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OAXACA E PUEBLA: DUE CITTA’ CHE RACCHIUDONO L’ANIMA DEL MESSICO

Lasciato Puerto Escondido a custodire uno dei pezzetti di cuore che abbiamo seminato per il mondo come novelli Pollicino, arriviamo ad Oaxaca (che, per chi dovesse chiederselo, si pronuncia Uahaca) con l’ennesimo bus che attraversa la sierra messicana in ore di curve pericolose. L’alternativa è un breve volo su piccoli aeroplani da turismo che partono tutte le mattine da Puerto, ma il nostro budget al risparmio ci fa vincere il bus. Arriviamo in città tardi e ci sistemiamo nel bell’ostello Mixteco Naba Nandoo, ai confini del centro storico.

Il giorno dopo siamo già d’accordo con una delle nostre amiche di Puerto, che ci ha preceduto qui a Oaxaca, per un tour dei dintorni della città. A breve distanza ci sono tante cose da vedere, tra cui una meraviglia naturale che non vogliamo assolutamente perderci: le cascate pietrificate di Hierve el Agua, delle scenografiche pozze naturali a picco su maestose formazioni rocciose, che da lontano sembrano cascate di ghiaccio o di spuma biancha cristallizzate in un fermo immagine. Da Oaxaca il classico tour che porta alle cascate include alcune altre tappe interessanti, non ultima una visita a una delle tante mezcalerie che producono in zona alcuni tra i migliori mezcal del paese. Il costo è di circa 15 euro degustazioni incluse, quindi perché no? 

Partiamo la mattina e la prima tappa ci porta a conoscere Tule, dove si trova un’albero da Guinness dei primati, vecchio di oltre 2000 anni e con un tronco tanto grande che servono 30 persone per abbracciarlo. Il paesino è piccolo ma molto carino, con una bella piazza/giardino curata e una pittoresca chiesetta all’ombra del gigante verde, il cui tronco immenso nasconde alcune figure come un elefante, il muso di un leone ed un coccodrillo. Curioso. 

Proseguiamo poi verso Teotitlan del Valle, culla della cultura Zapoteca, dove si tramanda da generazioni l’arte della tessitura a mano di tappeti e dove la lingua correntemente parlata è non il messicano ma, appunto, lo Zapoteco. L’abilità dei tessitori è stupefacente, le loro creazioni lasciano a bocca aperta. Anche qui vorrei comprare di tutto, ma un tappeto è piuttosto difficile da infilare a forza in valigia quindi….mi toccherà tenerlo a mente per quando tornerò in queste zone per arredare il mio futuro bed&breakfast 🙂
Storditi dai mille colori dei tappeti di Teotitlan, ci facciamo trascinare nonostante non sia nemmeno mezzogiorno nella tanto attesa fabbrica di mezcal. Diciamo che ci saremmo aspettati una visita più in orario aperitivo ma una volta qui come si fa a declinare gli assaggi? Dopo un quarto d’ora alla barra e un numero imprecisato di shot di mezcal risaliamo sul bus mezzi sbronzi e carichi di bottigliette per allietare le prossime serate messicane. 

Pausa ristoratrice ad un ristorante dove siamo iniziati alle meraviglie della cucina Oaxaquena (il mole, cibo degli dei!) e poi ripartiamo per Mitla, dove ci aspettano i resti del centro religioso degli antichi Zapotechi, che dominavano questa regione prima del tornado creato dall’arrivo degli spagnoli. Di questo antico centro di potere restano alcuni palazzi e due tombe oltre che una chiesa cristiana costruita sopra un vecchio tempio, proprio con le pietre rubate dagli edifici più antichi. Un attimo di riflessione sulla meraviglia che gli spagnoli 500 anni fa si devono essere trovati davanti e che non hanno esitato a distruggere.
Mi colpisce però vedere come in questa parte di territorio, nonostante tutte le dominazioni, colonizzazioni, cristianizzazioni subite, la cultura maya sia rimasta viva, come una fonte sotterranea che continua a scorrere immutata nonostante l’avvicendarsi delle stagioni sulla superficie.
Qui le lingue, le tradizioni e persino i volti hanno poco di quegli spagnoli che sono arrivati volendo imporre la loro realtà, hanno un’eco lontana, che risale proprio a quelle popolazioni grandiose che, anche se conquistate e devastate, non hanno mai rinunciato alla loro identità.

Con questi pensieri in testa ripartiamo per l’ultima tappa della giornata, la magnifica Hierve el Agua. Vale la pena sopportare la strada tortuosa che porta fino a questo angolo di Messico, la vista è meravigliosa! In alto si può fare il bagno nelle piscine naturali verde giada, godendosi l’asqua tiepida e il magnifico paesaggio che si staglia davanti a voi, prima di discendere parte del sentiero che porta ad ammirare le imponenti cascate calcaree da lontano. Questo è un fenomeno naturale rarissimo, che si ritrova oltre che qui solamente in Turchia, a Pammukkale. Saremmo rimasti qui ben più dell’ora e mezza concessa, questa meraviglia vale una visita tutta per se!

Nel primo giorno a Oaxaca abbiamo quindi già avuto un assaggio delle bellezze e della ricchezza culturale e gastronomica di questa regione, ma non abbiamo ancora esplorato la sua capitale, al bella Oaxaca de Juarez.
La città è grande ma il centro storico si gira tranquillamente a piedi, partendo dalla sua viva piazza principale, lo Zocalo. Qui sembra di entrare in un dipinto ad olio: i bambini giocano davanti ai venditori di dolci e palloncini, mentre gli adulti siedono chiacchierando sulle panchine all’ombra degli alberi. Tutta la piazza, al cui centro spicca la bella cattedrale, è circondata di bancarelle di artigianato e da caffé in cui sedere per rimirare la vita dello Zocalo mentre ci si gusta un caffè, una cioccolata o un delizioso tamil al mole.

La cucina Oxaquena è varia e gustosa, il mole è una densa e speziata salsa al cioccolato che condisce principalmente piatti a base di pollo, a Oaxaca se ne trovano addirittura 7 diversi tipi, mentre i tamales sono un impasto di mais ripieno di pollo in salsa di mole oppure leggermente piccante, avvolto dentro foglie di mais e cotto al forno. Qui abbiamo poi mangiato i più deliziosi chilaquiles del Messico -tortilla di mais fritte immerse in salsa verde o rossa con quesito, uova o carne a scelta- e ci siamo spinti fino ad assaggiare i chapulines, prelibatezza locale a base di…cavallettine fritte e servite con sale, limone e ovviamente chilli. Una specie di alternativa alle patatine, che alcuni fantasiosi barman sono arrivati fino a utilizzare come base per il Margarita…provato anche quello, ma no, restiamo fedeli alla ricetta tradizionale.

Tornando all’esplorazione delle città, più a sud dello Zocalo non ci si può perdere i due mercati principali della città: Benito Juarez, che vende qualsiasi tipo di artigianato e cianfrusaglia immaginare, e il mercato gastronomico 20 Noviembre, patria di antojitos locali e della carne alla griglia. Un’altro mercato che  abbiamo molto apprezzato per il cibo è stato La Merced, poco fuori dal centro ma a due passi dal nostro hotel.

A nord dello Zocalo invece una bella via pedonale, calle Macedonio Alcalà, porta fino al Convento di Santo Domingo, che nasconde al suo interno sia un museo che dei rigogliosi giardini, la cui principale attrattiva consiste in una fitta e molto fotogenica foresta di cactus. Intorno al convento una rete di viette tranquille e colorate invita a perdersi e ad esplorare con calma questa città ricca di tradizioni, di cultura e di vita.

Proprio davanti al convento abbiamo un assaggio della vera festa Oaxaquena. Mentre passeggiamo ci imbattiamo in una processione allegra e coloratissima capeggiata da alcune ballerine in abiti tradizionali da “china poblana” seguite da una banda e da centinaia di ragazzi festanti. Naturalmente ci accodiamo alla processione, che inizia a sfilare per le vie del paese tra fiumi di birra e mezcal. Scopriamo che si tratta della tradizionale festa annuale per i laureandi, in questo caso di odontoiatria: ci chiediamo per un attimo se restare da intrusi o abbandonare la scena quando una coppia ci si avvicina offrendoci da bere, appendendoci una fiaschetta al collo e mettendomi un bellissimo sombrero in testa. I nostri nuovi amici, arrivati in gruppo da Guerrero per la laurea di una amica, cancellano ogni dubbio e proseguiamo con loro ballando e bevendo fino alla sede dell’università, dove la festa esplode tra musica, schiuma (ebbene si, tipo discoteca anni 90), e fuochi d’artificio. Così sì che si fa festa!! 

Qui a Oaxaca la musica e il ballo sono parte integrante della cultura ed ogni ricorrenza, dalla laurea al matrimonio alla festa di paese, è colorata da bande e danzatori in abito tipico. Il culmine si può trovare nei “lunes del cerro”, o Guelaguetza, un evento culturale indigeno che si arma ogni anno gli ultimi due lunedì di luglio coinvolgendo tutta la città. Dicono sia fantastico parteciparvi, purtroppo non potremo rimanere così a lungo ma nella nostra seconda giornata a spasso per Oaxaca ne abbiamo un piccolo assaggio, quando nella bella Plaza de la Danza ci imbattiamo proprio in un’esibizione di danze tradizionali di ognuna delle province dello stato oaxqueno. Ogni città ha un costume e una danza tipica, che mette in scena con orgoglio. 

L’atmosfera di questa città ci piace tanto e ci passiamo tre giorni girovagando con qualche allegro stop nei tanti mezcal bar della città, ci piacerà particolarmente la Mezcalerita per la sua notevole selezione di mezcal e di birre artigianali locali, oltre alla cucina particolarmente gustosa.

La data del nostro volo per il Guatemala però si avvicina, e dopo 4 giorni qui decidiamo di ripartire per l’ultima tappa del nostro viaggio messicano: Puebla.

Puebla è una grande città: siamo lontani dai pueblitos che ci hanno incantato nei nostri vagabondaggi per il Messico, ma il centro coloniale è un gioiello, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. 
La città era chiamata anticamente Puebla de Los Angeles, e si dice che abbia guadagnato questo nome proprio perché furono gli angeli a ispirarne la costruzione. Il nome fu successivamente cambiato in Heroica Puebla de Zaragoza, in omaggio al generale che nell’800 combatté contro i francesi, ma per lo più viene chiamata semplicemente Puebla. 
Il suo centro è un susseguirsi di bellissime e colorate chiese, tantissime, tanto da farla nominare “la città delle 365 chiese”, le cui cupole in mosaico spiccano su muri gialli, azzurri, porpora…l’interno spesso è spoglio, ma fuori sono una più bella dell’altra! Fa eccezione la “Capilla del Rosario”, una cappella settecentesca annessa al Templo de Santo Domingo, riccamente decorata in stucco ed oro puro, che certamente merita una una menzione tra le tante bellezze cittadine. 

Una delle cose che più mi ha colpito di Puebla è che a differenza delle altre città coloniali, le cui case sono per lo più basse e colorate, è che qui il centro è disseminato di sontuosi palazzi che richiamano lo stile europeo, ma arricchiti da ceramiche incastonate nei muri e candide cornici o decorazioni sui frontoni che ricordano tanto dei riccioli di panna, tanto che una delle più belle magioni cittadine, la casa de Alfenique, visitabile anche al suo interno, prende il nome dal tipico omonimo dolce in pasta di zucchero. 
Da non perdere anche o la casa de Los Munecos che è ora sede di un museo e che vanta una facciata barocca splendidamente decorata. Oltre a vagare per il centro, bisogna assicurarsi di dedicare qualche ora all’esplorazione del Barrio del Artista, dove si trovano gli atelier degli artisti locali, del mercato el Parian, paradiso delle artesiane, e del colorato callejon de Los Sapos con i suoi curiosi negozietti di artigianato ed i suoi bar.

Un pò fuori dai circuiti turistici, il Barrio di Xanenetla è invece uno tra i quartieri più antichi ma anche più poveri della città, e fino a pochi anni fa era considerato assolutamente off limits. Oggi, grazie a un ambizioso progetto di murales che ne ha colorato la maggior parte dei muri, questo ex Barrio degradato si è trasformato nella “Ciudad Mural” di Puebla. Noi abbiamo deciso di esplorarlo, abbinano la sua visita a quella dei tunnel segreti di Puebla, la parte restaurata di una complessa rete di tunnel risalenti a 500 anni fa, nascosti sotto la città ed utilizzati anche dai soldati messicani per vincere durante la guerra civile la battaglia del 5 di maggio del 1862 contro i francesi, data che da allora è festa nazionale.
Risaliamo i tunnel che ci portato fino al mirador della collina de Los Fuertes, da cui con il cielo limpido si ha una bella vista sulla città, e poi da lì discendiamo attraverso Xanenetla, tenendoci però nelle vie principali perché, rehab o no, più di una persona ci dice che ancora non è consigliabile avventurarsi nei vicoletti con Gopro alla mano. Peccato, la zona è davvero affascinante e i murales bellissimi, con un pò più di polizia in giro diventerebbe probabilmente una delle più affascinanti e visitate zone della città.

Nei dintorni di Puebla ci sarebbe molto altro da fare: prima di tutto una visita a Cholula, pueblo magico che sorge sul sito della capitale dell’antica civiltà mixteca. La piramide di Cholula, ad oggi per la maggior parte ricoperta di vegetazione tanto da sembrare una collina, è la piramide più grande costruita dall’uomo, ora sormontata da una chiesa cattolica che gli invasori spagnoli hanno ben pensato di costruire al posto del tempio che la sovrastava per mettere bene in chiaro chi comandava. Solito no comment.

Purtroppo noi non riusciremo a vedere Cholula con i nostri occhi, nè lei nè  l’altro coloratissimo e fioritissimo pueblo magico che avevo nel mirino, Atlixo, nè tantomeno potremo fare come avremmo voluto una passeggiata su uno dei vulcani a due passi dalla città: Joh è caduto nelle mani di Montezuma e della sua famosa maledizione, che lo costringono a letto per ben tre giorni e a cibo in banco per ben più a lungo, motivo per cui dovremo rimandare le gite intorno a Cholula a un (magari) prossimo viaggio.

Città del Messico ci aspetta per un paio di giorni da dedicare a quello che solo la grande città ci può offrire (vedi parrucchiere, i miei capelli alla Crudelia De Mon chiedono attenzione, shopping, assolutamente dobbiamo rimpiazzare un pezzo della nostra amata Gopro etc etc) prima di imbarcarci verso la nostra prossima tappa.

Dopo due mesi e 5 giorni tra città coloniali, pueblitos mágicos, spiagge caraibiche e oceaniche, selva, rovine e buon cibo -la forma smagliante delle Filippine é già un ricordo- é arrivato il momento di abbandonare il Messico. In questo paese siamo stati bene, nonostante dalle nostre parti spesso si sentano brutte voci sul suo conto, in particolare sulla sicurezza, noi non ci siamo mai sentiti a disagio o poco al sicuro.
Certo, meglio non infilarsi in vicoli bui la notte o vagare con reflex al collo per un quartiere popolare senza prima essersi assicurati con i locali di essere in una zona ‘safe’, come anche valgono sempre le regole di essere gentili con tutti, rispettosi e di non ostentare ricchezze, ma queste regole valgono in qualsiasi paese, in particolare se non tutti se la passano alla meraviglia.
Detto questo, abbiamo incontrato tante persone amabili, ospitali e sorridenti, contro ben pochi tentativi di fregatura o trattamento “speciale” da turista, eccetto forse qualche taxista.

In conclusione, se dovessi dare una pagella al Messico sicuramente avrebbe tra i voti più alti di tutti i paesi mai visitati.
Quindi si parte ma…hasta luego Mexico querido, nos veremos pronto!!

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