AMAZING SUNSET IN BAGAN
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GIPSY BURMA 3: A BAGAN RINCORRENDO LA MAGIA

Eccoci infine a Bagan! Anche se la curiosità di esplorare il Myanmar è nata anni fa, quando in Thailandia un ragazzo birmano ci parlò della sua terra, la decisione di includerlo nel nostro periodo asiatico è stata sancita circa un anno fa sul nostro divano guardando una foto di questa incredibile piana verde disseminata di templi.

Arriviamo nel tardo pomeriggio dopo 5 ore letteralmente frullati (strada sterrata e sospensioni datate) su un mini bus decisamente affollato ma pittoresco. Nel viaggio, che condividiamo con i nostri nuovi amici Celia e Morgan, ci perdiamo in chiacchiere con una famiglia francese come noi in viaggio per un anno ma con al seguito la bellezza di 4 figli tra i 7 e i 14 anni. Lui un informatico, lei un’insegnante, che in questo anno si occupa anche dell’istruzione dei figli, che sembrano felici di questa piccola grande avventura. Non mi sono sembrate persone ricche, avevano scelto l’ostello più economico e mangiavano streetfood, ma nemmeno particolarmente hippy, solo persone normali che hanno fatto una scelta di vita controcorrente, un’ altra dimostrazione che esistono percorsi alternativi e che se si vuole davvero qualcosa quasi niente è impossibile. 

Tornando a Bagan, le possibilità di alloggio erano Old Bagan, miglior opzione ma troppo cara, New Bagan, zona tranquilla dove vivono quasi tutti i local, o Nyaung U, la più economica e turistica. Troviamo un hotel molto carino e a buon prezzo a New Bagan, il Yun Miu Thu Hotel, anche se a posteriori avrei scelto Nyaung U, più viva anche e nemmeno troppo incasinata. Ad ogni modo in tutta la zona ci si sposta molto facilmente con gli scooter elettrici affittati ovunque a pochi dollari al giorno, mezzo con cui anche noi ci lanceremo in esplorazione.

Questa piana è uno dei più grandi e importanti siti archeologici del Myanmar e di tutta l’Asia, nonché area sacra per i buddhisti che ogni giorno pregano nei templi ancora attivi. Il giornalista scrittore Terzani la definì “uno di quei luoghi che ti rende fiero di appartenere alla razza umana“. I templi sono veramente ovunque, in differenti stili e stati di conservazione, alcuni che pagano chiaramente il conto al tempo e all’erosione, altri restaurati più o meno fedelmente, questione che ha fatto sì che finora il sito non sia stato accettato nel patrimonio dell’umanità UNESCO. Ebbene, restauri DOC o meno, questo posto è un concentrato di magia che a mio modesto avviso stramerita il riconoscimento.  Ad ogni modo, nonostante Bagan sia già da tempo amata dal turismo, qui non si respira per fortuna un’atmosfera da “parco divertimenti archeologico”, sarà per la spiritualità del luogo, le sue dimensioni o il fatto che basta inoltrarsi un po’ nelle stradine polverose per trovare un angolo dove essere soli tra templi e natura.

Solamente i templi più grandi e conosciuti sono un po’ più affollati ma, anche se di certo vale la pena visitarli, penso che il meglio di Bagan si viva vagando e perdendosi con lo scooter, facendosi guidare dall’istinto o dall’aver intravisto la punta di una pagoda che spunta tra le frasche.

Purtroppo è oggi molto complicato dedicarsi all’attività più amata della zona, il temple climbing, in quanto il governo un po’ per la sicurezza, un po’ per preservare i monumenti, ha vietato la salita sulle terrazze di templi e pagode, chiudendo le scale di accesso con grosse grate e lucchetti. È ancora possibile trovare alcuni templi minori ‘scalabili’ (vedi mappa sotto) ma quelli più alti e meglio posizionati sono off limits. Da un lato naturalmente capisco la scelta, tornando anche al fatto che purtroppo non tutti i turisti sono consapevoli e rispettosi e spesso per una foto mettono a rischio sia la propria incolumità che l’integrità dei monumenti, dall’altro mi spiace perché credo che il top di questa zona sia proprio la vista dall’alto. Certo, esiste l’opzione giro in mongolfiera alla modica cifra di 300 $,  ma oltre al fatto di non sposarsi nel nostro caso con un piano low budget, questa cifra è veramente un insulto alle persone del luogo che hanno degli stipendi mensili che spesso non superano i 100 $.

Ad ogni modo, anche se riusciamo a goderci ben due tramonti e un’alba dall’alto di una pagoda, il tramonto più spettacolare ed emozionante che vedremo sarà con i piedi ben piantati a terra proprio l’ultima sera, dopo aver rinunciato a cercare il modo di salire su qualche altro tempio. Mentre con il motorino percorriamo la stradina che taglia la campagna portando dal Sulamani Temple verso l’Ananda Pagoda, vediamo la luce del crepuscolo che filtra tra gli alberi attraversando la polvere sollevata dagli scooter e dai carretti dei cavalli, creando dei giochi di luce fantastici. Quando poco dopo la sagoma imponente del Dhammayan Gyi Temple appare alla nostra sinistra, notiamo un piccolo monaco che cammina con un ombrellino per proteggersi dal sole che cala dietro di lui ed esattamente dietro il tempio, infiammando il cielo di rosso e arancio. Vi dico solo che avevo quasi le lacrime agli occhi. Magia, magia pura.

Ma forse nemmeno questo è stato il meglio di questi giorni a Bagan, e nemmeno il tanto atteso momento in cui all’alba abbiamo visto le mongolfiere alzarsi tra gli alberi… I momenti migliori e che più a lungo porteremo nel cuore sono quelli passati con Yi Yi e la sua famiglia. Nei nostri vagabondaggi ci imbattiamo in due francesi (quanti in Myanmar!) che ci consigliano di entrare in un piccolo tempio poco distante. Seguiamo il consiglio e ci innamoriamo di questo piccolo sito buio e tranquillo che oltre a un’imponente statua di Buddha, splendidamente illuminata dal gioco di luce creato dalle porte, nasconde i resti di splendide pitture risalenti a 1000 anni fa -scopriremo poi che questo è uno dei templi più antichi della piana. Ci accompagna nella visita un’elegante signora che ci mostra i dipinti con una torcia. All’uscita la ringraziamo con una piccola mancia e qualche lecca lecca per la sua famiglia, che sembra abitare nella casupola di bamboo dietro al tempio. Una delle ragazze ci avvicina offrendoci un dolce tipico, del pane imbevuto in un miele di palma caramellato, dolcissimo e squisito, e scopriamo che lei parla molto bene inglese. Ci invita a sederci assieme al resto della famiglia un grande giaciglio in bamboo, e dopo averci rimpinzati di dolcetti si offre di far provare a me e a Celia la thanaka, la tipica crema bianco/dorata che tutte le donne birmane hanno sul volto. Ricavata dalla corteccia di un albero mischiata con acqua, viene usata come decorazione oltre che come protezione da insetti e sole, dato che le ragazze birmane, pur dotate di una bellissima pelle, vorrebbero apparire più chiare (e io cosa darei per il loro colorito color caramello!). Scopriamo che questa famiglia da 20 anni custodisce il tempio Pahto Thamya vivendo lì accanto tutti assieme nella casetta di bamboo: madre, padre, zii e i due figli, di cui uno sposato con la nostra “interprete” Yi Yi, e la loro adorabile bambina di 8 mesi. Oltre a custodire il tempio, Yi Yi, ventenne super in gamba che parla perfettamente inglese grazie all’aver studiato fino quando ha potuto permetterselo, vende dei bellissimi oggetti di lacca, creati a mano dalla sua famiglia da generazioni. Le loro condizioni di vita sono umili, ma non traspare povertà né tantomeno insoddisfazione, solo una grandissima dignità, gioia di vivere e dello stare insieme. Non vorrei cadere nella retorica, ma quanto tesoro abbiamo da fare da persone come loro! Certo veniamo da una vita, da una società, da un retaggio culturale completamente opposto, ma più spesso dovremmo ricordarci di dare valore delle piccole cose, ma non dare per scontato il nostro stile di vita, la possibilità di studiare, di viaggiare, di avere i mezzi per fare della nostra vita quello che vogliamo.

Yi Yi ci invita a tornare da loro la sera seguente per andare insieme alla sua famiglia al festival all’Ananda Temple, dato che in occasione del sabato di luna piena la zona attorno a questo grande tempio si riempirà di gente in arrivo da tutto il paese per il grande mercato annuale, le giostre e i balli. Inutile dire che non ce lo facciamo ripetere due volte: immergersi con loro nella realtà di questa grande festa sarà un altro dei più bei ricordi che porteremo con noi di questo splendido paese. La sera della festa è un’esplosione di vita, camioncini sovraccarichi di ragazzi con la musica a palla arrivano insieme a bus da cui scendono donne elegantissime nei loro longyi colorati e tutti si accalcano attorno al tempio dimenticando per una notte il loro sempre impeccabile contegno. I più giovani ci dicono dopo la mezzanotte si scateneranno in balli fino alla mattina -non le donne sposate, per cui ci spiega Yi Yi, ballare non è considerato consono, come scoprire le gambe e le spalle, bere birra o fumare (mannaggia…sposata o no ho paura che per i loro canoni sarei proprio una scostumata! ). Non restiamo però per assistere ai balli, siamo svegli dalle cinque per l’alba e quindi lasciamo la festa come cenerentole prima della mezzanotte.

In questi giorni incontreremo anche tanti viaggiatori, persone senza fissa dimora da qualche mese, un anno o anche di più. Oltre alla famiglia francese incontrata sul minibus, passiamo una sera all’Ostello Bello, un’eccellenza italiana che negli ultimi anni ha aperto ben quattro sedi in questo paese, e qui troviamo l’unico luogo (finora) che davvero incita alla condivisione. Ci troviamo così a sedere a un tavolo con alcuni francesi, due olandesi, due malesi, un indiano e due inglesi, scambiandoci storie e desideri e per la prima volta proviamo un inebriante nuovo senso di appartenenza, slegato da chi siamo e da dove veniamo: è il popolo dei viaggiatori, con radici ed esperienze diverse ma in comune la voglia di scoprire, di andare oltre il tracciato di una di vita su binari, di conoscere il diverso e di conoscere se stessi.  Una menzione speciale tra questi fantastici viaggiatori va a Marcelo, incrociato per caso sulla terrazza di uno dei pochi templi scalabili. Brasiliano poliglotta e cittadino del mondo, amante della meditazione e della filosofia, in viaggio per cercare sé stesso perché non sa rinunciare a quella sensazione di gioia e pace profonda che l’essere viaggiatore sa regalare e di cui anche noi stiamo facendo la conoscenza. 

È quindi augurando buon viaggio a questi nuovi amici, a Marcelo, a Morgan e Celia (che da qui saluteremo a malincuore), alla famiglia di Yi Yi e a tutte le fantastiche persone incontrate in Myanmar che salutiamo questo paese magico, che ci ha dato tanto e a cui auguriamo di cuore buona vita, con la speranza che sappia restare un luogo ospitale, vero e positivo così come noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo.

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