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CITTÀ DEL MESSICO: I TANTI VOLTI DI UNA METROPOLI CON L’ANIMO DA PUEBLITO

Siamo atterrati a Città del Messico in una fresca notte di Aprile, con il nostro bagaglio di sogni ed aspettative verso questa terra che da tempo sogniamo di percorrere in lungo e in largo. Il Messico è un paese grandissimo, ricco di storia, cultura, musica, gastronomia, paesaggi..non sappiamo da dove cominciare l’esplorazione.

Prima di arrivare abbiamo buttato giù un itinerario di massima con le tappe ‘imperdibili’ ma, come abbiamo imparato negli ultimi 5 mesi, vogliamo evitare costrizioni e lasciare al viaggio la possibilità di portarci dove non avremmo nemmeno immaginato. Sappiamo solo che di qui a tre settimane dovremo essere a Cancun per accogliere la mamma e la sorella di Johnny che hanno deciso di farci un grande regalo e venire a condividere con noi un pezzetto di avventura messicana.

A Città del Messico abbiamo prenotato in un airbnb nel centro storico ma, dato l’atterraggio notturno, passiamo la prima notte in una specie di bettola che per quanto squallida ci permette di recuperare le forze dopo le 36 infinite ore di viaggio dalle Filippine. La mattina dopo ricarichiamo i nostri bagagli e via di Uber fino al delizioso appartamento dove passeremo i primi 5 giorni messicani. 

Città del Messico è immensa e ad un primo impatto ti disorienta, nonostante i tanti racconti e le varie ‘to do list’ lette, i primi giorni abbiamo faticato a comprenderne lo spirito. Si, perché la realtà è che Città del Messico è come un insieme di pueblitos, ognuno con una sua spiccata personalità, fusi l’uno con l’altro a formare una megalopoli da 20 milioni di abitanti, che conserva l’anima di un paesone.

È questa la sensazione che abbiamo avuto quando la mattina siamo usciti di casa per andare a comprare sotto casa il pane caldo per la colazione, assieme ad un litro di succo di frutta tropicale venduto a poco più di un euro a pochi isolati dal cuore pulsante della città, lo Zocalo. Per le vie lastricate del centro, dove girano poche macchine e dove la musica riempie l’aria, che sia suonata ad un angolo della strada o sparata dagli altoparlanti davanti alle vetrine dei negozi, è strano pensare che ci si trova nel centro della capitale dell’immenso paese che è il Messico, ma tutto questo è un assaggio di quello che ci aspetterà nelle prossime settimane. Siamo all’inizio dell’itinerario attraverso un paese dall’identità fortissima, dove la modernità viaggia fianco a fianco alle tradizioni, confondendocisi senza predominare. E così è Città del Messico con le sue mille facce.

C’è il centro storico, con la cattedrale che svetta sull’immensa piazza che la circonda, lo Zocalo. Da qui partono le vie eleganti del centro, affiancate da palazzi coloniali trasformati in negozi e ristoranti. Per esplorare questa zona la cosa migliore è essere pronti a macinare km a piedi, partendo dal palazzo del governo, dietro la cattedrale, attraversando poi le vie pedonali fino alla casa degli azulejos e al palazzo delle belle arti, da ammirare al suo interno e poi dall’alto, concedendosi un caffè dalla terrazza dei grandi magazzini Sears (o una sbirciata dalle finestre dei piani alti), per poi spingersi oltre il Passo de la Reforma, fino alla monumentale Plaza de la Republica.

Per terminare la giornata di esplorazione non c’è niente di meglio che perdersi nelle viette pittoresche ai limiti del centro storico, come calle Regina o San Geronimo, ricche di localini dove bere birra ghiacciata assieme ad uno dei tanti ‘antojitos’: tacos, quesadillas, enchiladas, queso fundido. La lista di golosità è lunga e mi fa presagire che i kg persi in Asia a suon di pasti saltati e notti sognando pastciutta saranno presto un lontano ricordo.

Tornando all’esplorazione del centro, proprio di fianco alla zona più elegante, si trova invece uno dei quartieri più popolari, caotici e probabilmente più “caldi” della capitale: il Tepito. Basta prendere la via alle spalle della Cattedrale, superando di un paio di isolati il palazzo del governo, per ritrovarsi in un mondo completamente diverso: è la zona del mercato di strada, dove centinaia di negozietti e banchetti vendono merce e cibo di ogni tipo (probabilmente non solamente legale) e dove la gente del popolo di ritrova quotidianamente in un atmosfera vivace e verace. Qui certo non mi azzarderei a girare la sera con la mia macchina fotografica in mano -e nemmeno senza- ma con la luce del sole questa zona offre alcuni degli scorci che preferiremo, tra le bancarelle che si stagliano davanti ad una chiesa antica e i gruppetti di persone sedute a chiacchierare sui muretti pennellati da murales coloratissimi, che ricoprono quasi ogni superficie libera. 

I murales: qui al Tepito iniziamo a percepire quanto questa forma d’arte sia percepita in maniera completamente diversa rispetto all’Europa. I Murales a Città del Messico sono parte integrante del tessuto cittadino, decorano i muri dei quartieri più poveri come le pareti di moderni hotel e di opere pubbliche o governative, sono opere d’arte a cielo aperto che raccontano i sogni, le icone e la vita del popolo messicano ma anche la loro storia ed i loro ideali, trasmettendo messaggi potenti. Basti pensare che nell’ultimo secolo alcuni grandi artisti messicani si sono specializzati proprio in questa forma d’arte, istituzionalizzandola fino a farla divenire una caratteristica peculiare e motivo d’orgoglio di questo paese. Alcuni dei loro più spettacolari murales si trovano proprio all’interno dei palazzi del governo, dove diventano agli occhi del visitatore un modo diretto e comprensibile per calarsi nella storia, nella cultura, nelle emozioni del popolo messicano.

Comunque è dopo aver ammirato i muri colorati del Tepito che ci incuriosiamo ed iniziamo ad approfondire l’argomento, scoprendo che in giro per la città ci sono alcuni dei murales più grandi e belli del mondo: Diego Rivera, Orozco e Siqueiros, i tre maggiori esponenti di questa forma d’arte dell’ultimo secolo, hanno dipinto alcune delle loro opere più famose proprio qui. Ed è così che dedichiamo una giornata intera all caccia al murales: partiamo dal palazzo del governo, a cui si accede gratuitamente (attenzione ad vere un documento) e che ha al suo interno un immenso racconto illustrato della storia del Messico dipinto negli anni 30 da Diego Rivera – “Epopeya del pueblo Mexicano. Questo è un vero viaggio nella storia di una nazione, che ci permette attraverso la visione vivida e cruda di Rivera di rivivere la storia dei popoli precolombiani, passati attraverso la colonizzazione e l’oppressione spagnola, per poi arrivare al momento delle ribellioni e alla rivoluzione messicana dei primi anni 90. Decisamente affascinante.

Ci spostiamo poi sull’altro lato del centro storico, al palazzo delle belle arti, che oltre ad essere in se un gioiello di architettura liberty offre un’esposizione interamente dedicata ai grandi muralisti messicani, con alcune opere di grande impatto visivo e comunicativo. Il fatto che il più importante museo artistico della capitale sia praticamente dedicato in toto a loro già fa capire cosa il murales significhi per la culture messicana.

Continuiamo poi vagando per la città, dove i muri di teatri, università e poliforum diventano immense e stupefacenti tele. Senza contare l’infinito numero di opere di artisti più o meno sconosciuti che colorano tutta la città rendendola un’esposizione a cielo aperto.

Basterebbe questo per rimanere incantati da questa grande e multiforme metropoli ma naturalmente c’è molto alto che ci aspetta a Città del Messico!

Il quartiere di Coyoacan più che altri è tutt’ora un vero e proprio pueblito all’interno della città: qui, a circa 30 minuti dal centro, non sembra proprio di trovarsi in una megalopoli, il tutto ha un’atmosfera quieta e fuori dal tempo che lancia velocemente il suo incanto. Si inizia ad amarlo mentre si passeggia per colorato mercato di quartiere, che è impossibile (e assolutamente sconsigliabile) attraversare senza fermarsi ad assaggiare un paio di deliziose tostadas o quesadillas, per poi farsi conquistare mentre si attraversano i giardini animati da artisti di strada e musicisti e le viette colorate punteggiate da bancarelle. C’è da dire che probabilmente non esiste visitatore in città che non sia passato da questa zona, quanto meno perché qui c’è una delle attrazioni che richiama più turisti da un po’ di anni a questa parte: la casa museo di Frida Kahlo e di suo marito Diego Rivera. Anche noi le riserviamo una visita, acquistando i biglietti on line per evitare le code infinite che si formano ogni giorno all’ingresso, ma a dire il vero non ne usciamo proprio entusiasti: la casa è bella ed è bella la collezione di abiti di Frida, ma mi aspettavo sinceramente qualcosa di più, un’immersione nell’arte e negli ideali di questi personaggi o qualcosa che mi aiutasse di più a capire come questa donna sicuramente dalla forte personalità sia divenuta una delle più brillanti icone dei nostri tempi. Si tratta invece “semplicemente” della loro casa, una visita piacevole ma che a nostro avviso non giustifica tutta l’attenzione che la circonda.

Ma torniamo alla Città: nella lista dei ‘must see’ ci sono poi i suoi quartieri ‘bene’: la Condesa e colonia Roma. Qui sembra di passeggiare nelle strade residenziali di una città europea, tra parchi curati, bellissime case e localini dove bere una birra artigianale o un buon caffè. Attenzione però, le distanze sono importanti, non c’è un vero e proprio ‘centro’ e di giorno il caldo si fa sentire. Vagando a piedi le energie se ne vanno velocemente, il modo migliore per esplorarle senza perdersi d’animo è scaricare le app dei monopattini elettrici che si vedono ovunque per la città e che permettono di vagare per questi quartieri in libertà, magari spingendosi poi fino al parco Chapultepec, in cui si può visitare l’omonimo castello. Noi purtroppo non siamo arrivati a vederlo dato che il nostro monopattino ha smesso di collaborare a metà strada ed era ormai tardi per continuare a piedi, ne abbiamo approfittato però per spostarci nell’ultima zona che ci mancava da esplorare, la moderna e animata Zona Rosa. Questo era il quartiere bohémien e gay friendly della città, conosciuto per i tanti bar e locali che si animano dopo il tramonto, quando la statua dell’Angel de la Indipendencia e i palazzi di vetro e acciaio che la circondando si illuminano, trasportando lo spettatore in una realtà scintillante e internazionale. Dobbiamo dire però che, statua dell’Angel a parte, questa zona non ci ha entusiasmati. Ci è sembrato per lo più un susseguirsi di locali tourist-trap ben lontani dall’atmosfera rilassata e più ‘local’ che si respira nei baretti delle stradine del centro storico, dove ci sentiamo decisamente più nel nostro ambiente.

Parlando di Città del Messico mi manca da citare Teotihuacan, uno dei più conosciuti siti precolombiani messicani. Ci arriviamo con un bus pubblico che parte dalla Central Norte e decidiamo di visitare le rovine in autonomia. Il sito, patrimonio Unesco, è il più visitato di Messico ed è famoso soprattutto per le due grandi piramidi, La Piramide del Sole e della Luna, di cui la prima è ancora “scalabile” fino alla cima. Noi rinunciamo all’impresa dati i 40 gradi che il sole dipinge in un cielo perfettamente terso, senza nemmeno il riparo di una nuvoletta. Le piramidi sono imponenti e come tutte le volte mi sento trascinare dal mistero che circonda questi popoli, di cui noi europei conosciamo in fondo così poco. Vorremmo farci accompagnare da una guida, ma essendo in due il prezzo di circa 60 euro ci sembra decisamente troppo alto. Certo è che anche con intertet alla mano è difficile immergersi nella storia della civiltà di Teotihuacan, diversa dalle più conosciute maya o atzeca, che 2000 anni fa ha dato vita quella che era all’epoca probabilmente tra le 6 più grandi città al mondo, per poi abbandonarla sistematicamente alla metà del VI secolo d.c. Tanti misteri e tante domande che rimangono spese nell’aria quando dopo un paio di ore sotto il solleone decidiamo di abbandonare il sito per rientrare in città.

Ripartiamo da Città del Messico dopo cinque giorni di esplorazione lasciandoci dietro un rimpianto: non essere riusciti a visitare anche il pittoresco quartiere di Xochimilco, all periferia della città e raggiungibile in circa un’ora di treno, ma non possiamo posticipare la partenza perché nella nostra prossima tappa ci aspetta una nuova esperienza con Couchsurfing, la prima in terra Latina, e non vogliamo quindi far aspettare la coppia che tanto gentilmente ci aprirà le porte della loro casa. Ma mai dire, chissà mai che prima della fine del nostro vagabondaggio messicano non si decida di ripassare dalla capitale per rimediare a questa mancanza!

Ora un nuovo volo e nuove avventure ci attendono e come sempre non vediamo l’ora di viverle!

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