lasciato però la cigliegina sulla torta della nostra parentesi costaricense: il parco nazionale di Cahuita, forse meno rinomato dei suoi cugini sul Pacifico, ma in mia opinione di una bellezza disarmante. Si tratta di piccolo promontorio poco più a nord di Puerto Viejo, fatto di giungla e sabbia bianca, dove la natura dà sfoggio della sua miglior espressione di paradiso tropicale.
Entrando dall’ingresso dell’omonimo paesino, raggiungibile con una breve corsa in bus da Puerto Viejo, ci si registra e si lascia un’offerta libera prima di avviarsi lungo il sentiero che costeggia la prima e leggermente più frequentata spiaggia bianca. Dopo circa un’ora si arriva a Punta Cahuita e alla parte del parco che più ci ha incantati: mezzelune candide, acqua turchese, palme alte decine di metri che costeggiano il bagnasciuga allungandosi verso il mare come antiche vedette….e poi addentrandosi nell’interno del parco felci, liane, alberi nodosi che sembrano voler toccare il cielo, rampicanti e foglie alte quanto un uomo. Intorno a noi solo il fruscio della natura, il richiamo degli uccelli e di qualche famiglia di scimmiette che salta da un ramo all’altro. Adocchiamo anche un bradipo nascosto tra le foglie. Un vero paradiso, dove incontriamo solo sporadici altri visitatori.

E ancora una volta penso che di tutte le bellezze viste in questo viaggio è sempre la natura che quando esplode in tutto il suo splendore, meglio ancora se uno splendore affiancato da acque cristalline, batte ogni meraviglia e mi lascia senza fiato.

Qui ecco che voglio chiudere questo racconto sottolineando qual’è a mio parere il più grande merito del Costa Rica, questo piccolo paese incastrato in un territorio che dal Messico all’Argentina è un susseguirsi di incredibili bellezze: l’avere avuto l’intelligenza e la lungimiranza (assolutamente non scontata) di dichiarare parco nazionale è così conservare e proteggere una buona fetta del suo naturalmente ricco territorio nazionale. Per dare un numero, circa il 26% del totale. E se c’è una cosa che il viaggiare mi ha insegnato, è che sono davvero pochissimi i paesi consci della ricchezza intrinseca nel loro territorio, è molto più facile vedere paradisi trasformati in discariche, cementificati da mega complessi turistici che privatizzano le spiagge e distruggono il panorama o ancora affollati a dismisura nell’ottica del massimo guadagno immediato.
Quindi, anche se non posso dire che il Costa Rica sia in assoluto il paese naturalisticamente più bello del centro america, certo ha il merito di sapere valorizzare e proteggere le sue ricchezze e, oggi come oggi, scusate se è poco. 

Resta d’altra parte il paese -immotivatamente- più caro tra quelli visitati fin’ora, e dico immotivatamente perché ha prezzi europei ma un livello di servizio generale nettamente piú basso, inoltre vince la palma del paese in cui ci è risultato più difficile spostarci come viaggiatori ‘da mezzi pubblici’: persino in Birmania le località turistiche erano mediamente meglio collegate! Insomma, non è un paese da mochileros nè quello che più ci è entrato nel cuore tra quelli che abbiamo attraversato in questo viaggio, ma bisogna dire che in quanto a inclinazione ecofriendly é al momento il paese in cima al nostro personale podio. 

Ora è però momento di salutare anche il verde Costa Rica di dispiegare le ali verso la prossima meta: ci aspetta la colorata, festaiola e multiforme Colombia, patria del nonno di Joh, della salsa, nonché una delle mete più attese di questo nostro viaggio.

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