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IL MESSICO DA CARTOLINA: ITINERARIO IN YUCATAN

Torniamo in Yucatan dopo esserci stati in vacanza nell’estate del 2015: qui per la prima volta abbiamo iniziato a sognare un giorno di costruire qualcosa di nostro a queste latitudini, qui abbiamo iniziato ad immaginarci un possibile futuro alternativo alle nostre vite milanesi, qui abbiamo iniziato a capire che é impossibile valutare quanto un luogo sia papabile per un progetto di vita a suon di viaggi da 15 giorni ad agosto. Forse é iniziato allora germogliare il sogno di un viaggio a lungo termine. Sinceramente non credo nessuno dei due potesse immaginare che sarebbe diventato realtà così presto invece…eccoci qui, dopo nemmeno 4 anni, in viaggio da 6 mesi, dopo aver conosciuto paesi e culture meravigliose, a tornare dove tutto ebbe inizio.

A rivivere questi passi con noi ci sono Rosa e Yamiler, la mamma e la sorella di Johnny che hanno attraversato l’oceano per passare dieci giorni con noi. Joh é particolarmente emozionato, sarà la loro prima vacanza assieme da quando erano bambini!

In questo tratto di viaggio, un pò perché avremo poco tempo insieme e vogliamo sfruttarlo al meglio, un po’ perché vogliamo far loro vedere quel che più ci aveva colpito di questa bella penisola, abbiamo organizzato per bene l’itinerario e affittato una macchina per i primi sei giorni così da muoverci più facilmente.
Sicuramente la costa caraibica del Messico é una delle zone più turistiche del paese e forse dell’intera America Latina, bisogna tenerlo ben in conto quando si viaggia da queste parti: l’atmosfera è diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere e amare negli ultimi 20 giorni, tutto è molto improntato al turismo, dai grandi hotel ai parchi tematici, ed anche i prezzi sono decisamente più “europei”, qui non si avverte quella autenticità di fondo che si trova invece anche nelle zone più turistiche del centro del Messico, ma senza dubbio ci sono paesaggi che da soli valgono il viaggio.
La grandiosità di Chichén Itzá, il fascino misterioso dei cenotes, la bellezza caraibica delle spiagge di Isla Mujeres e quella più selvaggia delle rovine a picco sul mare di Tulum, le acque dalle più perfette sfumature di azzurro di Bacalar: in poche centinaia di km c’è veramente molto da fare e da vedere, è facile capire perché questa zona del Messico sia così tanto amata dai vacanzieri di tutto il mondo!

Noi abbiamo deciso di organizzare l’itinerario insieme a Rosa e Yamiler in questo modo, e penso possa essere una buona traccia per chi volesse esplorare la riviera Maya: 

  • notte a Cancun e in auto fino a Chichén Itzá, da cui si può poi esplorare il Cenote Ik-Ik o spingersi fino a Las Coloradas dove si trova la Laguna Rosada
  • notte a Valladolid, da cui partire destinazione Bacalar 
  • notte e giornata piena a Bacalar prima di risalire verso
  • Tulum, 2 notti, spiaggia e gran cenote un giorno, rovine la mattina successiva e pomeriggio a Playa del Carmen
  • Notte a Cancun (o a Playa, a scelta) dove lasciamo la macchina, la mattina aliscafo per Isla Mujeres
  • Tre notti a Isla Mujeres
  • ultima notte a Cancun prima del loro volo di rientro

Questo con a disposizione 10 giorni, avendo qualche giorno in più si potrebbe aggiungere una notte a Valladolid o Merida magari spingendosi fino al sito Maya di Uxmal, fermarsi un paio di giorni a Playa del Carmen con una gita a Cozumel o ancora come abbiamo poi fatto noi godersi qualche giorno in più la bellezza del mar dei Caraibi, a Isla Mujeres o a Holbox. Una nota: muovendosi in auto meglio guidare di giorno e evitare le strade ‘cuota’, carissime, le alternative non a pagamento sono altrettanto comode e sicure. Ci sono storie da brividi sulle compagnie di noleggio, noi ne abbiamo provate due nel nostro viaggio, National e Easy Way e con entrambe non abbiamo avuto alcun problema, o meglio, niente tentativi di frodi o simili.

Tornando al nostro giro, Cancun sarà un po’ il perno dei nostri spostamenti, bisogna innanzitutto dire che la città é divisa nettamente in due: centro città e zona hotelera.
La prima é la zona dove vivono i ‘residenti’, a 15 minuti di bus o taxi dalle spiagge ma al di fuori del luccichio e delle esagerazioni (e dei prezzi alle stelle) della zona hotelera, non ci sono grandi attrattive ma qui é ancora possibile trovare ristorantini tipici a prezzi messicani e sistemazioni belle come l’airbnb dove staremo noi a prezzi più che ragionevoli (B&B Pécari, consigliassimo). 
La zona hotelera è invece la parte che costeggia gli oltre 20 km di spiaggia bianca che hanno reso questo ex paesino costiero una delle più famose e affollate mete turistiche del continente. La sabbia é bianchissima e il mare turchese, peccato -a nostro parere- che tutto il lungomare sia un affollarsi di mega hotel con annessi beach club, tanto che non é semplice trovare un punto per entrare liberamente in spiaggia. In più purtroppo il bordo della spiaggia e i primi metri di mare, altrimenti da cartolina, sono oscurati dalle alghe.

Si perché da alcuni anni tutta la costa dello Yucatan é flagellata dal fenomeno del sargasso, che arriva ad ondate durante tutto l’anno: alghe scure che, a causa dell’inquinamento dei mari e del riscaldamento globale, sono aumentate a dismisura, staccandosi dai loro fondali d’origine per poi essere trasportate dalle correnti fino ai Caraibi e su tutta la costa dello Yucatan, rendendo quasi imbalneabili (e puzzolenti) queste spiagge da sogno. 
Per fortuna ci sono delle zone che restano sempre libere dal sargasso, a partire da alcune spiagge nella zona nord di Cancun, come playa Langosta, o le isole: Mujeres, Holbox e parte di Cozumel. Ci sono poi i tanti e meravigliosi cenotes, veri e propri pozzi azzurri e dalle acque cristalline, quindi le alternative in caso di alghe non mancano!

Io e Joh all’arrivo a Cancun, dopo un giorno passato a Playa Langosta, forse l’unica spiaggia che oltre che essere perfettamente pulita é frequentata per lo più da locals, accogliamo la sera Rosa e Yamiler in aeroporto. 
Dopo una notte di riposo circa 3 ore di viaggio ci portano a Chichen Itzá, grandioso sito Maya nonché una delle sette meraviglie del mondo. Noi avevamo già ammirato anni fa le sue bellezze sotto un solleone cocente e anche questa volta lo riconfermiamo come uno dei luoghi più caldi mai calpestati ma anche dei più stupefacenti (anche se non il mio sito maya preferito, trovo più ‘wow’ Uxmal e Palenque) .

Terminato il giro saltiamo il cenote Ik-Ik, bellissimo ma spesso piuttosto affollato, e decidiamo per una piccola pazzia, ovvero spararci 5 ore di macchina tra andata e ritorno per andare a vedere la Laguna Rosada a Las Coloradas, sulle costa del Golfo del Messico. Purtroppo quando arriviamo oltre ad essere piuttosto tardi scopriamo che in questi giorni le lagune, che sono in realtà dei bacini per la produzione del sale, sono in un momento di rinnovo e quindi non rosate come al solito. Che delusione. E che sfiga. Ma vabbè ci abbiamo provato. 

Rientriamo a Valladolid, piccola perla coloniale e Pueblo Magico de Mexico, dove dormiamo in uno splendido hotel (casa Aluxes), per poi ripartire la mattina successiva per Bacalar, la laguna dei 7 colori.
Questo é uno dei posti che più avevamo amato del nostro primo viaggio messicano è che si riconferma dotato di una magia tutta sua. Qui abbiamo un posto del cuore, il Rancho Encantado, un meraviglioso resort bordo lago con camere da sogno, jacuzzi, ristorante buonissimo e canoe/stand up paddle a disposizione tutto il giorno per esplorare la laguna in libertà. La prima volta avevamo dormito qui con circa 100 $ a notte, questa volta non avendo trovato posto dormiamo in una bella camera airbnb poco lontano ma con il day pass a circa 30 euro a testa possiamo stare tutto il giorno nella struttura e deliziarci con il loro ristorante. La laguna come sempre é uno spettacolo: diverse tonalità di azzurro e di blu si fondono dando l’impressione di essere ai Caraibi e non in un lago! In alcuni punti, in corrispondenza di alcuni cenotes interni alla laguna, l’azzurro dell’acqua sembra quasi fosforescente. È bellissimo e l’atmosfera qui ha davvero qualcosa di magico, che chiama relax e fa perdere la cognizione del tempo. Due giorni scorrono veloci ed é il momento di ripartire, destinazione Tulum.

Qui iniziamo a renderci conto di quanto negli ultimi 4 anni la zona sia andata avanti nella sua corsa allo sviluppo turistico. Già allora la zona lungomare non ci era piaciuta: resort ammassati l’uno sull’altro lungo una sola strada piuttsto desolata, senza lasciare nemmeno accesso libero alla spiaggia se non in alcuni rari punti (che bisogna cercare). Questa è una cosa che di base detesto. Ok il resort sulla spiaggia, ok le sdraio per i propri clienti, ma che km di spiaggia non siano accessibili a chi in quegli hotel non sta mi ha sempre dato i nervi, è quanto di più lontano dalla mia idea di paradiso caraibico! Per questo già nel 2015 avevamo deciso di dormire nel paesino, che si trova a circa 5/6 km dalla spiaggia e dove avevamo trovato un bell’hotellino a due lire. Il pueblito era assolutamente tranquillo, con solo qualche ristorantino e bar. Tornandoci ora lo troviamo molto cambiato: tutta la strada principale è costeggiata da camminamenti pedonali con negozi e locali assolutamente tourist-oriented, e anche i prezzi sono circa il doppio di 4 anni fa. Per fortuna airbnb ci è venuto in soccorso, ed abbiamo prenotato una stanza molto rustica ma direttamente sulla spiaggia in un bungalow circondato dalla giungla, una delle poche (l’unica?) soluzione ancora a basso costo vicino al mare. Ero così contenta quando l’ho trovato! Anche il fatto che quando siamo arrivati la notte ci abbiamo messo una buona oretta per trovarlo al buio, dato che il sentiero di sabbia che porta alla casa non è segnalato, non ha fiaccato l’entusiasmo, speravamo ancora di trovare un angolino di spiaggia con una situazione alghe accettabile. Purtroppo nulla, la mattina constatiamo che tutta la spiaggia e il mare sono invasi dalla massa marrone del sargasso.
Speriamo tanto il governo riesca a trovare una soluzione a questo problema…certo non è facile! Servirebbero grandi investimenti e non solo da parte del Messico ma di tutti i paesi latini affacciati sull’altlantico, per combattere questo fenomeno nei mari d’origine e arginarlo prima che arrivi sulle coste. Difficile, ma anche difficile pensare come questa zona così turistica, in cui ci sono così tanti interessi e investimenti attivi, possa sopravvivere a questi livelli nonostante la marea nera. Certo, le rovine di Tulum sono comunque e sempre spettacolari e in questa zona ci sono vari cenotes tra cui il Gran Cenote, insomma  buoni motivi per passare un paio di giorni da queste parti, ma questo era un paradiso da settimane arenati a bordo mare sotto le palme! Chissà se mai riusciremo a vederlo in tutto il suo splendore…

Dopo un giorno e mezzo passato tra gran cento e rovine anche noi ripartiamo verso Cancun, dove passeremo la notte prima di imbarcarci verso isla Mujeres che per fortuna non è soggetta all’arrivo del sargasso. Lungo la strada ci fermiamo a Playa del Carmen per fare una passeggiata lungo la quinta avenida, la sua strada pedonale piena di negozietti e localini. Anche Playa è suuuper turistica e soggetta al sargasso, ma il suo centro, compatto e piacevole da girare a piedi, la rende comunque una meta che vale la pena includere in un itinerario sulla riviera maya. La volta scorsa ci eravamo fermati qui due notti così da fare una gita in giornata a Isla Cozumel, collegata a Playa da frequenti traghetti. Avevamo girato l’isola in scooter e ci era piaciuta molto, saremmo tornati volentieri ma i tempi tirati di Rosa a Yami non lo permettono.

La mattina dopo prendiamo un taxi per Puerto Juárez a Cancun da cui partono gli aliscafi per Isla Mujeres. Già nei 20 minuti di navigazione il mare attorno a noi si colora di sfumature d’azzurro fantastiche e libere da qualsiasi traccia algosa, viene voglia di buttarsi dalla barca in corsa. 

Attracchiamo a pochi isolati da Playa Norte, la spiaggia più bella dell’isola, e raggiungiamo a piedi il nostro Hotel, Isla Caracol, dove scopriamo che la nostra stanza quadrupla è un appartamento con mega terrazza e jacuzzi! Molto bene, anche perché avevamo scelto questo hotel perché era l’unico che ci sembrava carino a prezzi accettabili. Si perché anche qui sull’isola, ancor più che sulla costa, gli ultimi 4 anni hanno portato un ‘oversviluppo’ e un’impennata dei prezzi incredibile. Basti dire che nella strada principale un panino o un’insalata arrivano facilmente ai 10 euro, mentre anni fa quella era la cifra per una cena di pesce! Per mangiare rimane solo un posto veramente da 10 e lode, Q’Bravo, un baretto di un italiano che cucina messicano con un tocco europeo, buonissimo e a prezzi corretti, peccato chiuda dopo pranzo.
È un po’ un colpo al cuore, nel 2015 avevamo amato tantissimo quest’isola tanto da iniziare a guardare i possibili punti dove poter dare vita a qualcosa di nostro, tanto da iniziare a sognare….Probabilmente se fossimo stati allora con la testa e i progetti che abbiamo adesso non ci saremmo limitati a sognare, e avremmo fatto benissimo, avremmo già ripagato l’investimento con gli interessi, in questi 4 anni l’isola è letteralmente esplosa! 
Ma all’epoca non era ancora tempo, si dice che ogni lasciata è persa e in questo caso è proprio così: oltre al fatto che ora la zona sembra decisamente ‘satura’ i prezzi sono alle stelle e quindi fuori dalla nostra portata.
Peccato, dovremo trovare un’altro piccolo paradiso alla portata dei nostri sogni.

Ad ogni modo, anche se l’isola è decisamente più affollata e costosa di come la ricordavamo, stare qui è sempre piacevole. Le acque calde a azzurre di Playa Norte sono sempre uno spettacolo, basta restare alle due estremità, meno affollate soprattutto tra l’1 e le 5 quando arrivano sull’isola tanti visitatori in giornata. Un giorno prendiamo una delle ormai tantissime golf car a noleggio (nota: 2015, poche decine di golf car al costo di 20 euro; 2019, centinaia di carretti a noleggio al costo di 40 euro) per girare l’isola e fermarci sulla bella e deserta spiaggia che si trova ad est, circa 2 km dopo avere superato il punto più a sud dell’isola, in cui ci sono alcune bellissime viste sulle scogliere e anche un piccolo sito archeologico. Nota: poco prima di arrivare alla punta sud c’è il ristorante hotel casa de Los Suenos, bellissimo e con un vista spettacolare dove volendo passare un giornata diversa, si può accedere con un day pass che da accesso alle strutture e alle consumazioni al ristorante.

Arriva presto il momento di tornare a Cancun, dove dopo un’ultima sera di balli e musica dal vivo insieme anche al simpaticissimo responsabile venezuelano del nostro airbnb, ci apprestiamo a salutare Rosa e Yami prima del loro volo di rientro. 10 giorni, nemmeno a dirlo, sono volati in un soffio: é stato bello averle qui con noi, condividere chiacchiere, risate, progetti, avventure e qualche piccola disavventura. Perché viaggiare è bellissimo, ma quello che lo rende indimenticabile è condividere. C’è chi dice che viaggiare da soli sia il massimo, ma per me la cosa più bella di un tramonto, di una spiaggia perfetta, di una nuova città da scoprire, é condividere con qualcuno con cui sei in sintonia la gioia di questi momenti. Per carità, si può gioire anche solo con sé stessi, ma insieme, per me, è più bello!

Sono fortunata a poter vivere un’esperienza del genere con la mia mezza mela, Johnny. Vero, ci sono stati tanti momenti in cui l’avrei imbavagliato o direttamente strangolato, come sicuro lui avrebbe voluto farlo con me, ma vivere un viaggio del genere come coppia non é assolutamente un’impresa da prendere alla leggera. Anche conoscendosi bene stare assieme h24, 7 su 7, cambia tutti gli equilibri. Bisogna ribilanciarsi, armarsi di tanta pazienza e tanto amore, ma se si riesce a trovare un nuovo e più forte equilibrio questa è una delle esperienze più belle che si possano fare assieme!

Salutiamo le nostre compagne di viaggio e restiamo noi due a proseguire con l’avventura messicana.
Per chiudere la tappa Yucateca vogliamo dedicare alcuni giorni a un’isola che ancora non conosciamo e di cui tutti ci stanno parlando molto bene, Holbox.  Ci si arriva con un viaggio di circa  4 ore tra bus e barca da Cancun e si nota subito che l’isola sta cercando di rincorrere lo sviluppo turistico del resto della penisola: le strade sono ancora di sabbia, l’atmosfera è sonnacchiosa e molto rilassata, c’è un solo locale che fa un po’ di festa la sera e non ci sono (ancora) mega hotel…ma l’isola è un cantiere aperto. Ovunque si vedono costruzioni in divenire, il turismo in cerca di una zona meno satura sta arrivando ad affollare anche questo fazzoletto di sabbia e mangrovie.
Spero che il fatto che Holbox sia parte di un parco protetto aiuterà a frenare lo sviluppo incontrollato che ha caratterizzato altre zone della costa.
Ad ogni modo sull’isola si sta bene e la zona verso est, playa de los flamingos, raggiungibile in bici dal paesino, è veramente splendida e ancora del tutto incontaminata. Un piccolo fiume spunta dalle mangrovie, attraversandolo si può nuotare fino a una lingua di sabbia in mezzo al mare, da cui si possono osservare da lontano fenicotteri e pellicani. Un piccolo paradiso che spero saprà rimanere tale. 
Dobbiamo però dire che, bellezze a parte, l’isola non riesce a rubarci il cuore come aveva fatto anni fa isla mujeres, niente colpo di fulmine qui. È come se nella tranquillità del paesino tutto sia stato fatto ad uso e consumo del turista straniero, è come se mancasse di quel lato autentico e che rende un posto vivo e unico, capace di incantare e di entrare nel cuore..


Salutiamo così dopo soli tre giorni l’isola di Holbox e affrontiamo le 6 ore di bus che ci separano Merida, altra bella città coloniale che già conosciamo, prima di lasciarci alle spalle lo Yucatan e addentrarci nuovamente nel cuore del Messico, per raggiungere un’altro stato che ci incuriosisce molto e che non vediamo l’ora di scoprire: il Chiapas.

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